Ha fatto molto discutere l’immagine di Jannik Sinner con un piccolo dischetto bianco sul braccio, un dettaglio che ha sollevato dubbi e preoccupazioni sulle condizioni fisiche del numero 1 del tennis mondiale. Il dispositivo apparso sulla pelle del campione italiano non sarebbe però un segnale di malattia, ma uno strumento sempre più utilizzato nello sport di élite per raccogliere dati in tempo reale sul corpo durante lo sforzo. A spiegare cos’è e a cosa serve il cosiddetto cerotto di Sinner è Andrea Bernetti, medico-fisiatra, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Simfer, Società italiana di medicina fisica e riabilitativa. Il dispositivo è un sensore per il monitoraggio continuo del glucosio, noto anche come CGM, nato originariamente in ambito diabetologico ma oggi utilizzato anche dagli atleti per monitorare il metabolismo energetico.
Bernetti: “si tratta di un sensore per il monitoraggio continuo del glucosio”
“Ha fatto molto discutere l’immagine di Jannik Sinner con un piccolo dischetto bianco sul braccio, sollevando dubbi e preoccupazioni. In realtà si tratta di un sensore per il monitoraggio continuo del glucosio (Cgm), lo stesso strumento originariamente nato in ambito diabetologico, ma oggi ampiamente sfruttato anche nello sport di élite”. Così all’Adnkronos Salute il medico-fisiatra Andrea Bernetti, che chiarisce la natura del dispositivo visto sul braccio di Sinner. Il sensore CGM consente di leggere i livelli di glucosio nel fluido interstiziale sottocutaneo e offre agli atleti informazioni utili durante gli sforzi prolungati. Nel tennis di altissimo livello, dove la durata dei match, l’intensità degli scambi e le condizioni ambientali possono incidere in modo decisivo sulla prestazione, il controllo della risposta metabolica diventa uno strumento prezioso per prevenire cali improvvisi e personalizzare la strategia nutrizionale.
Monitoraggio del glucosio nello sport: alimentazione, recupero e prevenzione dei cali glicemici
“Questo dispositivo, che legge i livelli di glucosio nel fluido interstiziale sottocutaneo – descrive lo specialista – permette agli atleti di avere un dato in tempo reale sul metabolismo energetico durante gli sforzi prolungati, evitando i cali glicemici e consentendo anche di personalizzare l’assunzione di carboidrati. Il campione italiano non vuole lasciare nulla al caso visto il recente problema accusato al Roland Garros”, sottolinea Bernetti. Il punto centrale, nell’analisi del medico-fisiatra, è che il monitoraggio continuo della glicemia non va letto come un indizio di una patologia. Il ricorso a questi dispositivi, infatti, rientra sempre più spesso in una gestione avanzata della performance atletica, nella quale ogni parametro fisiologico può aiutare a modulare alimentazione, idratazione, recupero e carichi di lavoro. Per questo, secondo Bernetti, Sinner “sta sfruttando ogni mezzo messo a disposizione dalla medicina moderna per avere una visione globale del proprio stato fisico, soprattutto durante lo sforzo”. Il sensore immortalato nelle immagini recenti del tennista italiano non deve quindi destare preoccupazione e non significa che l’atleta soffra di diabete.
Sensore CGM anche nei soggetti sani: cosa dice Bernetti
L’uso del sensore per il glucosio non è riservato esclusivamente ai pazienti diabetici. Nel contesto dello sport professionistico, il CGM viene impiegato per osservare le oscillazioni glicemiche e adattare in modo più preciso l’apporto di carboidrati, soprattutto nelle discipline caratterizzate da sforzi lunghi e intermittenti. “Da questo punto di vista – sottolinea il medico-fisiatra – la letteratura scientifica conferma l’utilità di questa pratica anche nei soggetti sani, come evidenziato da una revisione scientifica del 2022, la quale ha dimostrato che il monitoraggio continuo della glicemia aiuti a ottimizzare le strategie nutrizionali e a migliorare il recupero”. Nel caso di Sinner, il dato viene collegato anche al recente episodio fisico accusato al Roland Garros, quando il tennista italiano, dopo aver dominato la partita, ha avuto un improvviso calo che ha cambiato l’andamento del match.
Il precedente al Roland Garros: il calo fisico contro Juan Manuel Cerundolo
Il 28 maggio 2026, durante il secondo turno del Roland Garros, Jannik Sinner era avanti nel punteggio contro Juan Manuel Cerundolo. In Italia erano le 14, il tennista italiano aveva vinto i primi due set ed era avanti 5-1 nel terzo. Poi qualcosa è cambiato. Sinner non stava bene, il fisico non rispondeva più come nella prima parte della partita. In poco più di mezz’ora ha perso il set, e in meno di due ore ha finito per perdere la partita. L’attenzione internazionale si è concentrata sulle condizioni del campione italiano, mentre dall’altra parte del campo Cerundolo festeggiava una vittoria inattesa, arrivata dopo una rimonta che nessuno avrebbe immaginato all’inizio del match.
