Per decenni la comunità scientifica ha considerato il timo come un organo destinato a perdere la sua utilità subito dopo l’infanzia. Situata nel petto, questa piccola ghiandola del sistema immunitario ha il compito di addestrare i linfociti T per difendere l’organismo dalle infezioni, ma le sue dimensioni si riducono progressivamente dopo la pubertà. Adesso, una recente ricerca condotta dagli scienziati del Mass General Brigham ribalta completamente questa prospettiva, dimostrando che il timo gioca un ruolo cruciale per la salute degli adulti. Analizzando decine di migliaia di scansioni, gli studiosi hanno scoperto che un timo in salute rappresenta uno dei principali indicatori per prevedere la longevità e la capacità di sopravvivere a patologie gravi, spingendo la medicina a rivalutare attentamente questa preziosa componente del nostro corpo e le sue incredibili potenzialità preventive nel lungo termine.
L’intelligenza artificiale svela il legame con la salute
I risultati, pubblicati in 2 articoli sulla rivista Nature, aprono scenari inediti per la prevenzione clinica. Il team guidato da Hugo Aerts ha utilizzato l’intelligenza artificiale per analizzare le normali TAC di oltre 25mila adulti partecipanti a uno studio di screening per il cancro ai polmoni e di oltre 2500 individui coinvolti nel Framingham Heart Study. L’algoritmo ha valutato le dimensioni, la struttura e la composizione del timo per creare un vero e proprio punteggio di salute dell’organo. I dati emersi dall’indagine sono evidenti: le persone con un punteggio più alto hanno registrato un rischio di mortalità per qualsiasi causa inferiore del 50%, un rischio di decesso per malattie cardiovascolari ridotto del 63% e un rischio di sviluppare un cancro ai polmoni inferiore del 36%. Questi benefici si sono mantenuti costanti anche tenendo conto dell’età e di altri fattori clinici.
L’impatto sulle terapie contro i tumori e i fattori di rischio
Un timo deteriorato produce una minore diversità di linfociti T, rendendo il sistema immunitario meno reattivo contro minacce complesse. Il secondo studio ha infatti esaminato i dati clinici e le TAC di oltre 1200 pazienti oncologici sottoposti a immunoterapia. I soggetti con un timo più sano hanno risposto in modo significativamente migliore alle cure, con un rischio di progressione del tumore inferiore del 37% e un rischio di mortalità ridotto del 44%. L’analisi ha inoltre individuato diversi elementi che danneggiano questa ghiandola, tra cui figurano l’infiammazione cronica, il fumo e l’eccesso di peso corporeo. Uno stile di vita sano risulta quindi essenziale per preservare le funzionalità immunitarie nel tempo. I ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori indagini per confermare se la modifica di queste abitudini possa migliorare direttamente l’attività dell’organo, restituendo definitivamente un ruolo da protagonista a una parte del corpo a lungo ignorata.


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