Il mercato globale del biogas raddoppia e tocca i 115 miliardi di dollari entro il 2034: l’Europa guida il boom di crescita, ma per l’Italia c’è un tesoro zootecnico ancora inutilizzato

Analisi giornalistica approfondita sul boom del settore energetico circolare: proiezioni a dieci anni, primati internazionali e il potenziale energetico dei reflui organici nazionali

Il panorama energetico internazionale sta vivendo una fase di profonda e rapidissima trasformazione, spinto dalla necessità impellente di individuare alternative concrete ed ecologicamente sostenibili ai combustibili fossili. In questo scenario in piena evoluzione, il mercato globale del biogas si conferma uno dei comparti in maggiore espansione nella transizione energetica globale, sostenuto in modo decisivo dalla crescita degli investimenti in economia circolare, sicurezza energetica e valorizzazione degli scarti organici. La traiettoria economica del settore delinea uno sviluppo industriale di proporzioni macroscopiche, destinato a ridefinire gli equilibri della produzione di energia rinnovabile a livello planetario.

Il boom di crescita globale e le proiezioni economiche al 2034

I dati emersi dalle più recenti analisi di settore indicano che il comparto è proiettato verso un vero e proprio boom di crescita (+105% in 10 anni) per il mercato del biogas. Le stime indicano, infatti, che entro il 2034 il giro d’affari complessivo raggiungerà la straordinaria cifra di 115 miliardi di dollari, per l’esattezza 114,81 miliardi di dollari. Si tratta di un valore che risulta essere più del doppio rispetto ai 56,10 miliardi di dollari stimati per il 2026, evidenziando una progressione geometrica nel giro di un solo decennio. I dati, estratti da una recente ricerca condotta da Fortune Business Insights, confermano che mentre i paesi accelerano la transizione verso fonti rinnovabili e cercano alternative ai combustibili fossili, il biogas si sta consolidando come una delle tecnologie energetiche più sviluppate nel recupero e nella valorizzazione degli scarti organici. Questo vettore energetico pulito viene generato attraverso i processi di digestione anaerobica applicati a una vasta gamma di matrici biologiche, tra le quali si annoverano scarti agricoli, letame animale, rifiuti organici urbani e fanghi di depurazione.

L’efficacia e la maturità di questa risposta tecnologica non appartengono a un orizzonte temporale remoto, bensì costituiscono un’opportunità industriale pienamente operativa nell’attualità. A conferma di ciò, “Non si tratta di una tecnologia del futuro: è una soluzione disponibile oggi”, dichiara Paolo Fabbricatore, Group CEO di Regardia.

La leadership dell’Europa e il quadro normativo continentale

Dal punto di vista della ripartizione geografica e del peso industriale, l’Europa guida il mercato mondiale detenendo con ampio margine la leadership del settore. Nel dettaglio, con una quota del 71,25% del mercato globale nel 2025 e un valore economico quantificato in 37,21 miliardi di dollari, l’Europa si conferma il continente guida nella produzione e nello sviluppo del biogas. Questa posizione di preminenza assoluta è il risultato diretto di politiche energetiche mature, dell’implementazione di piani strategici sovranazionali di ampio respiro come l’iniziativa REPowerEU, e della presenza di una filiera industriale del biometano ben strutturata e capillarmente diffusa sul territorio.

All’interno del contesto europeo, la Germania si attesta come il maggiore produttore al mondo, forte di oltre 10.000 impianti attivi e di un mercato interno che esprime un valore di 7,57 miliardi di dollari. Subito dopo si posiziona il Regno Unito, il cui mercato interno vale oggi 3,81 miliardi di dollari e sperimenta una crescita costante spinta in modo significativo dal Green Gas Support Scheme. Questo indiscusso primato del Vecchio Continente rispecchia in modo speculare anche la notevole densità del comparto zootecnico europeo, un fattore che chiama in causa direttamente le potenzialità della penisola italiana.

Il potenziale inespresso dell’Italia tra zootecnia e sostenibilità

In questo quadro di forte espansione europea, l’Italia occupa una posizione strategica di primissimo piano ma ancora parzialmente inespressa. Il territorio nazionale può infatti fare affidamento su una densità zootecnica di eccezionale rilievo, potendo contare su un patrimonio stabile di 6,5 milioni di bovini, 9 milioni di suini e 170 milioni di capi di pollame. Una simile consistenza garantisce una disponibilità di reflui organici abbondante che, tuttavia, risulta a oggi ancora largamente sottoutilizzata come risorsa energetica sul piano nazionale. La valorizzazione di questo immenso volume di scarti biologici rappresenta la vera sfida industriale per il Paese nel prossimo futuro.

