Il territorio del Distretto dell’Appennino Meridionale sarà presto dotato di una rete di monitoraggio delle sorgenti captate a scopo idropotabile di essenziale rilevanza strategica, come non ne esistono ancora in Italia. La novità riguarda l’attivazione, su un campione significativo di sorgenti rappresentative del territorio distrettuale, di un monitoraggio in continuo, altro elemento considerato un unicum a livello nazionale. Il progetto assume un valore particolarmente rilevante in una fase in cui si riscontrano i primi evidenti effetti dei cicli climatici sulle portate delle sorgenti nell’arco di circa cento anni. Parallelamente, emergono evidenze di risorse idriche sotterranee non pienamente sfruttate e non adeguatamente attenzionate a causa di criticità infrastrutturali e gestionali presenti nei siti sorgentizi. Sono questi gli elementi salienti illustrati dal Professor Alessandro Gargini, docente di Idrogeologia al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA, di Alma Mater Studiorum Università di Bologna, con la relazione “La progettazione della rete di monitoraggio delle sorgenti scaturenti dai corpi idrici sotterranei del territorio del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale”, tenuta in occasione del VI Focus del Percorso di partecipazione pubblica dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.
Piano di Gestione delle Acque e bilancio idrogeologico: il ruolo del monitoraggio
Nell’ambito dell’aggiornamento del Piano di Gestione delle Acque del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale, l’Autorità di Bacino Distrettuale ha delineato una serie di azioni strutturali e non strutturali volte, tra l’altro, a implementare, potenziare e omogeneizzare i sistemi di monitoraggio dello stato quali-quantitativo dei corpi idrici. L’obiettivo è colmare le lacune conoscitive e le disomogeneità rilevabili nell’attuazione dei programmi di monitoraggio dello stato quantitativo della risorsa idrica, arrivando alla definizione del bilancio idrogeologico che, insieme a quello idrologico, agli usi e alla tutela dell’ecosistema, costituisce uno degli assi portanti del bilancio idrico. L’azione è condotta dall’Autorità di Bacino Distrettuale d’intesa con le Regioni, con le ARPA e con tutti gli altri soggetti interessati, all’interno di un percorso razionale e integrato. Si tratta di un approccio indispensabile per costruire quella “visione d’insieme” evocata costantemente da più parti e ritenuta fondamentale come percorso di confronto, condivisione e concertazione, nonché come strumento di adattamento e resilienza della risorsa idrica.
L’accordo tra Autorità di Bacino e Università di Bologna
Per raggiungere questi obiettivi, l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale e l’Università di Bologna collaborano nel quadro di un Accordo istituzionale volto all’aggiornamento del quadro conoscitivo degli acquiferi e dei corpi idrici sotterranei significativi, ai sensi del D. Lgs. 30/2009. Nell’ambito di questa collaborazione è stata condotta una capillare e significativa attività di censimento e caratterizzazione delle sorgenti ad uso idropotabile, attraverso campagne di rilievo sull’intero territorio distrettuale. Il lavoro ha l’obiettivo di implementare il patrimonio informativo disponibile e contribuire alla definizione dei criteri per la progettazione e l’ottimizzazione della rete di monitoraggio. Il professor Gargini ha evidenziato come la progettazione della rete di monitoraggio quantitativo dei corpi idrici sotterranei dell’Appennino Meridionale rappresenti una prima nazionale, perché in Italia non esiste ancora un analogo e sistematico sistema di monitoraggio delle sorgenti nel territorio di un intero distretto.
