“Oggi sarà il mio primo ingresso ufficiale come pilota all’interno di Orion e la prima cosa che farò sarà automaticamente, non dovrò neanche pensarci, una valutazione del cockpit (cabina di pilotaggio, ndr) così come lo vedrò, per rendermi conto di quali possono essere le peculiarità positive, quelle in negativo e cominciare subito un adattamento del mio corpo e dei miei occhi a quelli che sono gli schermi, i comandi e così via. Dopodiché inizierà una fase di lavoro sempre con un approccio crescente per andare a esplorare gli sviluppi delle capacità del sistema”. Lo rivela l’astronauta italiano del corpo ESA Luca Parmitano all’indomani della sua designazione come pilota per la missione Artemis III in orbita bassa terrestre, destinata a testare le modalità di aggancio tra la navicella con equipaggio Orion e i lander lunari.
Le fasi dell’addestramento
“La maggior parte dell’addestramento – spiega rispondendo all’Agenzia Dire – si svolgerà al Johnson Space Center, perché è qui che ci sono i simulatori mock-up più avanzati del sistema, ed è qui che sono le squadre degli equipaggi di terra, quindi il flight control team, i direttori di volo e così via. E la maggior parte delle simulazioni sono integrate con tutto il test team alle spalle. Sono situazioni estremamente complesse, estremamente realistiche“.
“Parte dell’addestramento verrà poi svolto al largo della California, non necessariamente con tutto l’equipaggio, ma sono le operazioni di recupero e di sopravvivenza in mare al quale gli astronauti devono sottoporsi – spiega ancora l’astronauta catanese – E parte dell’addestramento e familiarizzazione verrà fatto al Kennedy Space Center, dove abbiamo di fatto i sistemi in allestimento. Quindi parte del compito degli astronauti è quello di andare sul posto a verificare, prendere confidenza con le macchine così come sono, anche per incontrare le persone che si occupano della macchina, perché poi saranno loro a sistemarci all’interno dell’astronave durante la preparazione alla partenza. Quindi è una fase anche di conoscenza reciproca. Abbiamo fondamentalmente 3 luoghi principali con poi piccole punte in altri centri per fasi specifiche dell’addestramento”.
Parmitano: “no allunaggio? Nessun limite, io amo essere al servizio”
L’astronauta Luca Parmitano mette le cose in chiaro: nessuna delusione per non essere, probabilmente, parte del futuro team dell’allunaggio, previsto con Artemis IV. “Non credo che nel mondo dell’astronautica di oggi ci sia spazio per quella che alcuni chiamano vanità, quella che io chiamo ego – spiega Parmitano, in un colloquio con i giornalisti – Siamo dei professionisti. Chi oggi sceglie o lavora a lungo per entrare in questo mondo non lo fa con l’idea della fama, della gloria, ma lo fa con la volontà di essere al servizio, di essere di supporto. Perché altrimenti saremmo tutti estremamente frustrati. Il mio lavoro consiste nel 10% del volo spaziale e il 90% del supporto ai colleghi che sono in missione. Bisogna amare quello che si fa qualunque sia la propria posizione al momento. Per quanto mi riguarda, in ogni caso la missione più importante, come ha detto ieri Randy, il mio comandante Randy Bresnik, la missione più importante è sempre la prossima, è sempre la successiva”.
“Per quanto mi riguarda – aggiunge poi Parmitano -, considerando il mio background, ho sempre amato l’energia della missione Apollo 8. L’ho trovata elegante, poetica, estremamente affine con quello che è il mio rapporto con il mondo del volo, di essere al servizio e di trovare soddisfazione nell’essere al servizio. Detto questo, non ho ancora 50 anni, il mio comandante ne ha 56. Io non metto limiti al possibile. Non l’ho mai fatto e quindi non ritengo che questa missione in qualche modo sia un limite al futuro mio o dell’Agenzia o degli astronauti italiani”, conclude.
Parmitano: “io triatleta qualificato a 2 mondiali, vorrei partecipare”
“Vedermi in Italia prima della partenza per la missione Artemis III? Dipende dall’ESA, perché sarà lei a dover negoziare per quanto possibile il mio tempo, che è estremamente limitato, anche perché ho tanti progetti che avevo già messo in agenda, ai quali non voglio rinunciare, anche personali“. Risponde così all’Agenzia Dire l’astronauta italiano Luca Parmitano. “La butto lì – aggiunge AstroLuca – da triatleta mi sono qualificato a due campionati mondiali e intendo assolutamente partecipare, anche se ovviamente la prospettiva emotiva e la priorità è decisamente cambiata”.
“Tutti gli astronauti in qualche modo si impegnano da un punto di vista di attività fisica – ragiona poi Parmitano – Certamente non è necessario essere un atleta di endurance per fare l’astronauta. Ognuno trova la propria dimensione che serve loro per rispondere a un mandato di 2000 anni: mens sana in corpore sano. Credo che già i nostri antenati sapevano quanto sia importante per il benessere psicologico mantenersi anche fisicamente. Ci sono astronauti che praticano lo yoga, la meditazione. La collega Christina Koch, di fama mondiale, mi ha avvicinato allo yoga durante la nostra missione insieme, solo che io non sono in grado di stare fermo neanche 5 minuti, figuriamoci un’ora. Per cui ho scoperto che la mia meditazione avviene durante pedalate di 5 ore, corse di 3 ore, nuotate di un’ora. È lì che io riesco a pensare, a svuotare il cervello e così via. Credo che sia indispensabile avere molta confidenza con il proprio corpo per fare un lavoro che ha molto a che vedere con l’endurance, se vogliamo. Se non fisica, sicuramente mentale, perché i simulatori durano svariate ore in cui bisogna essere presenti a se stessi, bisogna essere in scambio continuo con il proprio equipaggio, con l’equipaggio di terra, giornate intere a bordo della Stazione Spaziale Internazionale in cui non si può perdere il controllo di se stessi neanche per un istante, anche per le azioni di base. Però ognuno lo fa a modo proprio. Io sono un appassionato di endurance ed è quello che faccio per mantenermi in forma. È un ottimo sistema che si integra perfettamente con il mio stile di vita”, conclude.
