Nel corso di una cruciale audizione dinanzi alle commissioni congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato a Roma, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha tracciato uno scenario di profonda e imminente trasformazione per le istituzioni e gli assetti strategici del Paese. Al centro del dibattito vi sono l’intelligenza artificiale, il cloud e le nuove tecnologie, fattori che secondo il capo del dicastero si apprestano a ridefinire radicalmente il modo di essere della difesa, dello Stato e della gestione delle attività pubbliche nell’arco dei prossimi ventiquattro mesi. L’allarme lanciato evidenzia una vulnerabilità geopolitica ed economica di carattere continentale: mentre il panorama globale accelera a ritmi senza precedenti, l’Europa si ritrova priva delle tecnologie decisive, che oggi risultano concentrate prevalentemente negli Stati Uniti.
L’interlocuzione diretta con Anthropic e il nodo della sovranità nazionale
Rispondendo nello specifico alle domande dei parlamentari riguardanti l’adozione di sistemi avanzati all’interno del comparto di sicurezza e difesa e il coinvolgimento di player internazionali, il ministro ha svelato una mossa proattiva intrapresa direttamente dall’esecutivo italiano. Rispondendo a una domanda su Anthropic e sull’impiego dell’intelligenza artificiale nella difesa, Crosetto ha spiegato che il governo ha avviato un’interlocuzione con la società, rivendicando con chiarezza la genesi di questo contatto strategico: “Per quanto riguarda Anthropic, l’ampiamo chiamata noi, quindi ci dialoghiamo“, ha chiarito l’esponente del governo. La scelta di interloquire con questa specifica realtà statunitense risponde a precisi criteri di opportunità politica e di tutela dell’interesse pubblico, legati alle dinamiche interne del mercato tecnologico americano: “L’abbiamo chiamata non appena ha avuto un atteggiamento diverso rispetto ad altri nei confronti del ruolo degli Stati Uniti“, ha aggiunto il ministro.
Il fulcro dell’intera operazione risiede nella necessità stringente di preservare la sovranità nazionale nell’era digitale, garantendo che l’utilizzo di strumenti ad alto contenuto tecnologico non si traduca in una perdita di controllo strategico sui sistemi sensibili. Il ministro ha evidenziato come l’adozione di piattaforme esterne richieda garanzie precise e meccanismi di protezione intrinseci. “Uno dei temi che ci poniamo, quando parliamo di sovranità nazionale, è usare strumenti che in qualche modo, nel momento in cui li usi, si limitino“, ha affermato. La preoccupazione principale è focalizzata sulla riservatezza dei dati e sulla sovraesposizione delle infrastrutture pubbliche di fronte a soggetti terzi, un rischio intrinseco nell’adozione dei moderni servizi cloud. “Voi sapete che uno dei temi che avremo nei prossimi anni sarà il cloud, saranno tutte le nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, e il fatto che queste, nel momento in cui le usiamo, siano disponibili per altri“, ha osservato con pragmatismo Crosetto. Di conseguenza, la protezione dell’autonomia tecnologica emerge come la principale sfida strategica per l’intero continente europeo nel prossimo futuro: “Il tentativo di difendere una sovranità nazionale europea su questo sarà uno dei temi dei prossimi governi“, ha aggiunto.
La rivoluzione imminente e l’impatto strutturale sullo Stato
Un elemento chiave emerso dall’intervento di Guido Crosetto riguarda l’eccezionale rapidità della transizione in corso, un fattore che non concede spazio a procrastinazioni o ritardi programmatici. Il ministro ha infatti voluto sottolineare la rapidità del cambiamento in atto, esortando le istituzioni a prendere piena consapevolezza formale della velocità di questa metamorfosi. “Lo voglio dire perché rimanga agli atti: nei prossimi due anni cambierà tutto“, ha affermato categoricamente nell’aula parlamentare. Questa accelerazione temporale dimostra che non si tratta di un’evoluzione incrementale sul lungo periodo, bensì di una rottura totale rispetto ai modelli operativi tradizionali.
La portata di quella che si preannuncia come una svolta epocale per la macchina pubblica e militare è stata descritta dal ministro con parole nette e prive di ambiguità: “La rivoluzione che porteranno l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie nei prossimi due anni, non nei prossimi dieci, cambierà totalmente il nostro modo di essere difesa, di essere Stato, di gestire qualunque delle nostre attività“. Tuttavia, l’adeguamento a questa nuova realtà si scontra con una pesante asimmetria industriale a danno dei Paesi membri dell’Unione Europea. Crosetto ha avvertito che prepararsi a questa trasformazione sarà sempre più difficile, spiegandone chiaramente il motivo di fondo legato alla dipendenza dall’estero: “l’Europa non ha queste tecnologie: sono solo americane“.
Il divario europeo nelle capacità satellitari e l’egemonia di Elon Musk
L’analisi ministeriale si è poi estesa a un altro settore nevralgico della competizione geopolitica e militare, ovvero il dominio dell’aerospazio e la gestione delle infrastrutture orbitali. In questo quadro, il ministro ha richiamato anche il tema delle capacità satellitari e della distanza che separa l’Europa dagli operatori statunitensi. Nel valutare lo scenario e le figure chiave del mercato tecnologico d’oltreoceano, a partire da Elon Musk, Crosetto ha invitato a superare i preconcetti legati alle alterne vicende della politica interna americana e alle relazioni con la precedente amministrazione: “Sono finite le polemiche perché Musk si è staccato da Trump. Noi le polemiche le facciamo anche in base a dove si posizionano. Musk si è staccato un po’ da Trump e sono finite le polemiche“, ha dichiarato il ministro.
Al di l’à delle contingenze politiche, ciò che preoccupa realmente i vertici della difesa è il divario commerciale e tecnologico accumulato dall’Europa nei confronti dei giganti privati americani, un vantaggio competitivo che continua ad espandersi a ritmi insostenibili per qualunque concorrente. Il ministro ha poi aggiunto che, con gli ultimi satelliti lanciati e con la quantità di lanci in corso, il divario costruito da Musk rispetto al resto del mondo “aumenta in modo esponenziale ogni mese“. Si tratta di un’egemonia tecnologica e logistica assoluta, davanti alla quale le attuali risorse dell’Unione Europea appaiono del tutto insufficienti, anche nel medio e lungo termine. “Oggi non c’è nessuno in Europa, neppure mettendo insieme tutti i paesi, che sia minimamente in grado, nei prossimi dieci anni, di raggiungere qualcosa che assomigli a quello che Musk è in grado di fare oggi. Neanche investendo“, ha affermato Crosetto con estrema franchezza.
Nel panorama internazionale, l’unica altra potenza in grado di tentare una reale competizione sul fronte dei vettori aerospaziali sembra essere Pechino, sebbene le distanze operative restino comunque siderali rispetto agli standard industriali statunitensi. Il ministro ha infatti indicato la Cina come possibile alternativa, precisando però che si muove con capacità ancora molto inferiori sul piano della logistica dei lanci orbitali: “Sì, i cinesi probabilmente sono l’alternativa, ma come lanci anche loro sono a un decimo rispetto a quelli che riesce a fare Musk oggi“, ha osservato il titolare del dicastero. Questa profonda asimmetria competitiva globale costituisce un nodo geostrategico imprescindibile per il futuro dell’Occidente, definendo anche questo, nelle conclusioni del ministro, come “un altro tema” di cruciale importanza strategica da lasciare necessariamente alla riflessione dei prossimi governi.


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