Il quadro conoscitivo: la ricchezza di acqua sotterranea nel Meridione
Una delle principali ricadute dello studio riguarda l’apprezzamento della ricchezza di acqua sotterranea del Meridione d’Italia. Il Prof. Gargini ha precisato che il Distretto dell’Appennino Meridionale, esteso su circa 68mila chilometri quadrati, presenta 191 idrostrutture censite. In questo quadro, i sistemi carbonatici rappresentano il 50% della superficie complessiva dei corpi idrici significativi. Si tratta di un elemento particolarmente rilevante dal punto di vista idrogeologico e gestionale. “Si tratta di una condizione vantaggiosa, che non si riscontra al Centro-Nord”, ha sottolineato Gargini. La presenza di un patrimonio così significativo di risorse idriche sotterranee rafforza l’importanza di una rete di monitoraggio capace di fornire dati omogenei, continui e affidabili sulle portate sorgive, soprattutto in un contesto climatico sempre più complesso.
Le Sorgenti Italiane come base storica del progetto
Per avviare il progetto di monitoraggio, il gruppo di ricerca è partito da un lavoro di digitalizzazione del contenuto de “Le Sorgenti Italiane, elenco e descrizione”, censimento effettuato dal Ministero dei Lavori Pubblici tra gli anni ’20 e gli anni ’60 del secolo scorso. “Si tratta di un lavoro unico per l’Italia. Vengono censite 7825 sorgenti storiche con 7720 misure di portata registrate” – ha ricordato Gargini. Questo patrimonio informativo è stato utilizzato come database di partenza per costruire un confronto tra dati storici e dati attuali. La disponibilità di misure storiche di portata delle sorgenti rappresenta un elemento essenziale per valutare l’evoluzione quantitativa della risorsa idrica nel lungo periodo e per comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici e dei cicli climatici sulle sorgenti del Distretto dell’Appennino Meridionale.
Il censimento attuale delle sorgenti ad uso idropotabile
Il censimento attuale, avviato nel 2024 e ancora in corso, è ormai quasi completo. “Non potevamo individuare tutte le sorgenti – ha sottolineato il Prof. Gargini – ma ci siamo focalizzati sulle sorgenti già utilizzate a scopo idropotabile, in parte gestite dai Comuni, poi passate ai Soggetti Gestori del Servizio Idrico Integrato…; il rilevamento è stato fatto captazione per captazione”. Il lavoro ha permesso di costruire un database contemporaneo delle sorgenti captate. “In molte zone – ha detto il docente – c’è un enorme dispersione all’atto della captazione. L’unico modo per avere contezza della reale quantità d’acqua che sgorga è andare a misurare la portata al punto di emergenza della sorgente”. Al momento risultano censite 1481 sorgenti, con il lavoro ancora da completare in Molise e Campania, mentre per gli altri territori regionali del distretto l’attività è quasi conclusa. Le sorgenti rilevate sono 37 in Abruzzo, 521 in Basilicata, 513 in Calabria, 257 in Campania, 101 in Molise e 52 nel Lazio, per un totale di 1481 sorgenti censite. Queste 1481 sorgenti generano una portata complessiva di 32.321 litri al secondo. Di questi, 26.519 litri al secondo derivano soltanto dalle 387 sorgenti relative a complessi carbonatici. In termini di portata media per ciascuna sorgente, emergono ancora una volta quelle scaturite da complessi carbonatici, pari a 69 litri al secondo.
La progettazione della rete di monitoraggio quantitativo
Ai fini dell’insediamento delle stazioni di monitoraggio, il lavoro di progettazione della rete ha previsto una cernita delle sorgenti, dopo la classificazione in ottime, buone e scarse, secondo una scala di potenzialità di inclusione nella rete di monitoraggio. Su questa base è stato costruito un campione che risponde anche a un criterio di rappresentatività nella distribuzione geografica. Inoltre, sono state scelte alcune sorgenti considerate più significative: 39 saranno destinate a un monitoraggio continuo, 110 a un monitoraggio discontinuo e 149 rappresenteranno un ulteriore dataset per rilevamenti sostitutivi. Per molte di queste sorgenti, ha evidenziato il Prof. Gargini, sarà necessario un adeguamento strutturale dei siti di captazione, in modo da garantire l’installazione delle strumentazioni idonee. “Si tratta di luoghi bellissimi sotto il profilo ambientale e paesaggistico – ha sottolineato il docente – ma le infrastrutture di captazione sono vecchie e carenti. Molte risalgono al ventennio fascista e a periodi ancora precedenti, quindi servono lavori di manutenzioni e adeguamento, anche degli stessi strumenti di misura che abbiamo trovato sul posto, lì dove presenti”. “La rete di monitoraggio che si andrà così a costituire – ha detto ancora Gargini – potrà aiutare a diramare alert in emergenza e soprattutto offrirà ausilio alla gestione distrettuale, dando supporto sia alla pianificazione dell’Autorità di Bacino Distrettuale che ai singoli gestori del Servizio Idrico Integrato”.
