La mappa delle temperature al suolo fissata a mezzanotte di ieri, 25 giugno, rivela che vaste zone del continente europeo registrano notti sempre più afose, con minime che spesso non scendono sotto i +20°C. Il risultato è il moltiplicarsi delle cosiddette notti tropicali, con un conseguente sovraccarico per l’organismo e una ridotta facoltà di recuperare le energie rispetto alle ondate di caldo di un tempo. La ‘notte tropicale‘ si verifica quando la temperatura non scende al di sotto dei +20°C durante le ore notturne. Di recente, questo fenomeno è aumentato significativamente sull’Europa occidentale e nel Mediterraneo, rendendo il clima notturno sempre meno fresco e rigenerante, persino lontano dai grandi centri urbani.
Se osserviamo con attenzione la mappa, il sud della Gran Bretagna mostra già ampie zone comprese tra 20 e 24°C, valori che possono spingere diverse località oltre la soglia di definizione di notte tropicale, in particolare nei centri urbani. Lungo l’asse che va dalla Francia alla Germania e nell’area del Benelux, addirittura, compaiono temperature serali comprese tra +25 e +30°C, indizio di minime eccezionali e in alcuni casi vicine o superiori ai precedenti record storici. Nel bacino del Mediterraneo, dalle coste italiane a quelle balcaniche, fino all’Egeo, all’Anatolia occidentale e alle rive del Nordafrica, le fasce costiere si attestano intorno a +22/+28°C.

Ovviamente questa singola immagine non consente di conteggiare direttamente il numero di notti tropicali, ma il fatto che già alla mezzanotte una porzione così ampia del vecchio continente sia oltre i venti gradi suggerisce una diffusione molto estesa di notti tropicali. Quando la temperatura resta elevata anche durante la notte, il corpo fatica a smaltire il calore accumulato nelle ore diurne.
Le autorità sanitarie segnalano infatti che le notti con minime dai +25°C in su possono risultare ancora più rischiose delle temperature diurne. Questo accade perché impediscono al corpo di rigenerarsi, compromettendo il riposo notturno e accrescendo il rischio di ictus da calore, insufficienze cardiache e disturbi respiratori, specialmente per le fasce più fragili come anziani, bimbi e chi soffre di patologie croniche. In questo contesto, le notti tropicali diventano un indicatore chiave per valutare l’impatto complessivo delle ondate di calore sulla salute pubblica.
Le aree urbane densamente popolate tra Francia, Germania e Benelux, le grandi metropoli europee e le coste del Mediterraneo risultano particolarmente vulnerabili. In tali situazioni, la sinergia tra afa, effetto di isola di calore urbana e temperature minime elevate genera condizioni di disagio bioclimatico che impediscono qualsiasi sollievo termico, anche durante la notte. La conseguenza è un peggioramento del riposo notturno, un calo della resa quotidiana e un incremento della richiesta di cure mediche, con un forte sovraccarico dei pronto soccorso durante i periodi di afa prolungata.
Il fenomeno non riguarda solo i picchi estremi, ma ridefinisce la nuova normalità delle temperature minime, sempre meno favorevoli al refrigerio naturale. Per questo motivo, la valutazione delle ondate di caldo non si basa più soltanto sui massimi diurni, ma considera sempre di più l’andamento delle minime notturne e la durata complessiva dello stress termico, che tende a coprire ormai l’intero arco delle 24 ore.


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