Continua a peggiorare il bilancio dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 71 nuovi casi confermati, portando il totale dei contagi accertati a 452 dall’inizio dell’emergenza sanitaria, dichiarata il 15 maggio scorso. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Salute congolese e riportati dall’agenzia Wam, il numero delle vittime documentate è salito a 82. L’epidemia è causata dal raro ceppo Bundibugyo del virus Ebola, per il quale attualmente non esistono vaccini o trattamenti specifici approvati. La malattia, che si trasmette attraverso il contatto con fluidi corporei infetti come sangue, vomito e liquido seminale, presenta un elevato tasso di mortalità.
L’evoluzione dell’emergenza preoccupa la comunità scientifica internazionale. Un recente studio elaborato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti suggerisce che, in assenza di misure di contenimento efficaci, l’epidemia potrebbe raggiungere o addirittura superare i 20mila casi nei prossimi 3 mesi. Secondo gli esperti americani, la velocità con cui le autorità sanitarie riescono a identificare e isolare i soggetti infetti rappresenta il fattore decisivo per limitare la diffusione del virus. Gli scenari più favorevoli, caratterizzati da tassi di isolamento tra il 50% e il 70% dei contagiati, potrebbero contenere il numero complessivo dei casi intorno a quota 10mila. In caso contrario, la diffusione potrebbe assumere dimensioni molto più ampie.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’epidemia un’emergenza sanitaria globale già nel mese di maggio. Alcuni specialisti ritengono inoltre che i primi contagi possano essere iniziati già a febbraio, ma che siano stati inizialmente confusi con altre forme del virus. Le operazioni di risposta sanitaria sono rese particolarmente difficili dal contesto di instabilità che interessa l’Est del Paese. Il conflitto tra le forze governative congolesi e il gruppo ribelle M23, sostenuto dal Ruanda secondo Kinshasa, insieme agli attacchi delle milizie affiliate allo Stato Islamico, ha provocato vasti spostamenti di popolazione, complicando le attività di tracciamento e assistenza medica.
Gli esperti sottolineano tuttavia che il rischio di una diffusione significativa dell’epidemia al di fuori della regione africana rimane al momento contenuto, grazie alle misure di controllo sanitario adottate da diversi Paesi e ai sistemi di monitoraggio dei viaggiatori provenienti dalle aree colpite. L’attuale epidemia richiama alla memoria la crisi dell’Africa occidentale del 2014-2016, la più grave mai registrata, che causò oltre 28mila casi e più di 11mila decessi.


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