Cerundolo: “ho notato qualcosa di strano nelle sue gambe”
A raccontare il cambio di inerzia della partita è stato lo stesso Juan Manuel Cerundolo, che in un’intervista a Corriere.it ha descritto la superiorità iniziale di Sinner e poi i segnali fisici che hanno modificato il match. “Jannik stava dominando la partita e il gioco. Aveva un livello altissimo: visione, velocità, potenza. E sembrava sapere già in anticipo quello che sarebbe successo. È un giocatore che ti costringe a una pressione continua e asfissiante. Volevo solo esprimermi al mio massimo livello. Non avrei mai immaginato di poter vincere”. Poi il passaggio sulle difficoltà fisiche notate durante l’incontro: “ho notato qualcosa di strano nelle sue gambe, si muoveva come se avesse i crampi. Gli equilibri del match sono iniziati a cambiare e ho capito che ci sarebbe potuta essere una possibilità per me. Ne ho avuto la conferma nel quarto set, non riusciva a recuperare e la partita si è ribaltata. Ha abbassato la sua intensità, la forza dei suoi colpi, faticava a correre”. Il collegamento tra il precedente problema accusato al Roland Garros e l’utilizzo di tecnologie di monitoraggio come il CGM rientra nella ricerca di una gestione sempre più precisa dello stato fisico dell’atleta, soprattutto nei momenti di massimo stress competitivo.
Dal glucosio al sudore: il futuro dei biosensori nello sport
Il controllo in tempo reale del glucosio potrebbe essere soltanto il primo passo verso un monitoraggio molto più ampio della condizione fisica degli atleti. La ricerca sta infatti lavorando su dispositivi in grado di raccogliere informazioni da più biomarcatori, aprendo la strada a un controllo quasi completo dello stato fisiologico durante allenamenti e competizioni. E guardando al futuro, Bernetti prospetta un’evoluzione tecnologica ancora più avanzata. “Potremmo assistere ad una rivoluzione tecnologica ben più ampia”, afferma lo specialista. Il riferimento è ai biosensori indossabili per l’analisi del sudore, dispositivi pensati per raccogliere dati direttamente dalla sudorazione dell’atleta. “Sono già oggetto di sperimentazione biosensori indossabili per l’analisi del sudore. Dispositivi sotto forma di micro-cerotti o tecno-tatuaggi temporanei, dotati di canali microscopici, che non si limitano all’analisi del glucosio, ma analizzano in tempo reale una moltitudine di biomarcatori direttamente dalla sudorazione dell’atleta. Come ad esempio il lattato per individuare la transizione verso il metabolismo anaerobico, il sodio e il potassio per prevenire la disidratazione profonda e i crampi muscolari, dispositivi persino in grado di effettuare il monitoraggio dei livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) per scongiurare il rischio di sindrome da sovrallenamento“, elenca lo specialista.
Micro-cerotti e tecno-tatuaggi: verso il monitoraggio totale dell’atleta
L’evoluzione descritta da Bernetti porta verso un modello di monitoraggio a 360 gradi della salute e della performance sportiva. Non solo glicemia, quindi, ma anche lattato, sodio, potassio e cortisolo, parametri che possono fornire indicazioni su affaticamento, idratazione, stress fisiologico, rischio di crampi e possibile sovrallenamento. I futuri micro-cerotti e tecno-tatuaggi temporanei potrebbero così diventare strumenti capaci di leggere in tempo reale segnali biologici fondamentali, aiutando staff medici, preparatori e atleti a intervenire prima che un calo fisico o uno squilibrio metabolico compromettano la prestazione. “In questo modo – conclude – il fisico dell’atleta verrebbe monitorato da quasi ogni punto di vista, permettendo di avere informazioni essenziali e predittive per adottare ogni strategia possibile per la massima espressione della performance atletica”.
Il caso Sinner e la nuova frontiera della medicina sportiva
Il cerotto sul braccio di Sinner diventa così il simbolo di una trasformazione più ampia nello sport professionistico. L’obiettivo non è soltanto curare un problema, ma prevenire i cali, ottimizzare l’alimentazione, migliorare il recupero e costruire una fotografia in tempo reale dello stato fisico dell’atleta. Nel tennis moderno, dove pochi punti possono cambiare il destino di una partita e dove il corpo è sottoposto a sollecitazioni estreme, strumenti come il sensore CGM assumono un ruolo sempre più rilevante. Il dispositivo visto su Sinner non rappresenta dunque un allarme, ma un esempio di come la medicina moderna, la tecnologia e l’analisi dei dati stiano entrando in modo sempre più profondo nella preparazione dei campioni.


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