Gran caldo sull’Italia, +37°C a Foligno, +36°C in molte città del Centro-Nord: ecco perché alcune aree si scaldano più rapidamente

Dalla conca umbra alla pianura Padana, passando per le interne tirreniche: le massime di oggi hanno superato i 35°C soprattutto dove orografia, distanza dal mare e isole di calore esaltano ogni ondata di caldo

L’Italia ha archiviato una giornata pienamente estiva, con valori massimi fino a +37°C a Foligno e +36°C in un lungo elenco di città di pianura e di fondovalle, tra cui Alessandria, Benevento, Caserta, Firenze, Parma, Rovigo, Siena e Terni. La mappa delle temperature ha mostrato un Paese quasi interamente colorato di rosso e viola, con i picchi più elevati concentrati nelle zone interne lontane dal mare e nelle grandi conche chiuse tra colline e rilievi. Non è un caso isolato: le città che oggi hanno superato la soglia dei +35°C sono in gran parte le stesse che ritroviamo in testa alle classifiche ad ogni ondata di caldo estiva, grazie a una combinazione ricorrente di fattori geografici e urbani. Se si guarda la distribuzione delle temperature massime, spiccano subito le aree interne del centro-nord: la conca umbra con Foligno e Terni, le pianure emiliane tra Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma, il medio-alto Lazio con Guidonia, Frosinone e Viterbo, e diversi fondovalle tra Toscana e Campania come Firenze, Siena, Benevento e Caserta. La caratteristica comune è la posizione in pianure o conche relativamente chiuse, spesso circondate da colline o rilievi che limitano la ventilazione e favoriscono il ristagno dell’aria calda nei bassi strati.

Temperature massime 18 giugno

Foligno è un esempio emblematico: inserita in una conca interna, lontana dal mare e protetta a ovest dall’Appennino, registra in estate medie massime già elevate e non di rado supera i +40°C nelle ondate più intense, proprio perché il calore si accumula e si disperde con difficoltà. Un discorso simile vale per molte zone della pianura Padana, grande bacino chiuso tra Alpi e Appennino, dove in presenza di un robusto anticiclone e con cieli del tutto sgombri da nubi, il mix letale tra sole battente, assenza di vento e una spessa coltre d’aria calda immobile spingerà facilmente le temperature massime oltre la soglia critica dei 34–35°C, come è accaduto oggi tra Alessandria, Asti, Cremona, Piacenza, Reggio Emilia, Trento, Verona e altre località della bassa pianura.

Un altro filo conduttore della giornata è stato il contrasto tra zone interne e litorali. Lungo diverse aree costiere, pur con un caldo pienamente estivo, le massime si sono fermate spesso tra +28 e +31°C, come nel caso di Genova, La Spezia, Palermo, Brindisi, Cagliari, Lecce, Rimini, Siracusa e Venezia, dove l’azione termoregolatrice del mare e le brezze diurne hanno attenuato i picchi più estremi. Al contrario, nelle aree interne distanti dal mare, come la conca umbra, la pianura Padana centrale, le valli interne tirreniche e parte dell’entroterra campano e pugliese, la massa d’aria calda ha potuto esprimere tutto il suo potenziale, spingendo i termometri fino a +35/+37°C.

Questa differenza è tipica delle fasi dominate dall’anticiclone subtropicale, come quella che ha interessato oggi l’Italia nel contesto di una più ampia ondata di caldo che ha coinvolto anche altre parti d’Europa, con aria molto calda risalita dal Nord Africa e dalla Penisola Iberica verso il Mediterraneo centrale. In situazioni del genere il mare resta più ‘freddo’ della terra e continua a smaltire calore, mentre le superfici continentali, in particolare pianure e zone urbanizzate, si scaldano rapidamente e senza freni. Molte delle località in lista oggi sono anche centri urbani medio-grandi: Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Brescia, Verona, Modena, Perugia, Torino e così via. Qui al contributo dell’orografia e distanza dal mare si somma l’effetto isola di calore urbana: asfalto, cemento, tetti scuri e superfici impermeabili assorbono un’enorme quantità di energia solare durante il giorno e la rilasciano lentamente, mantenendo aria e superfici più calde rispetto alle campagne circostanti.

Studi condotti su diverse città italiane mostrano che i quartieri densamente edificati possono registrare temperature superficiali anche +5/+7°C superiori rispetto alle zone verdi periferiche durante le ondate di caldo, con effetti diretti sulle temperature dell’aria, specie nelle ore pomeridiane e serali. Questo significa che, a parità di massa d’aria in quota, una stazione meteo urbana tende a segnare massime anche +1/+2°C più alte rispetto a una stazione rurale vicina: è uno dei motivi per cui, nelle graduatorie nazionali, compaiono sempre le stesse città capoluogo. Al di sopra di questi fattori ‘statici’ si innestano poi le dinamiche del giorno. La giornata di oggi è stata governata da un promontorio subtropicale con aria molto calda in risalita da sud-ovest, accompagnata da forte soleggiamento e scarsa nuvolosità sulla maggior parte del Paese, eccetto le zone alpine e prealpine dove si sono sviluppati temporali pomeridiani.

La subsidenza, poi, ha favorito la compressione e il riscaldamento dell’aria verso il suolo, mentre nelle aree sottovento ai rilievi, in particolare sui versanti padani e in alcune valli appenniniche del Centro, la ventilazione debole o a regime di brezza ha permesso alle temperature di spingersi rapidamente verso l’alto. Laddove sono intervenuti temporali, nuvolosità cumuliforme o infiltrazioni di aria leggermente più fresca da nord, come su parte dell’arco alpino e di alcune zone del Nord-Ovest, le massime si sono mantenute qualche grado più basse rispetto alle pianure e alle conche interne. Questo spiega perché, di fronte alla stessa massa d’aria a 850 hPa, si osservano spesso differenze di 4/5°C tra città relativamente vicine: basta un temporale pomeridiano o un modesto effetto favonico a fare la differenza tra +32°C e +36/+37°C.