Hydroterra+, il satellite che seguirà il ciclo dell’acqua ora per ora

Hydroterra+ guarda al futuro dell'osservazione satellitare partendo da una necessità molto concreta: comprendere il ciclo dell'acqua mentre si trasforma, ora dopo ora, prima che i suoi effetti si traducano in impatti estremi sui territori

Osservare il ciclo dell’acqua mentre si sviluppa, seguendo quasi in tempo reale i processi che portano a eventi estremi come alluvioni, frane, siccità e tempeste. È l’obiettivo di Hydroterra+, una delle quattro missioni candidate selezionate dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nell’ambito del programma Earth Explorer 12, alla cui definizione scientifica contribuisce la Fondazione CIMA. La missione punta a rivoluzionare il monitoraggio satellitare dei processi idrologici e atmosferici attraverso un nuovo radar geostazionario capace di acquisire dati con frequenza oraria o sub-giornaliera, superando i limiti degli attuali sistemi di osservazione della Terra.

La proposta nasce dalla necessità di comprendere fenomeni che evolvono molto rapidamente e che spesso sfuggono agli strumenti oggi disponibili. La saturazione dei terreni dopo precipitazioni persistenti, l’accumulo di umidità atmosferica, la fusione della neve o la risposta improvvisa dei bacini idrografici a eventi estremi possono svilupparsi nell’arco di poche ore. Gli attuali satelliti, pur fornendo informazioni preziose, non sempre riescono a seguire questi processi con continuità temporale sufficiente per coglierne l’evoluzione.

Il radar GEOSAR

Per rispondere a questa esigenza, Hydroterra+ si basa sul concetto di GEOSAR, un radar ad apertura sintetica geostazionario in grado di osservare in maniera persistente vaste regioni del pianeta. Il sistema consentirebbe di monitorare quasi in tempo reale parametri fondamentali come l’umidità del suolo, il contenuto idrico della neve, il vapore acqueo atmosferico e le variazioni del territorio associate a frane, subsidenza, deformazioni tettoniche e danni provocati da eventi naturali estremi. L’obiettivo non è soltanto aumentare la quantità di dati disponibili, ma osservare le connessioni che regolano il ciclo dell’acqua e che oggi risultano difficili da seguire con gli strumenti esistenti.

“Un nuovo modo di osservare il ciclo dell’acqua”

Con Hydroterra+ non stiamo semplicemente immaginando un nuovo satellite, ma un nuovo modo di osservare il ciclo dell’acqua, afferma Antonio Parodi, Direttore di programma della Fondazione CIMA. “Oggi molti processi che determinano eventi estremi evolvono troppo rapidamente per essere osservati con continuità. La possibilità di monitorarli su scala sub-giornaliera aprirebbe prospettive completamente nuove per la comprensione dei fenomeni idrometeorologici e per la gestione del rischio climatico”.

Le aree prioritarie: il Mediterraneo e l’Africa subsahariana

Tra le aree prioritarie individuate dalla missione figurano il Mediterraneo e l’Africa subsahariana, due hotspot climatici particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Nel Mediterraneo, Hydroterra+ consentirebbe di studiare con maggiore dettaglio precipitazioni intense, fusione nivale, frane e piene improvvise, fenomeni che stanno diventando sempre più frequenti e severi. Nel Sahel e nei grandi bacini dell’Africa occidentale, invece, la missione potrebbe migliorare la comprensione della disponibilità delle risorse idriche e della risposta dei sistemi idrologici alle variazioni delle precipitazioni.

Le possibili applicazioni

Le possibili applicazioni riguardano numerosi settori strategici, dalla sicurezza idrica alla pianificazione territoriale, dall’agricoltura alla gestione delle risorse naturali, fino alla riduzione della vulnerabilità a siccità, alluvioni, tempeste e frane. In un contesto caratterizzato dall’intensificazione degli eventi estremi, la possibilità di osservare il ciclo dell’acqua su scala oraria potrebbe rappresentare un salto di qualità per la ricerca climatica e per le politiche di adattamento.

A che punto si trova la missione

La missione è attualmente nella fase di definizione scientifica e di verifica della fattibilità tecnica. Un passaggio cruciale sarà rappresentato dall’ESA Earth Explorer 12 User Consultation Meeting, in programma a Tallinn il 7 e 8 luglio 2026, durante il quale le quattro missioni candidate verranno presentate alla comunità scientifica internazionale. Al termine della consultazione, soltanto due progetti accederanno alla successiva fase di sviluppo. La selezione finale della missione Earth Explorer 12 è prevista nel 2028.

Per Fondazione CIMA, guidare la compagine scientifica di una missione candidata Earth Explorer rappresenta una sfida scientifica straordinaria e una responsabilità verso la comunità internazionale che lavora sull’osservazione della Terra e sull’adattamento climatico“, conclude Parodi. “Stiamo contribuendo a definire una visione che unisce osservazione della Terra, modellistica ambientale e comprensione degli eventi estremi”. Hydroterra+ guarda infatti al futuro dell’osservazione satellitare partendo da una necessità molto concreta: comprendere il ciclo dell’acqua mentre si trasforma, ora dopo ora, prima che i suoi effetti si traducano in impatti estremi sui territori.