Archeologia, scoperte eccezionali ad Altino: riemerge il cuore della città romana sepolta | FOTO

Il parco archeologico di Altino, nel Veneziano, riporta alla luce una porzione del foro dell'antica città romana grazie a una nuova campagna di scavo, la prima a interessare il cuore monumentale dell'abitato antico

  • scoperte archeologiche altino
    Foto Ansa
  • scoperte archeologiche altino 2
    Foto Ansa
/

Nel cuore dell’antica Altino, nel Veneziano, riaffiora una città romana finora rimasta sepolta e mai indagata con scavi sistematici. Le prime campagne archeologiche nel foro hanno restituito un quadro sorprendente e già altamente informativo: emergono le tabernae affacciate sulla piazza pubblica, un tratto straordinariamente conservato della strada urbana, porzioni della basilica e perfino le strutture del maggiore dei due teatri cittadini. Scoperte che riscrivono, almeno in parte, la conoscenza dell’antico centro veneto e ne confermano il ruolo strategico nell’Italia nordorientale romana. Le indagini sono condotte dal Parco archeologico di Altino, parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, con il sostegno della Direzione generale Musei e la collaborazione scientifica dell’Università degli Studi di Padova e del centro Ciba.

Le scoperte

Avviata nell’ottobre 2025, la campagna rappresenta la prima esplorazione estesa del cuore monumentale della città antica. I risultati, già dai primi 602 metri quadrati di scavo, raccontano una città complessa, dinamica e profondamente trasformata nel tempo. Nel settore meridionale del foro sono emerse le tracce delle botteghe che si aprivano sulla piazza pubblica, insieme a un asse stradale che separava la basilica – edificio simbolo della vita civile e giudiziaria – dal resto del complesso monumentale. Un assetto urbano che conferma la centralità politica ed economica di Altino in età romana.

Una delle scoperte più significative riguarda un tratto urbano della Via Annia, riportato alla luce in uno stato di conservazione eccezionale. La strada consolare, fondamentale arteria costruita nel II secolo a.C., collegava Padova ad Aquileia attraversando Altino e ne sanciva il ruolo di nodo strategico nei traffici e negli spostamenti dell’area nordorientale dell’Impero. Accanto alla via consolare, un altro saggio di scavo ha confermato un’ipotesi formulata quasi vent’anni fa grazie alle prospezioni geofisiche: l’esistenza del maggiore dei due teatri cittadini. Sono stati individuati tratti dei muri della cavea, elementi che aprono ora a nuove prospettive di ricerca su uno degli edifici più rappresentativi della vita pubblica romana.

Le trasformazioni della città

Le indagini, estese su un’area complessiva di 26 ettari acquisita dal Ministero della Cultura, permettono anche di leggere le trasformazioni successive alla fase di massimo splendore della città. Le evidenze mostrano infatti un lungo processo di spoliazione e riuso dei materiali, tipico delle fasi tardoantiche e altomedievali, che ha progressivamente modificato il volto urbano dell’antico insediamento. Secondo gli studiosi, proprio questo fenomeno spiega la singolare conservazione della Via Annia, rimasta in uso più a lungo rispetto agli edifici circostanti grazie alla sua funzione logistica nel trasporto dei materiali edilizi.

Questa campagna di scavi rappresenta il punto di arrivo del lungo lavoro di acquisizione dei terreni, successivo alle prospezioni rivelatrici di quasi vent’anni fa, e il punto di partenza per la programmazione futura della ricerca archeologica nel sito di Altino, con l’impegno del Parco come centro di propulsione e coordinamento degli studi – spiega Marianna Bressan, direttrice dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna – L’intervento ha interessato il centro della città antica, contraddistinto dalla presenza di rilevanti complessi monumentali pubblici. Nonostante l’area di scavo sia estremamente ridotta rispetto all’estensione dei monumenti, i dati emersi offrono già elementi importanti per interpretare la storia della città fino al suo abbandono. Dal punto di vista del metodo, i risultati dello scavo forniscono una validazione scientifica alle indagini non invasive, aprendo alla prospettiva di giungere, attraverso la reciproca integrazione, a interpretazioni più raffinate”.

Gli scavi hanno dimostrato che gli edifici romani sono stati oggetto di chirurgiche spoliazioni in età tardoantica e altomedievale – continua Bressan – perché gli elementi costruttivi venivano recuperati e riutilizzati altrove. È significativo che l’unico manufatto conservato sia la via Annia: la strada, ben costruita e di lunga percorrenza, era funzionale al trasferimento dei materiali edilizi e dunque è stata preservata il più a lungo possibile”.