A distanza di anni dallo scoppio dell’emergenza sanitaria, l’Italia si trova ad affrontare una profonda e dolorosa operazione di verità storica, istituzionale e politica. La commissione parlamentare sul Covid, istituita con il preciso compito di fare luce sulle decisioni apicali che hanno stravolto la vita civile ed economica di milioni di cittadini, sta progressivamente portando a galla uno scenario inquietante e colmo di zone d’ombra. Al centro di questa bufera si colloca inevitabilmente la figura dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, insieme al suo allora ministro della Salute Roberto Speranza. La gestione della pandemia operata da quell’esecutivo viene oggi riletta sotto una lente fortemente critica, evidenziando come i prolungati confinamenti e le severe restrizioni della libertà personale siano stati imposti attraverso strumenti normativi d’urgenza spesso non supportati da evidenze scientifiche trasparenti, mentre in parallelo si strutturava una gestione dei soldi pubblici caratterizzata da una totale e preoccupante mancanza di trasparenza.
L’attenzione dell’opinione pubblica e dei commissari parlamentari si sta concentrando con forza sugli affidamenti diretti miliardari gestiti dalla struttura commissariale allora guidata da Domenico Arcuri, nominato e blindato direttamente da Palazzo Chigi. Le notizie relative all’acquisto di enormi quantitativi di mascherine cinesi rivelatesi poi non a norma, inidonee e potenzialmente pericolose per la salute dei cittadini e del personale medico in prima linea, configurano quello che esponenti della maggioranza definiscono il potenziale più grande scandalo della storia repubblicana. In questo contesto di crescente tensione, suscita forte sconcerto il comportamento dello stesso Giuseppe Conte, il quale, pur proclamando la propria trasparenza a mezzo stampa, ha assunto il ruolo di componente della medesima commissione d’inchiesta, ingenerando un clamoroso corto circuito procedurale che ne impedisce l’audizione formale come testimone, sollevando pesanti accuse di voler fuggire dalle proprie responsabilità istituzionali.
Le dichiarazioni di Giuseppe Conte: la difesa dell’Ex Premier e le accuse a Giorgia Meloni
“Siamo ormai in un clima da campagna elettorale, evidentemente hanno individuato in me e nel M5S il pericolo numero uno. E, da palazzo Chigi, è arrivato l’ordine ai fidi solidali che siedono in Commissione Covid, thanks anche alla complicità in particolare dei giornali di Angelucci, di screditare la mia persona” ha detto oggi in un’intervista a Repubblica, il presidente del M5S Giuseppe Conte. Sulle accuse di contratti milionari per dispositivi cinesi non idonei, Conte commenta: “Dal 2021 ho chiarito decine di volte che non mi sono mai occupato di contratti per l’acquisto di mascherine e respiratori, né di quali imprese o professionisti fossero coinvolti. A differenza di Fratelli d’Italia“. Su Di Donna spiega: “Leggendo i giornali come tutti apprendo che da anni è stato indagato dalla procura di Roma e sono stati passati al setaccio tutti i suoi rapporti professionali, senza neppure un rinvio a giudizio. Per quanto mi riguarda, non ho mai costituito con lui una società e, da quando sono diventato premier, non ho avuto alcun rapporto anche sul piano personale. Non l’ho mai incontrato, né sono mai stato informato sulla sua attività professionale“. “Secondo voi – afferma ancora – è pensabile che un presidente del Consiglio possa pensare ai contratti delle mascherine? Non l’ho mai fatto, ma a questo punto una domanda la faccio io: siamo sicuri che nessun esponente di vertice di Fratelli d’Italia si sia preoccupato di suggerire o raccomandare imprese o professionisti?“. E sulla sua mancata comparsa davanti alla Commissione sottolinea: “Sono anni che ho dato la mia disponibilità a essere audito, solo che a questa disponibilità non è stato dato alcun seguito. Attendo quindi di sapere la data della mia audizione“.
