Il futuro del clima europeo è appeso alla stabilità delle correnti oceaniche: studio scientifico ridefinisce il rischio di collasso dell’AMOC

Una ricerca del Politecnico di Torino pubblicata su Science Advances rivela che la fusione dei ghiacci della Groenlandia causerà un indebolimento graduale e non un blocco improvviso della circolazione atlantica, ma l'allerta per il riscaldamento globale resta massima

Il sistema climatico del nostro continente dipende in modo fondamentale da un gigantesco motore oceanico in grado di distribuire il calore sul pianeta. La Circolazione Meridionale Atlantica (AMOC), il grande sistema di correnti oceaniche che comprende al suo interno anche la nota Corrente del Golfo, svolge un ruolo assolutamente fondamentale nella regolazione del clima europeo. Questo meccanismo contribuisce in modo determinante a mantenere temperature relativamente miti in gran parte del continente. Da anni, l’intera comunità scientifica internazionale si interroga su come il progressivo riscaldamento globale possa influenzare l’AMOC e se questo delicato sistema possa raggiungere un punto di non ritorno, superato il quale il suo indebolimento diventerebbe rapido, devastante e difficilmente reversibile.

I modelli climatici tradizionali e il pezzo mancante del puzzle ambientale

Fino ad oggi, diversi modelli semplificati hanno suggerito che un forte afflusso di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale potrebbe favorire e accelerare questo processo di interruzione. Tale afflusso è causato, ad esempio, dalla accelerata fusione della calotta glaciale della Groenlandia. Tuttavia, molti dei modelli climatici oggi impiegati a livello globale per prevedere l’evoluzione del clima non includono ancora in modo esplicito e dettagliato questo specifico fenomeno all’interno dei loro algoritmi. Per questo motivo, una parte dei ricercatori riteneva che il rischio effettivo di un forte e repentino indebolimento della circolazione atlantica potesse essere ampiamente sottostimato dalle proiezioni finora disponibili.

La svolta scientifica del Politecnico di Torino su Science Advances

Un nuovo e approfondito studio del Politecnico di Torino, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale ad acesso aperto Science Advances (del gruppo Science), contribuisce finalmente a fare luce su uno dei principali fattori che influenzano il cambiamento climatico in Europa. La ricerca è nata dal brillante lavoro di dottorato di Oliver Mehling presso l’ateneo torinese, che figura come primo autore dello studio. La pubblicazione vede inoltre il contributo fondamentale del professor Jost von Hardenberg, coautore della ricerca e docente presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture-DIATI dello stesso ateneo. I risultati emersi ridimensionano in modo significativo alcune delle preoccupazioni più immediate legate a un imminente cataclisma oceanico.

Un indebolimento graduale e nessun collasso improvviso per l’AMOC

Per capire con esattezza quale ruolo giochi la fusione della calotta glaciale della Groenlandia, il team di ricerca ha utilizzato un modello climatico di ultimissima generazione, mettendo a confronto due rigorosi esperimenti numerici: uno che includeva l’immissione nell’oceano di quantità realistiche di acqua dolce proveniente dalla fusione della calotta groenlandese, e uno che invece non la considerava. I risultati mostrano che l’acqua di fusione contribuisce effettivamente a indebolire ulteriormente l’AMOC, riducendone l’intensità di un ulteriore 10-20% entro la fine del secolo corrente. Tuttavia, a differenza di quanto ipotizzato da alcuni modelli semplificati, questo processo non porta affatto a un collasso rapido ed improvviso della circolazione atlantica. L’indebolimento avviene invece in modo del tutto graduale, accompagnando linearmente l’aumento delle temperature globali e il progressivo avanzare del cambiamento climatico.

