L’amministrazione Trump ha deciso di smantellare un sistema di osservazione oceanica profonda del valore di 368 milioni di dollari, installato 10 anni fa per monitorare gli ecosistemi marini, gli ambienti costieri e le correnti che influenzano pesantemente il clima globale. La National Science Foundation ha annunciato che invierà diverse navi a giugno per iniziare a rimuovere oltre 900 strumenti ancorati nei fondali al largo delle coste di Oregon, Stato di Washington, Alaska, Carolina del Nord e nella delicata area compresa tra Groenlandia e Islanda nota come Mare di Irminger. I ricercatori di tutto il mondo hanno utilizzato i dati provenienti da questo avanzato sistema per comprendere in che modo l’oceano assorbe costantemente i gas serra presenti nell’atmosfera e come le repentine variazioni termiche, quantificabili in severi incrementi di gradi durante le ondate di calore marino, possano influenzare negativamente la pesca o segnalare cambiamenti climatici in corso. La radicale decisione di spegnere queste fondamentali apparecchiature segna un deciso e drastico cambio di rotta rispetto agli ingenti investimenti decisi nel 2016 per garantire una presenza scientifica a lungo termine in siti strategici dell’Oceano Atlantico e del Pacifico, bloccando in modo inaspettato un progetto che avrebbe dovuto continuare a fornire informazioni e rilevamenti di vitale importanza per almeno 25 anni.
Il costo per mantenere pienamente operativa la rete, nota come Ocean Observatories Initiative, ammontava a 48 milioni di dollari all’anno. L’amministrazione ha ripetutamente tentato di chiuderla, proponendo di tagliare i finanziamenti del 80% sia nel 2025 che nel 2026, ricevendo in entrambe le occasioni l’opposizione del Congresso che ha ripristinato tempestivamente i fondi necessari.
L’importanza del monitoraggio marino tra le correnti del Nord e la costa Est
La stazione di monitoraggio situata nel Mare di Irminger si è rivelata fino a oggi assolutamente essenziale per comprendere i lenti cambiamenti nel capovolgimento meridionale della circolazione atlantica. Si tratta di un gigantesco nastro trasportatore di acqua globale che rischia di indebolirsi per via del riscaldamento globale, con la possibilità di innescare effetti meteorologici. Gli ancoraggi in questa particolare area estrema si trovano fissati al fondale a quasi 3mila metri di profondità e fanno parte di una vasta collaborazione internazionale.
Rimuovere in sicurezza tutte queste complesse attrezzature richiederà almeno 15 mesi di lavoro, anche se alcuni sensori sismici attorno a un vulcano sottomarino attivo continueranno a operare fino al 2028. I sensori distribuiti al largo della Costa Est e della Carolina del Nord hanno finora raccolto informazioni vitali per valutare le correnti e sostenere l’industria della pesca commerciale. Parallelamente, le boe ancorate a Ovest e quelle posizionate a quasi 1000 km di distanza nel Golfo dell’Alaska hanno misurato regolarmente l’acidità e le anomalie di temperatura, fornendo parametri imprescindibili per studiare in modo accurato e preciso i futuri scenari ambientali marini.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?