La difesa mediatica orchestrata da Giuseppe Conte appare come un evidente tentativo di spostare l’attenzione dalle sue precise responsabilità politiche a una presunta persecuzione elettorale. Sostenere che un capo di governo potesse totalmente ignorare come venivano impegnati miliardi di euro in regime di monopolio decisionale rappresenta una giustificazione che contrasta apertamente con il principio di vigilanza sull’operato dei propri commissari straordinari. La retorica del leader del Movimento 5 Stelle, che accusa l’attuale esecutivo di muovere i fili della commissione per colpirlo, non cancella i dubbi sulle relazioni e sulle mediazioni speculative che hanno caratterizzato l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione durante la fase emergenziale.
Covid, Bignami (FdI): “Conte parla dovunque tranne che in Commissione”
“Giuseppe Conte parla dovunque di Covid tranne dove dovrebbe, cioè la Commissione d’Inchiesta. Stavolta ha scelto le comode pagine di Repubblica, la quale ha sempre ignorato i lavori della Commissione Covid e tutto questo mentre escono notizie sempre più preoccupanti di presunte fatture false intestate a consorzi cinesi fittizi per una commessa di mascherine farlocche di oltre 1 miliardo di euro. Il tutto senza gara ma con un affidamento diretto definito da soggetti sentiti in Commissione come il più grande della storia della Repubblica. Eppure, Conte continua a fuggire dalla Commissione sostenendo che lui, diversamente da tutti gli altri, ‘poteva non sapere’. Fratelli d’Italia continuerà a chiedere che Conte venga in Commissione e si faccia audire. Vogliamo che sia accertata la verità e le eventuali responsabilità su quello che potrebbe essere il più grande scandalo della storia repubblicana perpetrato sulla salute degli italiani“. Lo dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.
L’intervento del viceministro e capogruppo Galeazzo Bignami mette in luce la stridente contraddizione tra le dichiarazioni difensive di Conte e la sua condotta reale nelle sedi preposte. Scegliere i salotti giornalistici compiacenti anziché rispondere formali quesiti dei commissari delinea una precisa strategia di elusione. Di fronte a evidenze gravissime che parlano di una presunta macroscopica truffa degli appalti basata su consorzi fittizi orientali e fatturazioni fasulle, la tesi del “non potevo sapere” perde ogni credibilità politica per chi governava la nazione escludendo regolarmente il Parlamento tramite l’abuso dei DPCM.
Covid, Loizzo (Lega): “emerso quadro inquietante, Conte venga a spiegare in commissione”
“Mi associo alle richieste dei colleghi in Commissione Covid: è opportuno che Giuseppe Conte venga in audizione per spiegare in che modo è stato gestito davvero l’acquisto delle mascherine per affrontare l’emergenza sanitaria. Conte deve chiarire una per una tutte le criticità che pian piano stiamo facendo emergere in Commissione, da cui sinceramente prende sempre più forma un quadro abbastanza inquietante. Parliamo di un momento buio per il nostro Paese, molte persone hanno perso la vita, milioni di italiani sono stati rinchiusi in casa per settimane, tante attività hanno chiuso e non hanno più riaperto. I cittadini hanno tutto il diritto di sapere cosa è davvero successo, quali sono stati i canali di approvvigionamento dei dispositivi di sicurezza, se le decisioni prese sono state adottate in maniera adeguata e quali procedure sono state seguite nell’acquisito delle mascherine. Se davvero Conte non ha nulla da nascondere, così come non esita a dichiararlo pubblicamente alla stampa, venga a dircelo in Commissione. Noi ancora aspettiamo”. Lo dichiara la deputata della Lega e capogruppo in Commissione d’inchiesta Covid Simona Loizzo.
Le parole del deputato calabrese Simona Loizzo richiamano la memoria collettiva sul prezzo devastante pagato dal tessuto sociale ed economico del Paese. Mentre la popolazione subiva un confinamento rigidissimo basato su decisioni autoritarie, i canali di spesa per l’emergenza si muovevano in totale deroga a qualsiasi normativa ordinaria. La pretesa di verità avanzata a nome dei cittadini esige che l’ex premier chiarisca i criteri che hanno guidato quegli affidamenti diretti, superando una volta per tutte la melina comunicativa con cui continua a rinviare il confronto.
