Boom di investimenti e Luna nel mirino: perché il 2026 è l’anno dello Spazio italiano

Il Ministro Adolfo Urso fa il punto sull'aerospazio al MIMIT: crescita a doppia cifra, moduli abitativi italiani per la missione Artemis e un tesoretto da 7,8 miliardi di fondi a supporto dell'ecosistema

Il 2026 segna un traguardo storico per l’Italia, un anno che consacra definitivamente il nostro Paese come leader indiscusso nell’industria aerospaziale globale. Durante l’evento tematico dedicato alle eccellenze del Made in Italy svoltosi al MIMIT, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha tracciato un bilancio ampiamente trionfale di un comparto in fortissima espansione, capace di trainare con forza l’intera economia nazionale. Le cifre esposte parlano chiaro e delineano un quadro di crescita strutturale senza precedenti, supportato da una solida architettura di investimenti che sfiora la ragguardevole quota di 8 miliardi di euro complessivi. In questo vitale contesto di rinascimento industriale e tecnologico, la Penisola riafferma il proprio ruolo di guida e di innovatore principale, preparandosi a scrivere un nuovo entusiasmante capitolo della sua gloriosa avventura orbitale, puntando dritto al ritorno dell’uomo sul nostro satellite naturale in un prossimo futuro.

I numeri della crescita e i nuovi investimenti

Lo Spazio è un comparto che unisce il Paese ed è un settore in cui l’Italia riesce, a livello internazionale, a fornire servizi a 360 gradi“, ha esordito Urso. “Abbiamo registrato una crescita costante del 23,3% negli ultimi 3 anni, un dato significativamente superiore rispetto a quello del sistema Paese nel suo complesso“. È ancora più rilevante il dato sulla crescita degli investimenti esteri nel settore dell’aerospazio nel nostro Paese, che sono aumentati del 37% negli ultimi 3 anni. L’Italia si conferma così uno dei rari ecosistemi globali a filiera completa, posizionandosi come una delle frontiere più avanzate del Made in Italy. Il fatturato del settore è salito da 1,9 a 3,1 miliardi di euro nel triennio 2021-2024, mentre gli addetti sono passati da 5,9mila a 8,9mila unità. Una dinamica positiva confermata dall’export, aumentato del 23,3% nel 2025 rispetto al 2022. “Possiamo definire questo 2026 come l’anno spaziale dell’Italia: siamo tornati a un protagonismo internazionale, testimoniato anche dagli 7,8 miliardi di euro destinati complessivamente al comparto dal 2022 a oggi, tra risorse dell’Agenzia Spaziale Italiana, dell’ESA e del PNRR“, ha sottolineato il Ministro, ricordando che i fondi sosterranno il settore fino al 2028 e che l’Italia resta il 3° finanziatore a livello continentale dell’ESA.

Una nuova legge nazionale e il ruolo geopolitico

Il Ministro ha poi affrontato la cornice normativa essenziale per sostenere l’espansione del settore. “Nonostante l’Italia sia stata tra i pionieri dell’esplorazione spaziale, lanciando il suo 1° satellite 64 anni fa, non avevamo ancora una legge nazionale di settore“, ha evidenziato Urso. “L’abbiamo colmata realizzando la 1° norma italiana sullo Spazio, che incentiva le start-up e che funge da modello per la futura legge spaziale europea a cui stiamo lavorando insieme alla Commissione UE“. Con l’approvazione della Legge numero 89 del 2025, che ha istituito il Fondo nazionale per la Space Economy, il nostro Paese è un protagonista industriale, oltre a essere un indiscusso leader geopolitico e normativo. Una posizione di prestigio confermata dalla recente assunzione della presidenza di turno del Consiglio Ministeriale dell’ESA, unitamente agli incarichi di rilievo ricoperti presso l’ONU all’interno del COPUOS e nello IAC.

Sul fronte industriale, il progetto Bromo, a cui partecipiamo con Leonardo insieme a Thales Alenia Space (Thales/Alenia) e Airbus, è una linea decisiva“, ha evidenziato Urso. “Con questa iniziativa nasce finalmente un campione europeo sulle costellazioni satellitari, capace di competere a livello globale con i giganti degli Stati Uniti e della Cina, assicurando all’Europa una fondamentale autonomia strategica“. “È un risultato importantissimo, frutto della cooperazione tra i 3 grandi Paesi fondatori, industriali e spaziali della nostra casa comune: Italia, Francia e Germania. Spero sia un modello da replicare in altri comparti ad alta tecnologia, dove la dimensione aziendale è decisiva per innovare e competere“.

Sullo Spazio non ci possono essere fasi alterne con gli Stati Uniti. La nostra collaborazione è solida e inizia nel 1962 con l’accordo sul progetto San Marco“, ha affermato Urso commentando l’asse spaziale tra Roma e Washington, ricordando l’importanza della base di Malindi per la quale si pensa a “un nuovo ambizioso progetto“. Urso ha anche annunciato che “nei prossimi giorni il Direttore Generale dell’ESA, in intesa con la presidenza italiana, comunicherà la data di una conferenza ministeriale straordinaria per discutere e mantenere la forte presenza europea nei programmi di esplorazione“.

La missione Artemis e il ritorno sulla Luna con la NASA

Il culmine dell’intervento ha riguardato le future sfide esplorative. “Nei nostri rapporti bilaterali con la NASA, ulteriormente rafforzati dopo la mia missione a Washington, abbiamo confermato la partecipazione dell’Italia alla missione Artemis“, ha annunciato il Ministro. “I nostri astronauti potranno tornare sulla Luna e soggiornarvi in maniera stabile, colonizzando il satellite grazie a moduli abitativi che saranno realizzati proprio in Italia“. In questa formidabile impresa, gli astronauti italiani impiegati in missione saranno 2. “Per noi è fondamentale che in questa nuova avventura spaziale, che riporterà l’uomo sulla Luna per restarci, siano protagonisti gli astronauti italiani, insieme alla nostra scienza, all’ecologia e all’impresa, che non si limiterà solo alla costruzione dei moduli abitativi lunari“, ha spiegato. “Gli accordi bilaterali diretti con la NASA assicurano la presenza di almeno 2 astronauti italiani“.

Si tratta di un’intesa strategica fondamentale che proietta l’industria italiana verso le sfide esplorative dei prossimi decenni. “Questo dimostra quanto il nostro Paese sia tornato protagonista dell’avventura spaziale, fondamentale per l’economia e parallelamente per la difesa e la sicurezza del nostro continente“, ha concluso Urso, inquadrando un orizzonte di grandissime opportunità all’interno di un mercato globale che entro il 2035 raggiungerà un valore stimato pari a 1.790 miliardi di dollari.