Per decenni astronomi ed appassionati hanno atteso con trepidazione il ritorno di uno degli spettacoli più rari e affascinanti del cielo stellato, ovvero un’esplosione stellare di enorme portata. L’attenzione degli esperti è ora interamente concentrata su T Coronae Borealis. I ricercatori hanno recentemente identificato il 25 giugno 2026 come la data statisticamente più probabile per la sua tanto attesa eruzione. Si tratta di una nova ricorrente situata a ben 3mila anni luce di distanza dal nostro Sistema Solare, esattamente all’interno della Corona Boreale, una piccola costellazione a forma di mezzaluna composta da 7 stelle e posizionata tra gli astri brillanti di Vega e Arturo.
Il meccanismo che innesca la fiammata
Il sistema stellare in questione erutta all’incirca ogni 80 anni, rappresentando la definizione perfetta di un evento che si verifica una sola volta nella vita. I precedenti eventi sono stati registrati accuratamente nel 1866 e nel 1946. Situata nella Corona del Nord, la stella offre un fenomeno decisamente peculiare. Sebbene gli astronomi si riferiscano all’evento come a un’esplosione, il processo non distrugge l’astro, altrimenti parleremmo di una supernova. Una nova è invece un improvviso aumento di luminosità causato da un’eruzione termonucleare sulla superficie di una nana bianca. T Coronae Borealis è formata da 2 stelle, una gigante rossa e una piccola nana bianca. Espandendosi, la gigante rossa espelle materiale verso la compagna più piccola e densa. Col passare del tempo si accumula abbastanza materia da innescare una potente reazione termonucleare, facendo brillare l’intero sistema nello Spazio prima di tornare lentamente al suo stato normale.
Le previsioni sull’eruzione
Gli studiosi monitorano l’astro da anni e l’interesse si è intensificato dopo aver osservato un caratteristico calo di luminosità tra il 2023 e il 2024. Questo comportamento è apparso molto simile a quanto accaduto appena prima della sua ultima esplosione nel 1946. Inizialmente si pensava che il bagliore potesse verificarsi tra aprile e settembre 2025, rendendo il sistema uno dei bersagli più osservati della volta celeste. Questo scenario non si è concretizzato, ma uno studio pubblicato nell’ottobre 2024 sulle Research Notes of the American Astronomical Society ha indicato proprio il 25 giugno 2026 come la data statisticamente più probabile per la prossima eruzione. Se questa finestra temporale dovesse trascorrere senza alcun bagliore, il successivo periodo più propizio sarà l’8 febbraio 2027.
La luminosità attesa e come osservarla
Si prevede che l’astro passi dalla sua abituale magnitudine 10 a una luminosità compresa tra la magnitudine +2 e +3. Questo salto la renderà paragonabile a stelle molto note e visibili guardando a Nord, come la Stella Polare, Mizar e Alpheratz. Raggiungerà in ogni caso una luminosità sufficiente per essere visibile a occhio nudo per alcuni giorni o settimane, senza bisogno di telescopi. L’esplosione costituirà uno degli eventi astronomici più insoliti osservabili senza attrezzature speciali e la sua improvvisa comparsa, in una porzione di cielo dove prima non sembrava esserci nulla di luminoso, la renderà un bersaglio irresistibile per tutti coloro che amano scrutare le profondità dell’universo.



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