Le risorse non ancora impegnate dei programmi di coesione potranno essere destinate anche a nuove misure contro il caro-energia. È questo il punto centrale annunciato dal vicepresidente esecutivo della Commissione Europea con deleghe alla Coesione e alle Riforme, Raffaele Fitto, che ha reso nota l’iniziativa attraverso un messaggio pubblicato su X. “Come annunciato, oggi ho inviato una lettera ai Presidenti delle Regioni europee responsabili della gestione dei programmi di coesione per comunicare loro la possibilità di destinare le risorse non ancora impegnate a misure contro il caro-energia”.
La misura riguarda i programmi di coesione e introduce un ampliamento delle possibilità di utilizzo delle risorse ancora disponibili, con l’obiettivo di rispondere all’aumento dei costi energetici attraverso interventi mirati a sostegno di famiglie, imprese, edifici pubblici, energia pulita e infrastrutture.
Programmi di coesione, nessun obbligo per le Regioni europee
Fitto ha sottolineato che la scelta resterà volontaria e che non ci sarà alcuna imposizione nei confronti delle autorità responsabili della gestione dei programmi. Il principio indicato è quello della flessibilità, con un’estensione delle opzioni già previste nell’ambito delle priorità individuate.
“Oggi, a una delle 5 priorità già definite – l’energia – estendiamo ulteriori tipologie d’investimento. La volontarietà, come in precedenza, rimane il principio cardine: nessun obbligo, nessuna imposizione”.
Il vicepresidente esecutivo ha quindi chiarito che l’intervento non modifica il valore complessivo dei programmi e non comporta uno spostamento forzato delle risorse. La novità consiste nell’allargamento del campo degli investimenti possibili, lasciando la competenza delle risorse ai responsabili dei programmi.
“Non si sottraggono risorse, si ampliano le opzioni”, precisa Fitto. “Il valore totale dei programmi non cambia, cambia il ventaglio di ciò che si può fare con le risorse ancora disponibili. Le risorse restano dove sono: nella competenza dei responsabili dei programmi”.
Caro-energia, misure per famiglie, imprese ed edifici pubblici
Tra le novità indicate rientrano le misure per ridurre l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Gli interventi potranno riguardare il sostegno a famiglie e imprese, la riduzione dei consumi e il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici.
“Per il caro-energia: misure a sostegno di famiglie e imprese per ridurre l’impatto dell’aumento dei prezzi – riducendo i consumi, migliorando l’efficienza energetica degli edifici pubblici (scuole, musei, impianti sportivi), accelerando la diffusione dell’energia pulita e investendo nelle infrastrutture energetiche”, scrive Fitto.
Il riferimento agli edifici pubblici comprende strutture come scuole, musei e impianti sportivi, settori nei quali gli investimenti in efficienza energetica possono incidere sia sui costi di gestione sia sulla sostenibilità delle infrastrutture. Accanto a questo, l’annuncio richiama l’accelerazione della diffusione dell’energia pulita e gli investimenti nelle infrastrutture energetiche.
Energia pulita e infrastrutture energetiche al centro delle nuove opzioni
L’estensione delle tipologie di investimento sulla priorità energia colloca la questione energetica tra gli assi centrali della gestione delle risorse ancora disponibili. La possibilità di finanziare interventi legati all’energia pulita, alla riduzione dei consumi e al rafforzamento delle infrastrutture punta a offrire strumenti aggiuntivi per affrontare gli effetti dell’aumento dei prezzi.
La cornice indicata da Fitto resta quella dei fondi di coesione, con una gestione affidata ai responsabili dei programmi. L’impianto della misura, secondo quanto dichiarato, non cambia la destinazione territoriale delle risorse, ma amplia le possibilità operative per intervenire su una delle emergenze economiche più rilevanti degli ultimi anni.
Crisi dei fertilizzanti, spazio a reflui, rifiuti organici e concimi alternativi
L’annuncio riguarda anche la crisi dei fertilizzanti, con l’apertura a interventi in settori collegati alla gestione delle acque reflue, alla raccolta differenziata e al trattamento dei rifiuti organici urbani. L’obiettivo indicato è sostenere soluzioni alternative ai concimi convenzionali, puntando su filiere legate al recupero e alla valorizzazione di risorse organiche.
“Per affrontare anche la crisi dei fertilizzanti: impianti per la gestione delle acque reflue, la raccolta differenziata e il trattamento dei rifiuti organici urbani; alternative ai concimi convenzionali, ovvero concimi organici e biologici derivanti dal trattamento dei fanghi di depurazione, dalla produzione di biogas e dal recupero di fosforo e azoto; sostegno alla crescita e alla competitività delle PMI nel settore dei fertilizzanti, incluse competenze e ricerca & sviluppo”.
Le nuove possibilità includono dunque concimi organici e biologici, ottenuti dal trattamento dei fanghi di depurazione, dalla produzione di biogas e dal recupero di fosforo e azoto. Si tratta di ambiti collegati alla sostenibilità ambientale, all’economia circolare e alla riduzione della dipendenza dai fertilizzanti convenzionali.
Sostegno alle PMI dei fertilizzanti e investimenti in ricerca e sviluppo
Un altro elemento evidenziato riguarda il sostegno alla crescita e alla competitività delle PMI nel settore dei fertilizzanti. Le risorse ancora disponibili potranno essere utilizzate anche per interventi legati alle competenze e alla ricerca e sviluppo, in un settore strategico per la produzione agricola e per la tenuta delle filiere.
L’estensione delle opzioni di investimento, secondo quanto spiegato da Fitto, non impone una nuova destinazione delle risorse, ma consente ai responsabili dei programmi di valutare ulteriori strumenti per affrontare sia il caro-energia sia la crisi dei fertilizzanti. Il perimetro resta quello dei programmi già esistenti, mentre cambia il ventaglio delle azioni finanziabili con le risorse non ancora impegnate.


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