In questo scenario di riferimento, l’Italia può contare sull’operato di Regardia, player di riferimento nella circular economy, che ha sviluppato e perfezionato un modello industriale interamente focalizzato sul recupero degli scarti organici e sulla produzione di energia rinnovabile. La società opera nel settore della circular economy e dello sviluppo del biogas con un modello industriale certificato che, con l’inclusione delle proprie biomasse, contribuisce a trasformare i reflui zootecnici in energia pulita e fertilizzanti naturali, offrendo risposte concrete alle esigenze del territorio.

Il biogas rappresenta una delle risposte più concrete alla doppia sfida della decarbonizzazione e dell’indipendenza energetica” – dichiara Paolo Fabbricatore, Group CEO di Regardia. – “Gli allevamenti italiani producono ogni anno grandi quantità di reflui organici che, attraverso processi di digestione anaerobica, possono essere trasformati in energia e fertilizzanti organici”.

La segmentazione del mercato e la centralità dei residui organici

Analizzando i fattori strutturali e merceologici che governano la crescita del comparto, emerge come la componente trainante sia rappresentata in via principale dal segmento dei residui e scarti organici, il quale nel corso del 2025 è arrivato a coprire il 77,01% dell’intero mercato globale. Risorse quali residui agricoli, letame animale, scarti alimentari e rifiuti organici urbani sono in grado di garantire alle aziende un approvvigionamento costante, regolare ed economicamente vantaggioso di materie prime essenziali per l’alimentazione dei digestori anaerobici. Il modello operativo implementato da Regardia si inserisce perfettamente in questa dinamica circolare.

Nello specifico, la società recupera ex-prodotti alimentari, eccedenze produttive e sottoprodotti agroindustriali, provvedendo a trasformarli in risorse strategiche destinate ad alimentare due filiere industriali ben distinte: la mangimistica circolare e la produzione di energia attraverso la digestione anaerobica. Questo articolato processo industriale converte gli scarti organici in biogas, il quale viene successivamente sottoposto a processi di purificazione e raffinazione per essere immesso direttamente in rete sotto forma di biometano rinnovabile. Il digestato, che costituisce il naturale sottoprodotto residuo del processo di fermentazione, viene interamente reimpiegato in agricoltura assumendo il ruolo di fertilizzante organico naturale, contribuendo in modo significativo a ridurre l’utilizzo di concimi chimici di sintesi. L’obiettivo finale del gruppo è migliorare l’efficienza complessiva nell’utilizzo delle risorse organiche disponibili, integrando in un unico flusso la produzione energetica e il recupero dei sottoprodotti agricoli.

Applicazioni energetiche e sfide future per l’integrazione territoriale

Guardando alla destinazione d’uso e alle diverse applicazioni del vettore energetico, la produzione di energia elettrica detiene una posizione di assoluto dominio sul mercato, rappresentando il 55,05% della quota complessiva. Sebbene la generazione elettrica costituisca la base consolidata del settore, i trend più dinamici e le prospettive di crescita future più rilevanti sono legati allo sviluppo di soluzioni alternative. È infatti il biometano per i trasporti, utilizzabile sia come gas naturale compresso sia in forma liquefatta, a trainare le prospettive di crescita più dinamiche, in virtù del suo elevatissimo potenziale di riduzione significativa delle emissioni di gas serra rispetto ai tradizionali combustibili fossili. “Si tratta di una tecnologia già disponibile, il cui sviluppo dipenderà anche dalla sostenibilità economica degli impianti e dall’evoluzione delle politiche energetiche europee” conclude Fabbricatore.

In base a quanto indicato dalle stime di mercato, il settore del biogas continuerà a crescere in modo sostenuto nei prossimi anni, manifestando uno sviluppo particolarmente accentuato proprio nei paesi europei dove le infrastrutture di rete e le politiche energetiche di supporto risultano già ampiamente consolidate. In questo stimolante contesto economico, il consolidamento definitivo e la crescita del comparto dipenderà in via esclusiva dalla capacità delle aziende di dimostrare sul campo benefici ambientali concreti, una solida sostenibilità economica di lungo periodo e un’integrazione armoniosa con il territorio d’insediamento.