Una forte scossa di terremoto si è verificata nel Mar Tirreno meridionale alle 19:28 di oggi, sabato 13 giugno. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 4.7, con epicentro in mare, più precisamente tra Stromboli e la costa della Calabria. L’evento è avvenuto a grande profondità, ben 214km, il che ha attenuato la percezione delle onde sismiche in superficie. Non sono segnalati danni a persone o cose. La scossa odierna si inserisce in uno dei contesti sismici più complessi e monitorati del Mediterraneo. L’evento, pur essendo stato percepito solo debolmente in superficie, ha attirato l’attenzione dei sismologi soprattutto per la sua notevole profondità, circa 214 chilometri, un valore che indica una dinamica geologica molto diversa rispetto ai terremoti superficiali più distruttivi.
In questi casi, infatti, l’energia liberata dal sisma attraversa una grande porzione di mantello terrestre prima di raggiungere la crosta, perdendo parte della sua intensità. È per questo motivo che, nonostante la magnitudo non trascurabile, l’impatto al suolo risulta spesso limitato o appena avvertito.
La geodinamica del Tirreno meridionale e l’arco calabro
L’area interessata dall’evento sismico si trova lungo il margine attivo del Mediterraneo centrale, dove la placca africana interagisce con quella euroasiatica generando un sistema complesso di subduzione. In particolare, il Mar Tirreno meridionale è dominato dalla cosiddetta “litosfera ionica in subduzione”, una lastra che scivola verso il basso sotto l’arco calabro. Questo processo è responsabile della formazione dell’Arco Calabro, una struttura geologica che comprende la Calabria, la Sicilia nordorientale e l’area delle Eolie. La presenza di terremoti profondi, come quello odierno, è una delle manifestazioni più tipiche di questo sistema: si tratta di eventi che avvengono lungo la lastra in subduzione mentre scende nel mantello terrestre.
Perché i terremoti profondi si sentono meno in superficie
La profondità di 214km è un elemento chiave per comprendere la debole percezione del sisma. Quando un terremoto si origina a queste profondità, le onde sismiche devono attraversare diversi strati di rocce che tendono ad assorbire e disperdere parte dell’energia. Questo significa che, anche se il terremoto può essere significativo dal punto di vista energetico, gli effetti in superficie risultano generalmente attenuati. Diverso è il caso dei terremoti superficiali, che avvengono entro i primi 10–20 chilometri di crosta e che sono quelli potenzialmente più distruttivi per edifici e infrastrutture.
Nel contesto del Tirreno meridionale, i terremoti profondi sono quindi una sorta di “firma” della subduzione in atto e rappresentano un fenomeno ricorrente e studiato da decenni.
La storia sismica tra Eolie, Calabria e Sicilia
L’area compresa tra Sicilia nordorientale, la Calabria e le Isole Eolie è una delle più sismicamente attive d’Europa. Qui si concentrano sia terremoti profondi legati alla subduzione, sia eventi superficiali più rari ma potenzialmente molto più distruttivi. Il caso più emblematico della storia recente è senza dubbio il terremoto del 1908 nello Stretto di Messina. In quell’occasione, un sisma superficiale di enorme energia generò anche un devastante tsunami che colpì le coste di Messina e Reggio Calabria, causando una delle più grandi tragedie sismiche della storia europea.
Più recentemente, l’area delle Eolie ha mostrato una sismicità legata anche alla dinamica vulcanica, in particolare con episodi associati ai vulcani di Stromboli e Vulcano, che fanno parte dello stesso sistema geodinamico dell’arco calabro.
Cosa ci dice il terremoto di oggi
L’evento odierno non rappresenta, secondo i dati disponibili, un segnale di pericolo immediato per la popolazione, ma è un tassello importante per comprendere la continua attività della subduzione nel Tirreno meridionale. Terremoti di questo tipo sono utili alla ricerca scientifica perché permettono di “vedere” indirettamente la geometria della lastra che sprofonda nel mantello. In altre parole, anche se poco percepito, questo sisma racconta che il sistema tettonico tra Eolie, Calabria e Sicilia è vivo e in costante evoluzione. Un equilibrio dinamico che, nel tempo geologico, continua a modellare profondamente il volto del Mediterraneo centrale.



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