L’Europa prova a fare squadra contro il virus Ebola. Venerdì si terrà una videoconferenza straordinaria dei ministri della Salute dell’Unione europea per affrontare la recente epidemia di Ebola in Africa centrale e discutere ulteriori misure di preparazione e coordinamento tra gli Stati membri. L’iniziativa arriva in un momento particolarmente delicato, dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il 17 maggio, ha dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per il focolaio di Ebola causato dal virus Bundibugyo. Una decisione presa alla luce dell’aumento dei casi e dei decessi, che hanno evidenziato una situazione complessa nelle aree colpite.
Il ruolo dell’Italia e l’intervento di Giorgia Meloni
Tra i Paesi europei che si sono mossi più rapidamente figura l’Italia, che ha attivato una serie di misure già nei giorni successivi all’allerta internazionale. È stato lo stesso presidente del Consiglio Giorgia Meloni a intervenire direttamente inviando una lettera al presidente di turno del Consiglio dell’Ue Nikos Christodoulides, al presidente del Consiglio europeo António Costa e al presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Nella lettera, il premier ha sollecitato, nel rispetto delle competenze nazionali in materia sanitaria, “un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite”.
L’obiettivo è quello di costruire una risposta condivisa a livello europeo per affrontare in maniera efficace i rischi connessi alla diffusione del virus e alla gestione dei viaggiatori provenienti dalle aree interessate dal focolaio.
Le misure adottate dal Ministero della Salute
Prima ancora dell’intervento del presidente del Consiglio, il Ministero della Salute aveva predisposto una prima circolare contenente le indicazioni per la “sorveglianza sanitaria al personale, sanitario e non, impiegato in attività di cooperazione/supporto sanitario o logistico presso organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, che erogano servizi di tipo sanitario, assistenziale e logistico, impiegati nelle zone del Paese interessate dal focolaio”.
Successivamente, il 29 maggio, è stata emanata un’ordinanza contenente le procedure operative e le misure di sorveglianza sanitaria da applicare ai soggetti provenienti dalle aree considerate a rischio.
Il provvedimento stabilisce che “chiunque provenga, direttamente o indirettamente, con qualsiasi mezzo di trasporto, dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda, o che sia stato in quelle aree fino a 21 giorni prima dell’ingresso in Italia, deve entro 24 ore compilare, firmare e inviare una dichiarazione al Dipartimento di Prevenzione della Asl di residenza o domicilio”.
Si tratta di una misura finalizzata a rafforzare il monitoraggio sanitario e a consentire un più efficace tracciamento dei possibili casi sospetti.
Germania, sette centri specializzati e piano per le evacuazioni sanitarie
Tra i Paesi europei che hanno predisposto una risposta strutturata all’emergenza figura la Germania, che ha attivato una rete composta da sette centri di isolamento specializzati ad alto livello. Tra le strutture coinvolte vi sono i centri gestiti dall’ospedale universitario Charité di Berlino e dall’ospedale universitario di Francoforte, dotati di sistemi avanzati di biocontenimento e di camere dedicate alla quarantena.
Le autorità tedesche hanno inoltre predisposto un piano operativo per eventuali evacuazioni sanitarie, nel caso in cui si rendesse necessario trasferire nel Paese persone con casi sospetti o confermati di Ebola.
L’ospedale universitario Charité di Berlino ha anche preso in carico, su richiesta del Governo degli Stati Uniti, un cittadino americano contagiato dal virus Ebola. Una strategia che si muove lungo una linea simile a quella adottata dall’Italia, che ha già organizzato un volo di rimpatrio dalla Repubblica Democratica del Congo per una dottoressa di Medici senza Frontiere entrata in contatto con pazienti successivamente risultati positivi al virus.
La professionista sanitaria è stata rimpatriata e, pur non essendo risultata positiva, sta completando il periodo di quarantena presso l’Inmi Spallanzani di Roma.
La Francia punta sul tracciamento rigoroso dei contatti
Anche la Francia ha rafforzato il proprio sistema di controllo seguendo le linee guida elaborate dal Santé Publique France, organismo equivalente al Servizio sanitario nazionale italiano. I casi sospetti o confermati vengono gestiti all’interno di centri ospedalieri ad alta sicurezza, in particolare nell’area di Parigi.
I protocolli francesi prevedono un rigoroso sistema di tracciamento dei contatti, considerato uno degli strumenti più efficaci per contenere eventuali catene di trasmissione, oltre all’isolamento immediato dei viaggiatori sintomatici provenienti dalle zone colpite dall’epidemia.
La strategia della Spagna e il ruolo dell’ospedale La Paz-Carlos III
La Spagna ha invece individuato nell’ospedale La Paz-Carlos III di Madrid il proprio centro nazionale di riferimento per la gestione delle malattie infettive ad alto rischio. La struttura è incaricata della presa in carico dei casi sospetti e confermati di Ebola e rappresenta per il sistema sanitario spagnolo un punto di riferimento analogo a quello svolto in Italia dall’Inmi Spallanzani di Roma.
L’organizzazione centralizzata consente di concentrare competenze specialistiche, tecnologie e protocolli di sicurezza necessari per affrontare eventuali emergenze legate al virus.
Verso una risposta europea più coordinata
La videoconferenza straordinaria dei ministri della Salute rappresenta un passaggio importante nel tentativo dell’Unione europea di rafforzare il coordinamento tra gli Stati membri di fronte alla minaccia rappresentata dall’epidemia di Ebola.
Nonostante ogni Paese abbia finora adottato strategie autonome per il rimpatrio del personale esposto, il monitoraggio sanitario e la gestione dei casi sospetti, l’obiettivo comune è quello di aumentare la cooperazione e uniformare le procedure per la sorveglianza alle frontiere, il tracciamento e la risposta sanitaria.
L’emergenza dichiarata dall’Oms ha infatti riportato al centro dell’attenzione europea la necessità di una collaborazione più stretta nella gestione delle malattie infettive ad alto rischio, con particolare attenzione ai collegamenti tra il continente europeo e le aree africane interessate dal focolaio.


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