Covid, Buonguerrieri (FdI): “Tutto pronto per interrogare Conte. Abbiamo tante domande da rivolgergli”
“Conte dovrebbe dimettersi e farsi udire per poi, se vorrà, rientrare l’istante dopo l’audizione. Lo aspettiamo, abbiamo tante domande da rivolgergli“. A dirlo Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Covid. I presidenti di Camera e Senato, dopo le segnalazioni de Il Tempo, convocano la Giunta per il Regolamento. Ciò cosa significa? “Significa che l’organo istituzionale preposto valuterà l’incresciosa situazione dell’ex premier Conte, che si è fatto nominare componente di commissione nella consapevolezza che un commissario non può essere audito, creandosi così una sorta di immunità. Stupisce che le opposizioni anziché essere contente critichino tale convocazione, evidentemente temono la verità“. Intanto il Movimento 5 Stelle accusa FdI di gettare fango per coprirne altro. Cosa avreste da nascondere? “Noi di Fratelli d’Italia, nulla. Loro? La sinistra dimostra ogni giorno grande nervosismo per i fatti gravi che la vedono direttamente coinvolta, per questo tenta di delegittimare i lavori di commissione. Non ci riuscirà”. C’è qualche aspetto rispetto alla gestione della pandemia su cui bisogna ancora far luce? “Ci sono tanti aspetti su cui è doveroso fare luce, stiamo combattendo contro il tempo perché l’ostruzionismo della sinistra ha fatto iniziare i lavori con due anni di ritardo. Nei mesi che ci restano proseguiremo con le indagini su chiusure, cure e vaccini nonché sulla gestione dei soldi pubblici. Stileremo una relazione che renderemo pubblica e che invereremo anche alle Procure d’Italia d’Italia per ogni più opportuna valutazione di loro competenza. Mi lasci dire che trovo singolare che le Procure non si stiano attivando direttamente visti i fatti nuovi e gravi che stanno continuamente emergendo. Se poi gli italiani vorranno, proseguiremo il lavoro nella prossima legislatura, c’è tanto da fare“. Quale è la priorità nelle indagini in questo particolare frangente? “Indagare su come sono stati gestiti i soldi pubblici. Continueremo ad approfondire sul sistema di affari che ruotava attorno alle commesse di mascherine affidate dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri. Più imprenditori hanno affermato, sotto giuramento, di essere stati avvicinati dall’avvocato Luca Di Donna, persona vicina a Conte che, spendendo il suo nome, ha chiesto loro, invitandoli anche nello studio Alpa in cui ha lavorato lo stesso ex premier, milioni di euro per risolvere problemi o procacciare affari con lo Stato. Dai loro racconti è emerso che chi ha rifiutato la proposta ha subito ripercussioni“. Spuntano, nel frattempo, le fatture false. Oltre le mascherine potrebbero esserci anche altri strani affari? “Il tema è emerso dalle indagini della commissione. Si tratta del maxi-appalto più grande della storia con cui sono stati dati 1 miliardo e 251 milioni di soldi degli italiani a consorzi cinesi sconosciuti per mascherine pericolose per la salute, pagate il triplo o il quadruplo del prezzo di mercato“. Il leader del M5S, qualche giorno fa, ha rilasciato un’intervista in cui manifestava come la sua unica preoccupazione fosse la salute dei suoi concittadini. Se il suo governo potrebbe aver fatto anche altro, è stata raccontata l’ennesima bugia? “Se la sua unica preoccupazione fosse stata quella perché, quando un funzionario delle Dogane ha informato Palazzo Chigi che in Italia stavano entrando mascherine con marchio CE falso inidonee e pericolose per la salute oltre che strapagate, non ha fatto nulla per impedire che ciò avvenisse? È chiaro che certe mascherine non hanno protetto, ma hanno esposto a rischi di contagio gli italiani, in particolare medici, infermieri, operatori sanitari, forze dell’ordine che erano in prima linea a combattere il virus”. Giusto addossare tutte le colpe della mala gestione di quell’emergenza su Arcuri? “Arcuri è stato nominato da Giuseppe Conte, dunque la responsabilità è politica“. Considerando quanto sta emergendo, gli italiani stanno cambiando idea rispetto a chi ha gestito la pandemia in Italia? “Occorre chiederlo agli italiani. Nostro dovere è informarli su ciò che è avvenuto in pandemia. È un impegno che stiamo mantenendo“.