Protezione delle aree di ricarica e sviluppi futuri
Dopo la conclusione del censimento delle sorgenti, ormai prossima, sarà possibile elaborare e rilevare le aree di ricarica e definire una metodologia di “individuazione delle aree di protezione” delle stesse. “E’ previsto uno specifico studio con traccianti – ha affermato il Professore, tale da poter determinare, unitamente ad altri metodi geologici e idrogeologici, le aree di ricarica da tutelare”. La protezione delle aree di ricarica rappresenta un passaggio decisivo per la tutela degli acquiferi e per la conservazione nel tempo della disponibilità di risorse idriche sotterranee. La conoscenza delle dinamiche di alimentazione delle sorgenti consentirà di rafforzare gli strumenti di pianificazione, prevenzione e gestione.
Cambiamenti climatici e calo delle portate sorgive
Il censimento delle sorgenti ha consentito, dove erano presenti misurazioni delle portate sufficientemente accurate e per un periodo sufficientemente lungo, di tracciare un confronto storico tra le portate di ieri e quelle di oggi. Il dato climatico emerge con particolare evidenza. Su un campione delle sorgenti della Calabria, tra gli anni ’20 del secolo scorso e i primi anni ’20 del XXI secolo, si registra un calo del 40% delle portate. Nel Lazio, su un analogo campione di capi sorgentizi, il calo delle portate è del 32%. “In termini di mancata ricarica – ha concluso il Professor Gargini – pesa maggiormente la diminuzione di copertura nevosa legata all’incremento costante della temperatura media, che per altro aumenta gli effetti dei processi di evapotraspirazione”. Il tema del cambiamento climatico si intreccia quindi direttamente con la gestione delle sorgenti e degli acquiferi. La diminuzione della copertura nevosa, l’aumento della temperatura media e l’intensificazione dei processi di evapotraspirazione incidono sulla capacità di ricarica delle risorse sotterranee, rendendo sempre più urgente la disponibilità di dati aggiornati e continui.
Perché la rete di monitoraggio è strategica per la governance delle acque
Implementare e rendere operativa una rete di monitoraggio quantitativa degli acquiferi delle sorgenti del Distretto dell’Appennino Meridionale è strategico perché permetterà di costruire serie temporali sull’evoluzione delle portate delle sorgenti. Questi dati saranno fondamentali non solo per le analisi di bilancio e per le previsioni future, ma anche per fornire alert su eventuali condizioni di emergenza idrica, individuando precocemente possibili criticità quantitative. Conoscere le portate sorgive è inoltre essenziale per sostenere la governance delle acque a livello distrettuale. Il monitoraggio quantitativo diventa quindi una misura essenziale nell’ambito del Piano di Gestione delle Acque e uno strumento centrale per la definizione del bilancio idrogeologico, fulcro significativo per la valutazione dello stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei. La nuova rete rappresenta dunque un passaggio chiave per rafforzare la capacità di pianificazione dell’Autorità di Bacino Distrettuale, supportare i gestori del Servizio Idrico Integrato e affrontare con strumenti più solidi le sfide poste dalla disponibilità idrica, dalle infrastrutture sorgentizie e dagli effetti dei cicli climatici sulle risorse sotterranee.


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