L’ondata di caldo che stiamo vivendo in queste ore sta portando temperature eccezionalmente elevate su gran parte dell’Italia, con picchi diffusamente oltre i +35/+37°C e picchi prossimi ai +40°C nelle zone interne e nelle grandi città di pianura. L’aria è spesso afosa, le notti risultano tropicali e difficili da sopportare, mentre i cieli in prevalenza sereni o tutt’al più velati permettono al sole di ‘forzare’ senza ostacoli, accentuando ulteriormente la bolla rovente che avvolge un po’ tutta l’Europa.
Siamo al culmine di una lunga fase dominata da una cupola anticiclonica di matrice subtropicale, capace di convogliare aria molto calda direttamente dal nord Africa verso gran parte delle nostre regioni con valori di temperatura e anomalie rispetto alla media che, in alcune aree d’Europa, hanno permesso di infrangere diversi record. Ma ecco come usciremo dall’intensa ondata di caldo che raggiungerà l’apice tra oggi e domani: tra mercoledì 1 e giovedì 2 luglio, infatti, un netto cambio di circolazione porrà fine all’ondata di calore estremo, ma il prezzo da pagare sarà una fase di violenti temporali su gran parte della nostra Penisola.

In questa fase sarà l’anticiclone delle Azzorre ad assumere il ruolo principale, estendendosi dall’oceano verso l’Europa sud-occidentale e costringendo il promontorio subtropicale a ritirarsi verso sud. Questo assetto altererà il flusso dei venti in quota, agevolando l’ingresso di correnti più fresche lungo il bordo orientale della struttura anticiclonica. Proprio questo cedimento, all’apparenza insignificante, sancirà l’inizio del cambiamento dopo giorni di caldo record.
Come già accennato in precedenza, tra mercoledì e giovedì prossimi un incisivo cavo d’onda riuscirà a inserirsi sul Mediterraneo centrale trasportando aria più fresca in quota dapprima verso il nord Italia e, a seguire, verso le regioni centrali e parte di quelle meridionali. Non si prevede un crollo repentino e immediato delle temperature a livello del mare, bensì un’evoluzione dell’assetto termico: in quota farà più freddo, mentre nei bassi strati persisterà l’afa accumulata nei giorni scorsi, almeno inizialmente.
Il passaggio cruciale della previsione risiede proprio in questo gradiente termico verticale. L’avvezione calda che interessa il territorio racchiude un enorme potenziale energetico, destinato a trasformarsi con l’ingresso del fronte freddo. Il flusso di aria instabile in quota incrementerà l’energia potenziale convettiva (CAPE); a quel punto basterà una forzatura orografica, un passaggio frontale o una linea di convergenza per attivare celle temporalesche severe ed estreme.
Tra il tardo pomeriggio di mercoledì e giovedì lo scenario più probabile prevede l’innesco di violenti temporali, dapprima a ridosso dell’arco alpino e prealpino, con un successivo coinvolgimento delle aree pianeggianti e un’evoluzione graduale verso le regioni centrali. I fenomeni potranno assumere carattere di forte intensità: nubifragi, violente grandinate, downburst e fulminazioni.
La fine dell’ondata di caldo non coinciderà con un graduale ritorno alla normalità, ma scatenerà il rilascio violento dell’energia accumulata. Le ondate di calore crescono d’intensità tra picchi di temperatura e alti tassi di umidità, rendendo le notti soffocanti e i giorni roventi. Il punto di rottura si consuma quando l’aria fresca fa breccia nell’atmosfera: quell’energia accumulata alimenta così i fenomeni meteo più estremi, trasformandosi in una serie di vere e proprie ‘tempeste’.
Una volta transitato il nucleo più fresco, l’aria risulterà decisamente più respirabile, soprattutto al nord e sul medio Adriatico, con temperature massime in calo e sensazione di caldo decisamente meno opprimente. Al sud e sulle estreme regioni del basso Adriatico e Ionio il respiro più benevolo potrebbe arrivare con qualche ora di ritardo, ma il segnale è chiaro: la struttura che ha alimentato l’ondata di calore è destinata a sgretolarsi. Questa fase di transizione non decreterà la fine della stagione estiva, bensì solo una pausa dal caldo anomalo. La nuova disposizione delle correnti determinerà infatti una spiccata variabilità, con la possibile formazione di intensi fenomeni temporaleschi.
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