Come cambia il clima in Africa: i dati WMO tra sfide e nuove soluzioni

Un'analisi sulle temperature, le precipitazioni e l'importanza dei sistemi di allerta precoce per proteggere la popolazione africana, secondo l'ultimo rapporto della WMO

Gli eventi meteorologici e climatici del 2025 hanno coinvolto almeno 13 milioni di persone nel continente africano, causando oltre 3mila vittime e generando inevitabili ripercussioni su svariati settori sociali ed economici. Questo è il quadro principale che emerge dal nuovo rapporto ufficiale della WMO, un documento prezioso che analizza le dinamiche climatiche regionali per supportare le decisioni future in modo attento e consapevole. Il continente sperimenta un riscaldamento mediamente più rapido rispetto alla media globale, eppure emergono segnali molto incoraggianti sul fronte della risposta istituzionale e organizzativa. Una migliore collaborazione tra i servizi meteorologici, le agenzie di gestione dei disastri e le autorità locali sta infatti gradualmente rafforzando le capacità di preparazione delle comunità. L’obiettivo primario dei governi africani è espandere le reti di monitoraggio, in modo da tutelare in maniera preventiva la vita e il benessere delle persone di fronte alle repentine variazioni delle condizioni atmosferiche.

Le temperature e la situazione dei ghiacciai

Nel corso del 2025, la temperatura media annuale dell’aria in prossimità della superficie terrestre in Africa ha registrato un’anomalia positiva di circa 0,51°C rispetto al periodo di riferimento storico, segnando uno dei valori più alti di sempre. Le zone a Nord hanno registrato gli scarti termici più elevati, in particolare lungo le coste del Mar Mediterraneo, mentre i territori a Sud hanno evidenziato le anomalie minori. Un aspetto visibile di questo costante riscaldamento riguarda le formazioni glaciali africane, oggi limitate a pochissimi massicci montuosi. Il celebre Monte Kilimangiaro, che custodisce le distese di ghiaccio più vaste del continente, ha visto la propria superficie glaciale ridursi in modo continuo nel tempo, passando dai 11.4 km quadrati del 1900 a meno di 1 km quadrato negli ultimi anni, nonostante si siano verificate delle nevicate significative.

L’andamento delle piogge e il livello dei mari

Le precipitazioni mostrano una notevole variabilità a seconda delle zone geografiche, un fattore che incide profondamente sulle attività agricole locali. La regione del Sahel e alcune porzioni a Nord/Ovest dell’Africa hanno beneficiato di piogge superiori alla norma, mentre gran parte dei paesi a Est ha dovuto fronteggiare precipitazioni inferiori alla media, specialmente nell’area del Corno d’Africa. Al contrario, le nazioni situate più a Sud hanno registrato accumuli annuali abbondanti, evidenziando come i pattern atmosferici si distribuiscano in modo totalmente disomogeneo. Parallelamente, l’innalzamento del livello del mare lungo le coste africane supera la media globale in diverse regioni. Si registrano incrementi di 4,2 mm all’anno lungo la costa atlantica, 5,2 mm all’anno sull’Oceano Indiano e picchi di 5,6 mm all’anno nel Mar Rosso.

La spinta verso la prevenzione e il futuro

Per mitigare gli effetti di questi mutamenti diventa essenziale puntare sulla preparazione della cittadinanza. Attualmente, circa il 40% dei Paesi africani dispone di sistemi di allarme rapido multi-rischio, un dato che mostra ampi margini di miglioramento. Tuttavia, sta crescendo con decisione l’adesione alle iniziative internazionali promosse per estendere queste importanti tecnologie protettive a tutta la popolazione. Diverse nazioni stanno adottando programmi mirati che uniscono vari settori della società civile per far fronte comune alle avversità naturali. L’impiego di servizi climatici avanzati, come le proiezioni stagionali, rappresenta uno strumento essenziale per anticipare le criticità e fornire risposte adeguate.