Una scossa di terremoto ha colpito l’area marina al largo dell’arcipelago delle Filippine. In base alle informazioni ufficiali e ai dati rilasciati dall’INGV, il sisma ha fatto registrare una magnitudo 6.3. Il sisma è avvenuto alle 13:34 ora italiana, le 20:34 dell’orario locale. L’ipocentro è stato localizzato dagli strumenti a una profondità di 55 km sotto il fondale oceanico. Sebbene la scossa sia stata di forte intensità, la lontananza relativa dalla terraferma e l’epicentro situato in mare aperto dovrebbero aver smorzato in parte le conseguenze dirette sui centri urbani, scongiurando il rischio immediato di gravi danni strutturali e vittime.
Perché avvengono scosse così forti in questa zona
L’arcipelago filippino si colloca in una delle porzioni geologicamente più instabili e attive dell’intero globo terrestre, comunemente definita come la Cintura di Fuoco del Pacifico. Nello specifico, il mare delle Filippine è intrappolato nella morsa di enormi placche tettoniche che si scontrano incessantemente. La placca filippina si inabissa sotto la placca euroasiatica situata a Ovest, mentre entra in violenta frizione con la gigantesca placca pacifica verso Est. Questo continuo scivolamento delle masse rocciose genera un attrito immenso, un accumulo di stress meccanico che può durare decenni prima di liberarsi all’improvviso. Quando l’energia immagazzinata si libera, le rocce si spezzano creando potenti onde sismiche in grado di propagarsi ed essere avvertite a 300 km di distanza dal punto di origine.
I precedenti storici e il rischio tsunami
La memoria geologica di questo specchio d’acqua racconta di eventi catastrofici che hanno modellato profondamente la morfologia costiera e la demografia locale. L’area a Sud/Est del continente asiatico ha infatti generato regolarmente terremoti di magnitudo ampiamente superiori a 7.0 o 8.0. La sismicità dell’intera regione è governata dai movimenti della fossa delle Filippine, un abisso sottomarino in cui si originano scosse potentissime capaci di innescare improvvisi maremoti, le cui onde anomale possono viaggiare in mare aperto raggiungendo l’impressionante velocità di 800 km/h prima di infrangersi con violenza sulle coste. Nel 1976 un disastroso evento tellurico produsse uno tsunami nel golfo di Moro, provocando la morte di oltre 8mila persone in pochissimi minuti e spazzando via interi insediamenti.





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