Il ritorno di El Niño: perché può fare salire i prezzi di cibo ed energia

Confermato il primo episodio dal 2023: gli esperti avvertono che potrebbe rafforzarsi entro fine anno, con effetti su agricoltura, mercati e sicurezza alimentare globale

Il ritorno di El Niño nel Pacifico equatoriale riporta sotto i riflettori uno dei fenomeni climatici più influenti del pianeta. L’Agenzia meteorologica giapponese (JMA) ha ufficialmente confermato l’avvio di un nuovo episodio, il primo registrato dal 2023, evidenziando come le condizioni oceaniche e atmosferiche osservate negli ultimi mesi indichino che il fenomeno sia in corso già dalla primavera del 2026. Le prospettive non lasciano spazio a molti dubbi: secondo la JMA, El Niño continuerà almeno fino all’autunno boreale con una probabilità del 100%, mentre i modelli climatici suggeriscono un possibile ulteriore rafforzamento entro la fine dell’anno.

Temperature oceaniche in rapido aumento

Uno dei segnali più evidenti arriva dalle temperature superficiali del mare nel Pacifico equatoriale. A maggio l’anomalia termica nella principale area di monitoraggio ha raggiunto +1,2°C rispetto alla media climatica, mentre la media mobile su 5 mesi utilizzata per la classificazione ufficiale si è attestata a +0,4°C, un valore vicino alla soglia di riferimento ma inserito in una tendenza chiaramente crescente. Le acque più calde del normale si estendono lungo gran parte del Pacifico equatoriale, con anomalie particolarmente marcate nelle zone centrali e orientali dell’oceano. Parallelamente, gli alisei che normalmente soffiano da Est verso Ovest si sono indeboliti nel Pacifico centrale, un segnale considerato tipico della formazione di El Niño. Anche se alcuni indicatori atmosferici non mostrano ancora tutte le caratteristiche classiche del fenomeno, gli esperti osservano che l’interazione tra oceano e atmosfera sta diventando progressivamente più intensa.

Perché El Niño preoccupa l’economia mondiale

Quando El Niño si sviluppa, i suoi effetti non si limitano all’oceano Pacifico. Le modifiche alla circolazione atmosferica possono alterare i modelli meteorologici su scala globale, aumentando il rischio di eventi estremi. Storicamente il fenomeno è associato a condizioni di siccità in alcune regioni del mondo e a precipitazioni più abbondanti in altre. Questi squilibri possono avere conseguenze dirette sulla produzione agricola, sulla disponibilità di risorse idriche e sulla domanda di energia. Le ripercussioni economiche possono essere significative. Una minore produzione agricola può contribuire all’aumento dei prezzi alimentari, mentre eventi climatici estremi possono influenzare i mercati energetici e aumentare i costi per famiglie e imprese.

I primi segnali sono già visibili

Alcuni effetti iniziali del nuovo episodio sono già emersi in diverse aree del pianeta. In India si stanno registrando ritardi nell’avvio della stagione dei monsoni, un elemento cruciale per l’agricoltura del Paese e per la sicurezza alimentare di centinaia di milioni di persone. In Perù, invece, alcune attività di pesca sono state temporaneamente sospese a causa delle anomalie nelle temperature marine, che stanno alterando gli ecosistemi oceanici e la distribuzione delle specie ittiche. La JMA segnala inoltre condizioni insolitamente calde in America Centrale e nel Pacifico tropicale centrale, compatibili con la fase iniziale di un evento El Niño.

Un fenomeno destinato a rafforzarsi

Le osservazioni più recenti mostrano grandi masse di acqua più calda del normale che stanno migrando verso Est lungo il Pacifico equatoriale. Secondo i modelli climatici, questo processo dovrebbe proseguire nei prossimi mesi, favorendo un ulteriore aumento delle temperature marine nelle regioni centrali e orientali dell’oceano. Gli esperti ritengono che il progressivo rafforzamento del legame tra atmosfera e oceano possa trasformare l’attuale episodio in un evento particolarmente intenso entro la fine del 2026.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Per il momento, in Giappone non sono stati osservati effetti climatici particolarmente evidenti attribuibili a El Niño. Tuttavia, la situazione viene monitorata con grande attenzione, poiché gli episodi più forti possono influenzare il clima a livello planetario. Anche le altre aree oceaniche mostrano segnali interessanti. Nel Pacifico tropicale occidentale le temperature superficiali restano vicine alla norma, mentre nell’Oceano Indiano tropicale sono attualmente inferiori alla media stagionale, con una graduale normalizzazione attesa tra estate e autunno.

L’evoluzione di El Niño nei prossimi mesi sarà quindi osservata con particolare attenzione da governi, agricoltori, operatori energetici e mercati finanziari. Se il fenomeno dovesse intensificarsi come previsto, le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre il Pacifico, influenzando raccolti, prezzi delle materie prime e crescita economica globale.