Alzando gli occhi verso il cielo notturno potremmo presto assistere a uno spettacolo cosmico che la maggior parte dell’umanità ha l’opportunità di ammirare una sola volta nel corso dell’intera esistenza. Nelle fredde e buie profondità dello Spazio, a circa 3mila anni luce di distanza dal nostro Sistema Solare, il sistema stellare T Coronae Borealis è sul punto di innescare una colossale eruzione termonucleare. Questo cataclisma epocale farà letteralmente brillare una “nuova” stella nel firmamento, portando la sua luminosità improvvisa a eguagliare con facilità quella della famosa Stella Polare del Nord. Le previsioni puntano i riflettori proprio su queste settimane, con alcune stime teoriche avanzate di recente che indicano la data di domani 25 giugno come possibile momento culminante per l’arrivo di questo lampo di luce.
Il meccanismo di una nova ricorrente
Il sistema protagonista di questo evento si basa su una dinamica tanto affascinante quanto distruttiva. T Coronae Borealis è un classico esempio di nova ricorrente, un fenomeno estremamente inusuale di cui si conoscono appena 5 esemplari confermati in tutta la nostra galassia. Tutto nasce dall’interazione tra 2 corpi celesti co-orbitanti: una densa nana bianca e una gigante rossa. La nana bianca si nutre incessantemente del materiale strappato all’atmosfera della sua immensa compagna. Quando la massa accumulata raggiunge un punto critico, si innesca una gigantesca esplosione che espelle violentemente la materia nello Spazio. Dopo l’eruzione, il processo di furto di materia ricomincia da capo. In media, questo drammatico ciclo giunge al culmine una volta ogni 80 anni, e l’ultima volta che la luce di questa nova ha raggiunto il nostro pianeta era il 1946.
Quando avverrà l’esplosione
Prevedere il momento esatto in cui la radiazione di un evento così distante colpirà il nostro pianeta è estremamente complesso. Gli scienziati hanno studiato a lungo le lievi fluttuazioni di luminosità di questo sistema per cercare di anticipare il bagliore, tenendo conto dei tassi di accrescimento del materiale. Un recente studio condotto da un ricercatore dell’Osservatorio di Parigi ha introdotto la possibile influenza di un terzo corpo celeste teorico all’interno del sistema, fornendo 4 potenziali finestre temporali. La scadenza finale indicata da questa specifica ricerca cade proprio il 25 giugno 2026. Sebbene molti esperti ritengano impossibile fissare il mese o il giorno esatto, c’è un forte consenso sul fatto che l’esplosione debba ormai manifestarsi da un momento all’altro.
Come individuare la stella nel cielo
Durante i lunghi periodi di calma, il sistema ha una magnitudine media di +10, risultando totalmente invisibile a occhio nudo. Tuttavia, durante il picco dell’eruzione, compirà un balzo improvviso e potentissimo fino a magnitudine +2. Per prepararsi all’osservazione serale, occorre volgere lo sguardo verso la costellazione della Corona Boreale, un semicerchio di stelle posizionato in alto nel cielo estivo tra le costellazioni del Boote e di Ercole. Per individuarla con precisione prima che diventi accecante, occorre cercare la stella Epsilon Coronae Borealis, la seconda da sinistra nella formazione semicircolare. Spostando lo sguardo di circa un grado verso il basso e verso destra si troverà l’area esatta in cui apparirà la nova.

Per quanto tempo rimarrà visibile
Nel momento in cui l’esplosione si manifesterà appieno ai nostri occhi, la fase di massimo splendore avrà una durata limitata. Secondo gli esperti, il bagliore dell’eruzione rimarrà percepibile a occhio nudo per poco meno di una settimana. Successivamente, la sua incredibile luminosità inizierà a svanire in modo graduale, tornando a richiedere l’uso di un buon binocolo per essere seguita nei giorni successivi. Chi desidera ammirare l’evento farà bene a tenere sotto controllo la volta celeste ogni sera per cogliere la fugace apparizione di T Coronae Borealis prima che la stella scompaia nel buio cosmico per altri 80 anni.


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