Il meteo spaziale torna ad animarsi con una nuova allerta in vista del fine settimana. Ieri, la dinamica macchia solare 4465 ha scatenato un’esplosione sulla superficie della nostra stella, in una regione in cui le temperature superano normalmente i 6.000°C, generando una vasta espulsione di massa coronale (CME) ad alone. Questo vasto fronte di plasma e particelle cariche si è staccato dall’atmosfera del Sole per iniziare la sua corsa inarrestabile attraverso lo Spazio profondo, puntando esattamente verso la Terra a una velocità eccezionale. Sebbene il brillamento scatenante sia stato classificato di classe C6, una categoria considerata di potenza modesta, l’eruzione spaziale si è rivelata estremamente rapida e incredibilmente ben direzionata, dritta verso il nostro pianeta.
Le previsioni di NASA e SWPC NOAA per l’impatto
I modelli previsionali elaborati dai supercomputer della NASA e dello Space Weather Prediction Center della NOAA concordano in pieno sulle tempistiche di questo imminente incontro. La gigantesca nube magnetica dovrebbe raggiungere il campo protettivo del nostro pianeta domani 13 giugno. L’arrivo di questo massiccio flusso energetico scaturito dal cuore del Sistema Solare provocherà una decisa reazione della magnetosfera terrestre, dando vita a una perturbazione chiara ed evidente.
I possibili effetti della tempesta G2
L’interazione tra l’onda di plasma e lo scudo magnetico del nostro pianeta ha l’effettivo potenziale di innescare una vera e propria tempesta geomagnetica classe G2 proprio durante i giorni di questo fine settimana. Questa specifica categoria identifica tempeste di intensità moderata, che mantengono in ogni caso la capacità di generare affascinanti aurore. Questi spettacolari bagliori nel cielo notturno potrebbero espandersi a latitudini più basse del consueto, rendendosi visibili agli occhi degli osservatori semplicemente volgendo lo sguardo all’orizzonte verso Nord, o in determinati luoghi aperti persino guardando in direzione Nord/Ovest. Dal punto di vista delle infrastrutture, gli effetti di un evento di intensità G2 si dimostrano ampiamente gestibili, causando al massimo qualche transitoria anomalia nei segnali radio ad alta frequenza e lievissime fluttuazioni di corrente all’interno delle reti elettriche costruite a latitudini estreme.
