Il 13 giugno 1946 il giorno in cui il Re lasciò l’Italia

Ottant’anni fa Umberto II di Savoia partiva per l’esilio dopo la vittoria della Repubblica nel referendum del 2 giugno, segnando la fine della monarchia italiana

Il 13 giugno 1946 il re Umberto II di Savoia lasciò l’Italia diretto in esilio in Portogallo, pochi giorni dopo il referendum istituzionale che aveva sancito la nascita della Repubblica. Il voto del 2 e 3 giugno 1946 fu il primo appuntamento elettorale nazionale a suffragio universale, al quale parteciparono anche le donne. Gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica in un Paese che usciva distrutto dalla Seconda Guerra Mondiale e dal ventennio fascista. Lo scrutinio assegnò la vittoria alla Repubblica con circa il 54% dei voti. Il risultato non fu accolto senza polemiche: in alcune aree del Paese, soprattutto nel Sud, la monarchia conservava ancora un forte consenso e non mancarono contestazioni e richieste di verifica dei risultati. Tuttavia, il processo istituzionale proseguì rapidamente.

Umberto II, salito al trono soltanto il 9 maggio 1946 dopo l’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, regnò per poco più di un mese. Per questo motivo la storia lo ricorda spesso come il “Re di Maggio“. Pur contestando alcuni aspetti della proclamazione dei risultati, il sovrano decise di lasciare il Paese per evitare tensioni e possibili scontri civili in una fase già delicata della vita nazionale. La partenza avvenne il 13 giugno dall’aeroporto di Ciampino. Da lì Umberto II raggiunse il Portogallo, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita senza mai fare ritorno in Italia. La Costituzione repubblicana, entrata in vigore nel 1948, vietò infatti agli ex re di Casa Savoia e ai loro discendenti maschi di entrare nel territorio nazionale: tale disposizione sarebbe stata abolita soltanto nel 2002.

L’addio del sovrano segnò simbolicamente la conclusione del lungo percorso monarchico iniziato con l’unificazione italiana nel XIX secolo. Con la proclamazione della Repubblica si aprì una nuova fase della storia nazionale, fondata sui principi democratici che sarebbero stati successivamente sanciti dalla Costituzione.