EXE PO 2026, al via l’esercitazione nazionale sul rischio idrogeologico e idraulico nel bacino del Po

Dal 25 giugno la Protezione Civile testerà soccorsi, allertamento e coordinamento interregionale davanti a una piena straordinaria ispirata all’alluvione del 2000

Prenderà il via giovedì 25 giugno la fase operativa di “EXE PO 2026”, l’esercitazione nazionale di protezione civile dedicata alla gestione del rischio idrogeologico e idraulico nell’intero bacino del fiume Po. L’attività rappresenta uno dei principali test operativi del sistema nazionale per verificare la capacità di risposta di istituzioni, strutture tecniche, volontariato e soccorsi di fronte a uno scenario di piena straordinaria su scala interregionale. Coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con l’AIPo, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po, e con le Regioni Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, la simulazione metterà alla prova la macchina dei soccorsi davanti a una piena eccezionale, ispirata alla storica alluvione che, nell’ottobre del 2000, colpì il Nord-Ovest del Paese.

Una piena straordinaria del Po per testare la risposta del sistema nazionale

Il cuore di EXE PO 2026 sarà la simulazione di uno scenario meteorologico e idraulico complesso, costruito attorno all’ipotesi di una piena straordinaria del fiume Po. L’esercitazione consentirà di verificare sul campo, e anche per “posti di comando”, il funzionamento dei flussi operativi e decisionali in una situazione di emergenza che coinvolge più territori regionali. L’obiettivo dell’attività esercitativa è testare i flussi di comunicazione, i modelli di intervento, il sistema di allertamento nazionale e regionale e il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. La prova permetterà di valutare la capacità di risposta e la sinergia del Servizio Nazionale della Protezione Civile di fronte a una crisi potenzialmente estesa e caratterizzata da criticità diffuse lungo il bacino del Po. La dimensione interregionale dell’esercitazione assume un valore centrale: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto saranno coinvolte in una simulazione che punta a misurare l’efficacia della cooperazione tra strutture locali, regionali e nazionali, in un quadro operativo che richiede rapidità decisionale, condivisione delle informazioni e attivazione coordinata delle risorse disponibili.

Il ruolo del Dipartimento della Protezione Civile, AIPo e Regioni

La regia di EXE PO 2026 è affidata al Dipartimento della Protezione Civile, che coordina l’attività in collaborazione con AIPo e con le quattro Regioni interessate. Il coinvolgimento dell’Agenzia Interregionale per il fiume Po è determinante per gli aspetti legati alla gestione delle piene, al monitoraggio idraulico e alla valutazione delle criticità lungo il reticolo fluviale. La simulazione servirà a mettere alla prova le procedure previste per il governo delle piene, verificando l’integrazione tra le strutture di coordinamento dedicate e il sistema nazionale di comunicazione e intervento. In questo quadro, particolare attenzione sarà rivolta alla capacità delle istituzioni di operare in modo sinergico, garantendo continuità informativa e tempestività nell’attivazione dei soccorsi.

Le dichiarazioni del Capo Dipartimento Fabio Ciciliano

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha sottolineato il valore dell’esercitazione come momento di verifica della risposta operativa nazionale davanti agli eventi di piena e alluvione. “EXE PO 2026” – sottolinea il Capo Dipartimento, Fabio Ciciliano – “rappresenta un’importante occasione di verifica della risposta operativa del sistema nazionale di protezione civile agli eventi di piena e di alluvione. Attraverso l’attivazione di specifiche strutture di coordinamento per il governo delle piene, che si integrano nel sistema nazionale di comunicazione e intervento, metteremo alla prova i metodi di allertamento, di soccorso e di assistenza alla popolazione, la tutela degli animali e la valutazione delle situazioni di pericolosità e di rischio. Un test importante per affinare le procedure operative e garantire che ogni livello istituzionale, dal locale al nazionale, sappia muoversi all’unisono per la tutela del territorio e delle comunità”. Le parole di Ciciliano evidenziano la portata dell’esercitazione non solo come prova tecnica, ma anche come verifica complessiva della capacità del sistema di protezione civile di agire in modo coordinato nella gestione di emergenze complesse.

Scenari operativi nei territori di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto

Diversi saranno gli scenari operativi simulati nei territori delle quattro Regioni coinvolte. L’esercitazione vedrà la partecipazione delle colonne mobili del volontariato di protezione civile, chiamate a operare in contesti di emergenza legati alla piena del Po e alle sue possibili conseguenze sul territorio. Saranno inoltre attivate squadre di tecnici per le verifiche di potenziali danni su edifici, infrastrutture e reti strategiche. Questo aspetto rappresenta una componente essenziale della simulazione, perché consente di valutare la capacità di analisi e intervento sulle strutture esposte al rischio, con particolare riferimento alla continuità dei servizi essenziali e alla sicurezza delle comunità. La prova servirà anche a verificare l’efficienza dei collegamenti tra le squadre operative sul territorio e le strutture di coordinamento, mettendo alla prova la gestione delle informazioni in tempo reale e la capacità di assumere decisioni rapide in condizioni di criticità.