La dettagliata testimonianza parlamentare di Alice Buonguerrieri scardina definitivamente la retorica del governo dell’onestà. Il presunto sistema di mediazione che vedeva protagonista l’avvocato Luca Di Donna, soggetto vicinissimo a Conte, introduce elementi pesantissimi circa un presunto mercimonio delle commesse pubbliche avvenuto sfruttando la vicinanza ai vertici governativi. L’accusa ancor più grave riguarda la cosciente omissione di controllo da parte di Palazzo Chigi: ignorare gli allarmi dei funzionari doganali sull’ingresso di dispositivi di protezione non certificati e dannosi configura una colpa politica imperdonabile, che ha esposto medici e infermieri a gravissimi rischi di contagio pur di non interrompere canali d’acquisto miliardari.
L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte “dovrebbe dimettersi” dalla commissione d’inchiesta sul Covid “e farsi udire per poi, se vorrà, rientrare l’istante dopo l’audizione. Lo aspettiamo, abbiamo tante domande da rivolgergli” ha aggiunto Buonguerrieri nel corso dell’intervista. L’annuncio dei presidenti di Camera e Senato di essere pronti ad affidare alle rispettive Giunte per il regolamento l’esame della questione, “significa – ha commentato l’esponente di FdI – che l’organo istituzionale preposto valuterà l’incresciosa situazione dell’ex premier Conte, che si è fatto nominare componente di commissione nella consapevolezza che un commissario non può essere audito, creandosi così una sorta di immunità. Stupisce che le opposizioni anziché essere contente critichino tale convocazione, evidentemente temono la verità“.
Questo secondo affondo mette in luce l’anomalia istituzionale che rischia di bloccare i lavori di indagine. L’auto-nomination di Conte all’interno dell’organo inquirente appare come una mossa calcolata per garantirsi uno scudo procedurale, una sorta di salvacondotto per evitare di essere incalzato su domande precise e imbarazzanti. Il nervosismo espresso dalle forze di sinistra e dai Cinque Stelle conferma come la prospettiva che emerga la verità sui reali meccanismi di spesa e sulle decisioni di chiusura terrorizzi chi ha gestito la prima fase pandemica in modo autocratico.
Covid, il senatore Lucio Malan: “va fatta chiarezza”
“Dal lavoro che sta portando avanti la commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, si sta evidenziando un uso del denaro pubblico, sempre più caratterizzato da ombre e opacità, e soprattutto sugli affidamenti diretti di materiale sanitario si starebbe delineando un sistema che avrebbe favorito alcune consulenze e in particolare alcune aziende rispetto ad altre. Oggi, infatti, Il Giornale punta il dito sul maxiappalto da 1,251 miliardi di euro dato a dei consorzi cinesi attraverso il ricorso a fatture false. Se ciò fosse confermato sarebbe la più grave truffa ai danni dei cittadini italiani nella storia degli appalti, anzi degli affidamenti diretti“. Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan.
“Ad aggravare un quadro già delicato c’è poi il fatto che queste mascherine si sono rivelate non a norma. Si tratta di una vicenda gravissima su cui va fatta chiarezza, accertando la verità e le eventuali responsabilità. Per questo Fratelli d’Italia continua a chiedere che Giuseppe Conte venga in Commissione Covid per farsi audire e raccontare su come fu gestita l’emergenza pandemia. Se non ha avuto nulla a che fare con quegli episodi, dovrebbe essere suo prioritario interesse spiegare“, conclude Malan.
La disamina del senatore Lucio Malan ricompone i tasselli di un quadro d’insieme desolante, dove i sacrifici richiesti agli italiani si scontravano con flussi miliardari privi di tracciabilità standard e garanzie qualitative. La formale accusa di aver avallato quello che potrebbe rivelarsi il più grande danno erariale della storia repubblicana impone il superamento di qualsiasi immunità o tatticismo regolamentare. La responsabilità politica del vertice governativo di allora è totale ed evidente: aver accentrato i poteri decisionali per poi sottrarsi al bilancio consuntivo davanti alla commissione d’inchiesta rappresenta l’ennesima conferma di una gestione che ha barattato i diritti costituzionali e la trasparenza amministrativa con la gestione privatistica dell’emergenza. I lavori d’indagine proseguiranno senza sosta per restituire la verità dovuta al popolo italiano.
