Clima, perché la perdita di ghiaccio marino artico potrebbe rimodellare il futuro della Corrente del Golfo: lo studio

Un nuovo studio suggerisce che il futuro della circolazione atlantica potrebbe dipendere dall'evoluzione della banchisa artica

La stabilità della circolazione oceanica che trasporta calore dall’Atlantico verso l’Europa dipende in larga misura da ciò che accade nelle acque polari e, in particolare, dal Mare di Barents. È quanto emerge da uno studio coordinato dal Bjerknes Centre for Climate Research e pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bergen, del Nansen Environmental and Remote Sensing Centre, dell’Università di Stoccolma e del National Oceanography Centre britannico. La ricerca offre nuove indicazioni sul funzionamento della Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), il grande sistema di correnti oceaniche di cui la Corrente del Golfo rappresenta soltanto una componente superficiale.

Il ruolo del Mare di Barents

Gli scienziati hanno ricostruito il percorso delle acque atlantiche che raggiungono l’Artico e hanno scoperto che circa un terzo dell’acqua che entra nel bacino polare viene trasformata in acqua profonda, contribuendo così a mantenere attivo il meccanismo che ridistribuisce il calore tra i tropici e le alte latitudini. Lo studio mostra che il ruolo principale in questo processo è svolto dal Mare di Barents. Qui le acque provenienti dall’Atlantico perdono enormi quantità di calore a contatto con l’aria artica, diventano più dense e sprofondano verso gli strati profondi dell’oceano.

Secondo gli autori, circa tre quarti dell’acqua profonda prodotta nell’Artico derivano proprio da questo processo di raffreddamento che avviene nel Mare di Barents. “Mi piace definire il Mare di Barents una macchina del raffreddamento“, spiega Jakob Dorr, primo autore dello studio. La particolare efficacia di quest’area dipende dal fatto che si tratta di un mare relativamente poco profondo e in gran parte libero dai ghiacci anche durante l’inverno, condizione che favorisce il trasferimento di calore dall’oceano all’atmosfera.

Il futuro della circolazione atlantica e il ghiaccio artico

I risultati suggeriscono che il futuro della circolazione atlantica potrebbe dipendere dall’evoluzione della banchisa artica. I modelli climatici prevedono, infatti, un progressivo indebolimento dell’AMOC a causa del riscaldamento globale, che riduce il raffreddamento delle acque superficiali e aumenta l’apporto di acqua dolce proveniente dalle precipitazioni e dalla fusione dei ghiacci. Entrambi i fattori rendono le acque meno dense e quindi meno propense a sprofondare.

Secondo gli autori, tuttavia, la progressiva riduzione della copertura di ghiaccio marino potrebbe aprire nuove aree di oceano libero dove il raffreddamento e la formazione di acqua profonda potrebbero continuare ad avvenire. Questo meccanismo potrebbe compensare almeno in parte il previsto indebolimento della circolazione atlantica. “Potrebbe fare una differenza significativa per ciò che vedremo in Norvegia e più in generale nelle regioni a nord dell’Islanda“, osserva Dorr, sottolineando però che il risultato finale resta altamente incerto. Le conoscenze sul comportamento delle masse d’acqua profonde nell’Artico sono infatti ancora limitate e le osservazioni dirette sono poche.

Lo studio evidenzia inoltre come le trasformazioni più importanti avvengano proprio nelle regioni polari e non nelle aree più meridionali tradizionalmente considerate centrali per il funzionamento della Corrente del Golfo. Una scoperta che sposta ulteriormente l’attenzione scientifica verso l’Artico, oggi una delle aree del pianeta che si stanno riscaldando più rapidamente. Per gli autori comprendere come evolverà la “macchina del raffreddamento” del Mare di Barents sarà fondamentale per prevedere il futuro delle correnti oceaniche atlantiche e il loro impatto sul clima europeo nei prossimi decenni.