Forte scossa di terremoto sulla dorsale medio-atlantica centrale alle 18:57 locali (le 20:57 italiane) di oggi, mercoledì 17 giugno. I sismografi hanno registrato un sisma di magnitudo 6.6 ad una profondità di 10km, secondo i dati dell’USGS, che hanno individuato l’epicentro a metà strada tra le coste del Brasile e della Liberia. Il terremoto odierno rappresenta uno degli eventi più significativi avvenuti quest’anno nell’Atlantico. Secondo i dati preliminari dell’USGS, il sisma è avvenuto in un’area remota, lontanissima da centri abitati e rotte terrestri, ma estremamente importante dal punto di vista geologico perché coincide con una delle grandi “cuciture” della crosta terrestre.
A prima vista può sembrare sorprendente che terremoti così forti si verifichino in mezzo all’oceano, ma in realtà la dorsale medio-atlantica è una delle strutture tettoniche più attive del pianeta. È qui che le placche terrestri si allontanano lentamente l’una dall’altra, generando continuamente nuova crosta oceanica e dando origine a una sismicità pressoché costante.
La dorsale medio-atlantica: una gigantesca frattura lunga migliaia di chilometri
La dorsale medio-atlantica è una catena montuosa sommersa che attraversa l’intero Oceano Atlantico da nord a sud per oltre 16.000 chilometri. Sebbene sia invisibile dalla superficie, costituisce uno dei sistemi geologici più estesi della Terra. In questa regione la placca sudamericana e quella africana, così come più a nord la placca nordamericana e quella eurasiatica, si stanno allontanando di pochi centimetri all’anno. Questo movimento può sembrare minimo, ma accumulato nel corso di milioni di anni ha portato all’apertura dell’intero Oceano Atlantico.
Quando le placche divergono, la litosfera si assottiglia e si frattura. Dal mantello risale materiale caldo che solidifica formando nuova crosta oceanica. Il processo non avviene però in modo uniforme: la crosta si spezza continuamente lungo faglie normali e zone di frattura, generando frequenti terremoti. È proprio questo meccanismo che ha prodotto il sisma odierno.
Perché i terremoti della dorsale sono spesso superficiali
Uno degli aspetti più caratteristici dei terremoti lungo le dorsali oceaniche è la loro scarsa profondità. Anche il sisma di oggi è stato localizzato a circa 10 chilometri sotto il fondale marino, un valore tipico per questa tipologia di eventi. A differenza delle zone di subduzione, dove una placca sprofonda sotto un’altra e può generare terremoti fino a centinaia di chilometri di profondità, lungo una dorsale la crosta è giovane, calda e relativamente sottile. Le rotture avvengono quindi nei livelli più superficiali della litosfera.
Questa caratteristica spiega perché terremoti di magnitudo anche elevata, come quello odierno, tendano a produrre effetti limitati dal punto di vista del rischio umano. L’energia viene infatti liberata in aree oceaniche quasi completamente disabitate, lontane da infrastrutture e insediamenti.
Un’area dove i terremoti sono la normalità
La regione centrale dell’Atlantico registra ogni anno centinaia di terremoti di magnitudo moderata e numerosi eventi superiori a magnitudo 5. In genere passano inosservati al grande pubblico proprio perché avvengono in mare aperto. Gli strumenti sismici globali mostrano come la dorsale sia costantemente interessata da sciami sismici e da eventi legati ai processi di espansione dei fondali oceanici. Non è raro osservare terremoti compresi tra magnitudo 5 e 6, mentre eventi superiori a magnitudo 6 rappresentano gli episodi più energetici ma comunque compatibili con la dinamica ordinaria della struttura.
L’attività sismica della dorsale è quindi molto diversa da quella delle grandi aree continentali. Qui i terremoti non sono necessariamente il segnale di un accumulo eccezionale di energia, bensì una conseguenza continua del processo che crea nuova crosta terrestre.
I precedenti storici più significativi
Sebbene l’Atlantico centrale sia lontano dai riflettori mediatici, la sua storia sismica è ricca di eventi importanti. Negli ultimi decenni la dorsale medio-atlantica ha prodotto numerosi terremoti superiori a magnitudo 6 e occasionalmente anche superiori a magnitudo 7. Uno degli episodi più recenti si è verificato nel marzo 2024, quando un terremoto di magnitudo 6.0 colpì il settore settentrionale della dorsale. Anche in quel caso il sisma fu superficiale, con ipocentro a circa 10 chilometri di profondità, e non provocò danni né generò tsunami significativi.
Nel corso degli anni gli archivi sismologici internazionali hanno documentato diversi terremoti compresi tra magnitudo 6.5 e 7 lungo vari segmenti della dorsale. Questi eventi sono spesso associati alle grandi faglie trasformi che interrompono la continuità della catena oceanica e che possono accumulare tensioni maggiori rispetto ai segmenti puramente divergenti. Dal punto di vista scientifico, tali terremoti sono particolarmente preziosi perché permettono di studiare direttamente i processi che modellano il fondo degli oceani e governano l’evoluzione delle placche terrestri.
Il rischio tsunami è generalmente molto basso
Quando si verifica un terremoto di magnitudo superiore a 6 in mare aperto, la prima domanda riguarda inevitabilmente il rischio tsunami. Nel caso della dorsale medio-atlantica, tuttavia, il pericolo è generalmente ridotto. La maggior parte dei terremoti associati alle dorsali deriva infatti da movimenti estensionali o da scorrimenti laterali delle faglie, meccanismi che tendono a produrre spostamenti verticali limitati del fondale oceanico. Senza un significativo sollevamento o abbassamento del fondale, la colonna d’acqua sovrastante non viene perturbata a sufficienza per generare grandi onde di tsunami. Anche per eventi recenti di magnitudo simile verificatisi lungo la stessa struttura non sono stati emessi allarmi tsunami rilevanti.
Un terremoto che racconta come nasce un oceano
Più che un evento pericoloso, il sisma odierno rappresenta una finestra privilegiata sui meccanismi che plasmano il nostro pianeta. Ogni terremoto lungo la dorsale medio-atlantica testimonia un processo iniziato oltre 180 milioni di anni fa, quando Africa e Sud America cominciarono lentamente a separarsi. Ancora oggi l’Atlantico continua ad allargarsi di qualche centimetro ogni anno. È un movimento impercettibile nella scala della vita umana, ma enorme nella scala geologica. Il terremoto di magnitudo 6.6 registrato oggi è una delle manifestazioni più evidenti di questa dinamica incessante: il segnale che, sotto migliaia di metri d’acqua, la Terra continua a costruire nuovo fondale oceanico e a ridisegnare lentamente la geografia del pianeta.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?