Droni, idrovore e modulo europeo HCP per gli scenari più critici

Per affrontare gli scenari più critici della piena entreranno in azione anche tecnologie e mezzi specialistici. Tra questi, i droni per il monitoraggio degli argini, strumenti sempre più rilevanti nella sorveglianza del territorio e nella valutazione delle condizioni delle opere idrauliche durante gli eventi di piena. Saranno impiegate anche idrovore, fondamentali per la gestione dell’acqua in aree allagate o a rischio allagamento, e l’innovativo modulo europeo di elevata capacità di pompaggio, noto come HCP. L’utilizzo di queste risorse permetterà di testare la capacità di intervento in situazioni caratterizzate da accumuli d’acqua significativi e da possibili criticità per abitati, infrastrutture e aree produttive. L’inserimento del modulo HCP all’interno dell’esercitazione conferma la dimensione avanzata della prova, che punta a verificare non solo la risposta ordinaria del sistema, ma anche l’integrazione di strumenti specialistici in contesti emergenziali complessi.

Soccorso alla popolazione, fasce vulnerabili e tutela degli animali

Una parte rilevante di EXE PO 2026 sarà dedicata al soccorso e all’assistenza della popolazione. Gli scenari previsti permetteranno di verificare le procedure di supporto alle persone coinvolte da un evento alluvionale, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili. L’esercitazione includerà anche attività legate alla tutela degli animali, elemento sempre più centrale nella pianificazione di protezione civile. La gestione di un’emergenza alluvionale richiede infatti interventi articolati, capaci di considerare non solo l’evacuazione e l’assistenza delle persone, ma anche la protezione degli animali presenti nei territori interessati. Questi test serviranno a valutare l’efficacia delle procedure di accoglienza, assistenza e supporto, in un contesto che riproduce le difficoltà operative di una piena straordinaria e delle conseguenti criticità sul territorio.

Il treno sanitario tra Bologna e Poggio Rusco per l’evacuazione dei pazienti

Tra gli scenari più significativi previsti da EXE PO 2026 ci sarà quello legato al treno sanitario. La stazione ferroviaria di Bologna e quella di Poggio Rusco, in provincia di Mantova, saranno lo scenario dell’attività che, tramite l’impiego di figuranti, permetterà di simulare il trasferimento in sicurezza dei pazienti evacuati dall’Ospedale di Pieve Coriano, nel Mantovano. Questo scenario assume particolare rilievo perché riguarda la gestione sanitaria in emergenza e la capacità di organizzare il trasferimento protetto di persone fragili o ricoverate, in condizioni potenzialmente rese complesse da un evento alluvionale. Il ricorso al treno sanitario consente di testare un modello di evacuazione su ferro, con il coinvolgimento di strutture sanitarie, logistiche e operative. La simulazione permetterà di verificare tempi, procedure, coordinamento tra enti e sicurezza del trasferimento, elementi essenziali in caso di emergenze che interessino ospedali o presidi sanitari collocati in aree esposte al rischio idraulico.

IT-alert e rischio collasso grandi dighe: i test a Porto della Torre e Salionze

Particolare attenzione sarà rivolta anche al sistema nazionale di allarme pubblico IT-alert, che verrà testato sul rischio specifico “collasso grandi dighe”. I test interesseranno, in due distinte giornate, l’area della diga di Porto della Torre, in provincia di Varese, tra i comuni di Somma Lombardo, in Lombardia, e Varallo Pombia, in Piemonte, e l’area della diga di Salionze, in provincia di Mantova, nel territorio dei comuni di Monzambano e Ponti sul Mincio. La sperimentazione del sistema IT-alert rappresenta uno degli aspetti più rilevanti dell’esercitazione, perché riguarda direttamente la capacità di allertare rapidamente la popolazione in caso di scenari di rischio estremamente critici. Il rischio “collasso grandi dighe” rientra tra quelli per cui la tempestività della comunicazione può risultare determinante nella gestione dell’emergenza. Il test permetterà di verificare il funzionamento dell’allarme pubblico in aree specifiche, valutando la capacità del sistema di raggiungere i territori interessati e di integrarsi con le procedure operative della protezione civile.

Formazione, prevenzione e comportamenti corretti in caso di alluvione

EXE PO 2026 sarà anche un’importante occasione formativa per operatori, tecnici e volontari di protezione civile. La simulazione consentirà di rafforzare le competenze operative, migliorare la conoscenza delle procedure e consolidare la collaborazione tra le diverse componenti del sistema. L’esercitazione avrà inoltre un valore di sensibilizzazione per la popolazione residente nelle aree limitrofe al fiume Po, con l’obiettivo di promuovere i comportamenti corretti da adottare in caso di rischio alluvione. La conoscenza delle procedure di autoprotezione, la consapevolezza dei rischi e l’attenzione alle indicazioni delle autorità rappresentano elementi fondamentali per proteggere sé stessi e la propria comunità. Con EXE PO 2026, il sistema nazionale di protezione civile punta dunque a verificare e rafforzare la propria capacità di intervento davanti a eventi di piena e alluvione, affinando procedure, strumenti di allertamento, modelli di soccorso e coordinamento istituzionale lungo uno dei bacini fluviali più importanti e strategici del Paese.