Emicrania, malattia “invisibile” per 6 milioni di persone in Italia

Emicrania, una malattia neurologica che colpisce milioni di italiani: diagnosi precoce e accesso alle cure le sfide ancora aperte

In Italia circa 6 milioni di persone convivono con l’emicrania, una patologia neurologica spesso sottovalutata e ancora troppo frequentemente confusa con un semplice mal di testa. La malattia interessa soprattutto le donne, con un’incidenza tre volte superiore rispetto agli uomini, e colpisce prevalentemente la fascia d’età compresa tra i 25 e i 55 anni. Gli attacchi possono manifestarsi con intense cefalee pulsanti, nausea, ipersensibilità alla luce e ai rumori, oltre a deficit cognitivi che compromettono in modo significativo la vita quotidiana, lavorativa e relazionale dei pazienti. Non a caso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità colloca l’emicrania severa al massimo livello della scala della disabilità, equiparandola a condizioni altamente invalidanti come la demenza.

In occasione di giugno, mese dedicato alla sensibilizzazione sull’emicrania, comunità scientifica e associazioni dei pazienti rilanciano un messaggio chiaro: oggi la malattia può essere affrontata grazie a percorsi terapeutici mirati e a trattamenti innovativi, ma l’accesso a queste opportunità resta ancora limitato. Da qui la necessità di ridurre i ritardi diagnostici, favorire il ricorso tempestivo ai Centri Cefalee e garantire una maggiore equità nell’accesso alle cure. Una presa in carico specialistica e precoce può infatti contribuire a ridurre l’impatto della patologia e a migliorare sensibilmente la qualità di vita delle persone che ne soffrono.

Per accendere i riflettori su una malattia spesso invisibile e combattere lo stigma che la accompagna, è disponibile su Prime Video il documentario “Una vita a metà”. Scritto e diretto da Donatella Romani e Roberto Amato, prodotto da Telomero Produzioni con il contributo non condizionante di AbbVie, il film vede l’attrice Francesca Cavallin nel ruolo di narratrice. Attraverso le testimonianze dello stand-up comedian Saverio Raimondo, della giornalista Monica Guerzoni e del canottiere olimpico Matteo Sartori, il documentario racconta le difficoltà quotidiane di chi vive con l’emicrania. Un percorso che mette in luce le conseguenze della malattia sul lavoro, sulle relazioni affettive e sulla vita sociale, ma che racconta anche la possibilità di una nuova prospettiva grazie ai progressi della ricerca e all’arrivo di terapie di ultima generazione.

L’emicrania è stata per molto tempo considerata la Cenerentola delle malattie neurologiche – sottolinea Alessandra Sorrentino, Presidente Associazione Al.Ce. Alleanza Cefalalgici – Per fortuna qualche anno fa qualcosa è cambiato e sono arrivati trattamenti innovativi e specifici. Ė una patologia che non può essere sottovalutata perché impatta gravemente sulla vita delle persone che ne soffrono, soprattutto quando evolve in forma cronica, rendendo veramente difficile affrontare anche le più semplici azioni quotidiane. Tutto questo non è ancora percepito in modo corretto da parte dell’opinione pubblica e spesso anche dagli stessi pazienti. A nostro avviso sono estremamente importanti iniziative come il mese di sensibilizzazione e il documentario “Una vita a metà”. Fare una corretta informazione significa abbattere il muro del pregiudizio, dare dignità sociale alle persone che soffrono di questa malattia neurologica invisibile e spingerle a non rassegnarsi, ricordando loro che la sofferenza non è un destino ineluttabile”.

Nel panorama della gestione dell’emicrania la più recente innovazione è rappresentata dai gepanti, classe di farmaci progettati per il trattamento e la prevenzione della malattia. Agiscono come antagonisti orali del recettore del CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina).

Per anni abbiamo curato l’emicrania con farmaci già utilizzati per altre patologie e che però determinavano pesanti effetti collaterali – aggiunge Piero Barbanti, Professore Ordinario di Neurologia, Università – IRCCS San Raffaele di Roma, Direttore Unità per la cura e la ricerca su Cefalee e Dolore – L’introduzione degli anticorpi monoclonali prima e dei gepanti ora segna una rivoluzione senza precedenti. Sono disponibili molecole orali specifiche ed efficaci che possono sia prevenire l’attacco che spegnerlo. Ciò semplifica la vita del paziente e modifica la storia naturale della malattia. È però cruciale che le persone si affidino ai centri di riferimento e che vengano snellite le lunghe lista di attesa. Il sistema attuale presenta ancora delle lacune. Diventa fondamentale facilitare l’accesso ai trattamenti per i pazienti cronici e intercettare i pazienti episodici, perché più a lungo un paziente aspetta per essere curato, più difficile e costoso sarà gestire l’emicrania e le sue conseguenze”.

Ascoltare le storie di chi vive con l’emicrania ci ha toccato profondamente – affermano gli autori del documentario Donatella Romani e Roberto AmatoL’obiettivo del nostro lavoro è stato duplice, da un lato aumentare la conoscenza della patologia per combattere stigma e pregiudizio di chi considera l’emicrania “un banale mal di testa”, e dall’altro incoraggiare i pazienti a chiedere aiuto e rivolgersi agli specialisti perché oggi grazie all’innovazione l’emicrania non è più una condizione a cui doversi rassegnare”.

Siamo orgogliosi di aver sostenuto un progetto che mette al centro l’esperienza dei pazienti e contribuisce a diffondere una maggiore consapevolezza dell’emicrania – conclude Irma Cordella, Corporate Affairs Director AbbVie Italia – Il nostro impegno nella ricerca scientifica nell’ambito delle neuroscienze va di pari passo con la responsabilità sociale. Crediamo nella comunicazione accessibile, seppur rigorosa e vicina alle persone, come strumento per promuovere una corretta informazione”.