L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) ha lanciato oggi un appello urgente ai governi affinché rafforzino il coordinamento transfrontaliero, avvertendo che la chiusura dei confini potrebbe spingere gli spostamenti delle persone nella clandestinità, aumentando così i rischi di trasmissione di malattie come l’Ebola. La notizia arriva in seguito alla recente decisione di chiudere la frontiera tra Uganda e Repubblica democratica del Congo per contenere l’epidemia in corso. Secondo Ugochi Daniels, vicedirettore generale dell’Oim per le operazioni, “i virus non si fermano ai confini, e nemmeno la nostra risposta dovrebbe farlo”.
Daniels sottolinea come le misure restrittive sulle frontiere possano avere effetti controproducenti, spingendo le persone a spostarsi attraverso percorsi informali dove i controlli sanitari e la sorveglianza sono limitati. “Quando i confini si chiudono, le persone spesso continuano a spostarsi attraverso percorsi informali dove i controlli sanitari e la sorveglianza sono limitati”, ha aggiunto Daniels, evidenziando la necessità di strategie coordinate tra i paesi interessati per garantire una gestione efficace della mobilità umana durante le epidemie.
I rischi della mobilità clandestina in contesti di epidemia
L’Oim sottolinea come la chiusura dei confini possa spingere le persone a viaggiare in maniera clandestina, rendendo più difficile tracciare e contenere la diffusione del virus. In contesti come quello tra Uganda e Repubblica democratica del Congo, dove l’Ebola continua a rappresentare una minaccia sanitaria, la mancanza di un coordinamento transfrontaliero aumenta il rischio di nuovi focolai.
L’agenzia internazionale ribadisce l’importanza di un approccio integrato, che combini controlli sanitari rigorosi, sorveglianza epidemiologica e cooperazione tra Stati, invece di affidarsi esclusivamente a misure di chiusura dei confini. Questo approccio, secondo l’Oim, consente di proteggere sia le popolazioni locali che chi si sposta tra i paesi, riducendo l’impatto dell’epidemia.
Coordinamento internazionale come chiave di prevenzione
L’esortazione dell’Oim arriva in un momento critico, con il virus dell’Ebola ancora attivo e la mobilità tra paesi africani altamente frequente. Il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera non riguarda solo la salute pubblica, ma anche la gestione umanitaria e la protezione dei migranti, spesso i più esposti ai rischi derivanti da percorsi informali.
Secondo l’agenzia, solo attraverso un coordinamento internazionale efficiente è possibile ridurre il ricorso a spostamenti clandestini e garantire un controllo più efficace della diffusione dei virus. L’Oim ribadisce così che le misure di contenimento devono essere intelligenti, integrate e sostenibili, per proteggere la salute pubblica senza creare nuove vulnerabilità.


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