I modelli climatici indicano in modo coerente che la circolazione atlantica si indebolirà nel corso del XXI secolo anche senza considerare il contributo derivante dalla fusione della calotta glaciale della Groenlandia – spiega Oliver Mehling, primo autore dello studio, nato dalla sua ricerca di dottorato al Politecnico di Torino – I nostri risultati mostrano che l’acqua di fusione proveniente dalla Groenlandia amplifica questo processo, ma il suo impatto iniziale è relativamente contenuto rispetto ad altre fonti di incertezza. Nel lungo periodo, tuttavia, il suo ruolo è destinato a diventare sempre più rilevante, soprattutto oltre il 2100, qualora il riscaldamento globale e le emissioni di gas serra continuassero ad aumentare in assenza di efficaci misure di mitigazione”.

La sorprendente reversibilità delle correnti oceaniche

Un altro risultato di straordinaria rilevanza emerso dallo studio riguarda la netta reversibilità del fenomeno, vale a dire la reale possibilità che la circolazione atlantica possa tornare a rafforzarsi qualora venissero ridotte in modo significativo le cause antropiche che ne stanno determinando l’indebolimento. Per studiare a fondo questo aspetto, i ricercatori hanno simulato scenari complessi in cui la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera diminuisce gradualmente nel tempo. Si tratta di simulazioni puramente teoriche, in quanto richiederebbero una rimozione della CO₂ dall’atmosfera su una scala globale ad oggi difficilmente realizzabile, ma permettono di comprendere meglio il comportamento dinamico del sistema Terra. In questi scenari d’avanguardia, l’AMOC torna a rafforzarsi, e lo fa indipendentemente dalla quantità di acqua dolce immessa in prevenzione nell’oceano a causa della fusione dei ghiacci della Groenlandia. Questi dati suggeriscono che l’indebolimento osservato nelle simulazioni non rappresenta affatto un cambiamento irreversibile; al contrario, il sistema sembra mantenere una solida capacità di stabilizzarsi se si riuscirà a contenere tempestivamente il riscaldamento globale.

Le sfide globali restano critiche: l’allarme per l’innalzamento dei mari

Pur offrendo preziose indicazioni rassicuranti sulla stabilità strutturale della circolazione atlantica nel futuro prevedibile, questi risultati scientifici non modificano in alcun modo la gravità assoluta delle sfide poste dal cambiamento climatico. Sebbene la sola fusione della Groenlandia non sembri sufficiente a provocare un collasso improvviso e immediato della circolazione atlantica, essa rimane pur sempre una delle principali e più allarmanti cause dell’innalzamento del livello dei mari, con conseguenze potenzialmente catastrofiche e permanenti per milioni di persone che vivono stabilmente nelle aree costiere di tutto il pianeta. “L’assenza di evidenze di un collasso improvviso non significa che possiamo abbassare la guardia – sottolinea MehlingLa perdita di ghiaccio della Groenlandia continuerà a contribuire all’innalzamento del livello del mare, con effetti su milioni di persone in tutto il mondo. Inoltre, esistono altri processi oceanici che molti modelli climatici non riescono ancora a rappresentare adeguatamente; di conseguenza, il rischio di una futura perturbazione dell’AMOC potrebbe essere ancora sottostimato”.

Ridurre le emissioni di gas serra rimane la priorità assoluta per il pianeta

In conclusione, sebbene la sola fusione dei ghiacci della Groenlandia non appaia sufficiente a determinare un blocco improvviso della circolazione atlantica, il cambiamento climatico globale continua ad alterare in modo profondo e pericoloso gli equilibri biogeochimici del sistema Terra. Per questo motivo, il messaggio politico e scientifico che emerge con forza dalla ricerca è univoco: ridurre drasticamente le emissioni di gas serra resta la priorità assoluta per l’umanità. Solo l’applicazione immediata di efficaci e coordinate misure di mitigazione potrà limitare i danni a lungo termine del riscaldamento globale e ridurre in modo sostanziale i rischi futuri per il clima, la biodiversità degli ecosistemi e la stabilità delle società umane.