Ottantanove anni fa, il 9 giugno 1937, l’antifascismo italiano subiva una delle sue perdite più dolorose. Carlo e Nello Rosselli, esuli politici e tra le figure più autorevoli dell’opposizione al regime fascista, venivano assassinati in Francia nei pressi di Bagnoles-de-l’Orne, in Normandia. I due fratelli, costretti a lasciare l’Italia a causa delle persecuzioni del regime di Benito Mussolini, erano diventati punti di riferimento per gli oppositori del fascismo. Carlo Rosselli, intellettuale e teorico del socialismo liberale, aveva fondato il movimento “Giustizia e Libertà”, mentre Nello Rosselli, storico e studioso, condivideva l’impegno politico e civile del fratello.
L’agguato fu compiuto da membri della Cagoule, organizzazione clandestina dell’estrema destra francese, in un’operazione che gli storici hanno ricondotto alla collaborazione con apparati vicini al regime fascista italiano. L’omicidio suscitò indignazione in Europa e rafforzò la convinzione che la repressione fascista non si fermasse ai confini nazionali. La figura di Carlo Rosselli è rimasta legata a uno dei motti più celebri dell’antifascismo italiano: “Oggi in Spagna, domani in Italia“, pronunciato durante la guerra civile spagnola, dove aveva combattuto al fianco delle forze repubblicane contro il franchismo. Oggi, a quasi 9 decenni di distanza, il sacrificio dei fratelli Rosselli continua a essere ricordato come un simbolo della difesa della libertà, della democrazia e della resistenza ai totalitarismi.


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