Il mese di giugno sta letteralmente cambiando in modo radicale il volto del Pacifico equatoriale. Un’eccezionale ‘burst’ di venti occidentali ha investito quasi tutta la fascia equatoriale dell’oceano, con anomalie del vento a 850 hPa tra le più intense e diffuse mai osservate nelle serie già analizzate. L’inversione dei venti equatoriali, che passano da orientali a occidentali, indica che il sistema oceano-atmosfera del Pacifico si avvia verso un marcato episodio di El Niño, previsto per fine 2026.
Questa spinta dei venti occidentali non è una dinamica per soli esperti. Indebolendo o invertendo gli alisei, le correnti occidentali spostano verso oriente il serbatoio di acque calde del Pacifico, ovvero quella vasta riserva di acque eccezionalmente calde che solitamente sosta in prossimità dell’Indonesia. Il calore immagazzinato in quella zona si sta ora dirigendo verso il Pacifico centrale e orientale. Questo avviene attraverso intense onde sottomarine (onde di Kelvin), veri e propri fiumi di acqua calda che scorrono in profondità lungo la termoclina verso il Sud America.

Una di queste onde è stata paragonata a un ‘treno merci’ di acqua calda lungo migliaia di chilometri e spesso centinaia di metri, molto simile per struttura a quella che precedette il Super El Niño del 1997-98. Mentre queste onde avanzano verso est, il Pacifico centrale e orientale si carica di calore sia in superficie sia in profondità. Le anomalie di temperatura negli oceani sono già marcatamente positive e i modelli indicano un ulteriore rapido riscaldamento nei prossimi mesi, proprio quando queste onde di Kelvin emergeranno in superficie.
Le proiezioni climatiche globali concordano: la fase di El Niño è ormai una certezza e quasi certamente continuerà a condizionare il clima fino alla conclusione dell’inverno 2026–27. I principali modelli stagionali mostrano uno scenario in cui l’evento non solo si consolida, ma ha buone possibilità di rientrare nella categoria di ‘super El Niño’, con anomalie nella regione Niño 3.4 paragonabili ai grandi eventi del recente passato. Alcuni ensemble modellistici, quelli più estremi ma comunque plausibili, spingono addirittura quindi verso un raro Super El Niño, potenzialmente in grado di rivaleggiare con i giganti del 1982-83, 1997-98 e 2015-16.
Se questa traiettoria verrà confermata, il 2026-27 potrebbe diventare una stagione chiave per il clima globale. Un El Niño molto forte o addirittura ‘super’ aumenterebbe le probabilità di nuovi record di temperatura globale, altererebbe i regimi di pioggia su molte regioni tropicali e subtropicali e potrebbe modulare la frequenza e l’intensità di uragani, cicloni e ondate di caldo in diverse parti del mondo. Nei prossimi mesi, ogni aggiornamento dei modelli e delle osservazioni nel Pacifico equatoriale sarà quindi cruciale per capire se stiamo davvero entrando in una nuova era dei ‘mega’ El Niño.


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