È salito ad almeno 40 morti il bilancio del potente terremoto magnitudo 7.8 che ha colpito lunedì mattina (ora locale) il Sud delle Filippine: lo riferiscono le autorità locali e i media nazionali, mentre proseguono senza sosta le operazioni di ricerca e soccorso nelle aree più colpite dell’isola di Mindanao. Il sisma è stato registrato alle 07:37 ora locale con epicentro in mare, a circa 32 km a Ovest della città di Maasim, nella provincia di Sarangani, a una profondità di 33 km. Secondo i dati aggiornati, il terremoto ha provocato anche 456 feriti e 4 dispersi, mentre oltre 20mila persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e a trovare rifugio nei centri di emergenza. Le squadre di soccorso stanno ispezionando edifici crollati o gravemente danneggiati per verificare l’eventuale presenza di persone intrappolate sotto le macerie. Sebbene i dispersi ufficialmente registrati siano soltanto 4, le autorità della Protezione Civile filippina temono che il bilancio possa aggravarsi nelle prossime ore.
General Santos in ginocchio
La città costiera di General Santos, centro economico di oltre 700mila abitanti noto come la capitale filippina del tonno, è stata tra le aree più colpite. Qui almeno 13 persone hanno perso la vita a causa del crollo di edifici e della caduta di detriti. Nella provincia di Sarangani si contano invece almeno 18 vittime, molte delle quali travolte da una frana che ha sepolto diverse abitazioni nella località montana di Glan. Altri decessi sono stati segnalati nelle province di South Cotabato e Davao Occidental, oltre che sull’isola di Balut. La prima valutazione dei danni indica che circa 2mila abitazioni e 117 edifici pubblici hanno riportato danni di varia entità.
Caos trasporti
L’impatto del terremoto si è fatto sentire anche sulle infrastrutture. L’aeroporto internazionale di General Santos è rimasto chiuso, causando la cancellazione di 63 voli nazionali, ad eccezione di quelli destinati alle missioni umanitarie. Le autorità hanno inoltre disposto controlli approfonditi su circa 6mila edifici scolastici prima di autorizzare la ripresa delle lezioni. Il sisma ha infatti colpito il primo giorno dell’anno scolastico, e molti dei feriti sono studenti che stavano partecipando alle cerimonie di apertura.
Lo tsunami
Grande paura anche per il rischio tsunami. Onde alte fino a 1,4 metri sopra il livello della marea sono state registrate lungo alcune coste filippine, ma i danni sono risultati limitati a 6 abitazioni su palafitte in un villaggio costiero. Onde di minore intensità sono state rilevate anche in Indonesia, Palau e nel Sud del Giappone.
La causa del sisma
Gli esperti hanno collegato il terremoto ai movimenti della Fossa di Cotabato, una depressione sottomarina già responsabile del devastante terremoto di magnitudo 8.1 del 1976, che provocò uno tsunami con onde fino a 10 metri e causò circa 8mila vittime. Si tratta del terremoto più forte registrato nelle Filippine negli ultimi decenni e di intensità analoga a quello del 1990, che provocò oltre mille morti nel Nord del Paese.
Il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha inviato nelle zone colpite alti funzionari governativi per coordinare le operazioni di soccorso, la distribuzione di aiuti alimentari e materiali da costruzione e la verifica delle condizioni di ponti, strade e altre infrastrutture strategiche. Anche la comunità internazionale ha manifestato la propria disponibilità a fornire assistenza, con Stati Uniti, Francia, Giappone e Nuova Zelanda che hanno espresso sostegno alle autorità filippine.
Situate lungo la cosiddetta “Cintura di Fuoco” del Pacifico, le Filippine sono tra i Paesi più esposti al rischio sismico e vulcanico al mondo. L’arcipelago è inoltre colpito ogni anno da circa 20 tifoni e tempeste tropicali, una combinazione che lo rende una delle nazioni più vulnerabili ai disastri naturali.


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