Il Washington Post tira in ballo il cambiamento climatico: “il problema delle alghe di Trump è molto più grande della Reflecting Pool”

Mentre il presidente combatte l'acqua verde davanti al Lincoln Memorial con vernice, perossido di idrogeno e "nanobolle", gli scienziati ricordano che le vere cause delle fioriture algali sono l'inquinamento e il riscaldamento del pianeta

Da settimane l’acqua della Reflecting Pool del Lincoln Memorial, a Washington, è diventata il simbolo improbabile di una battaglia tutta politica. Pochi giorni dopo la conclusione di una costosa ristrutturazione, la grande vasca rettangolare che dovrebbe specchiare i due monumenti più celebri della capitale americana si è tinta di un verde torbido, ricoperta da una densa patina di alghe. Per Donald Trump è diventata una questione personale: ha provato a svuotarla, a riverniciarla, a trattarla con perossido di idrogeno e con quella che il Dipartimento degli Interni ha definito “tecnologia avanzata a nanobolle di ozono“. Eppure, secondo gli esperti citati oggi dal Washington Post, il presidente ha ignorato i due fattori che davvero spiegano la proliferazione delle alghe: l’inquinamento da nutrienti e il cambiamento climatico.

Cosa è successo alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial

La vasca era stata svuotata e rifatta nell’ambito di un progetto di abbellimento della capitale voluto dall’amministrazione in vista del 250° anniversario degli Stati Uniti. Costata svariati milioni di dollari, la ristrutturazione della Reflecting Pool prevedeva anche una nuova verniciatura che doveva conferire all’acqua una tonalità descritta come “blu bandiera americana”. A pochissimi giorni dalla riapertura, però, il caldo umido di Washington ha innescato una vistosa fioritura algale: l’analisi delle immagini satellitari e delle riprese delle webcam ha mostrato livelli di alghe tra i più alti registrati negli ultimi anni nello stesso periodo.

La reazione dell’amministrazione è stata a tratti surreale. Da un lato i funzionari del Dipartimento degli Interni hanno parlato di un fenomeno “residuale”, assicurando che le alghe venivano rimosse con aspiratori e che erano già state adottate misure preventive. Dall’altro lo stesso Donald Trump ha attribuito il problema ad atti di vandalismo, sostenendo che ignoti avrebbero versato sostanze corrosive nella vasca e annunciando riparazioni immediate e pene severe per i responsabili. Una narrazione che ha spostato l’attenzione dalle cause ambientali del fenomeno a un presunto sabotaggio.

Reflecting Pool
foto di Jim Lo Scalzo / EPA / ANSA

Perché si formano le alghe: il ruolo dell’inquinamento da nutrienti

Per capire perché la Reflecting Pool sia diventata verde bisogna guardare alla biologia di base delle fioriture algali. Le proliferazioni più diffuse e pericolose nelle acque dolci sono causate dai cianobatteri, microrganismi fotosintetici un tempo noti come “alghe azzurre“. Questi organismi crescono in modo esplosivo quando trovano tre condizioni: acqua calda, acqua ferma o a lento ricambio e, soprattutto, un’abbondanza di nutrienti.

I due nutrienti chiave sono l’azoto e il fosforo. Quando finiscono in eccesso in laghi, stagni, bacini e vasche, innescano un processo chiamato eutrofizzazione: le alghe si moltiplicano fino a coprire la superficie dell’acqua, consumando ossigeno e bloccando la luce. Le fonti di questo inquinamento da nutrienti sono ben note agli scienziati: i fertilizzanti dell’agricoltura, gli scarichi urbani e industriali, le acque piovane che dilavano prati e strade trascinando con sé concimi e residui. Senza un controllo a monte di questi apporti, qualsiasi specchio d’acqua poco profondo ed esposto al sole è un candidato perfetto per una fioritura algale.

Il cambiamento climatico amplifica le fioriture algali

Il secondo grande motore, secondo la comunità scientifica, è il cambiamento climatico. Le agenzie ambientali statunitensi e la ricerca internazionale concordano: il riscaldamento globale rende le fioriture algali più frequenti, più intense, più estese e più durature. I cianobatteri prosperano nelle acque calde e tendono a prevalere sulle altre alghe proprio quando le temperature salgono, perché molte specie regolano la propria galleggiabilità per raggiungere la superficie e catturare più luce, ombreggiando i competitori.

C’è di più. L’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nell’aria e nell’acqua favorisce la crescita rapida dei cianobatteri di superficie. Le piogge intense, sempre più comuni in un clima alterato, dilavano grandi quantità di azoto e fosforo verso i corpi idrici, mentre le successive ondate di siccità concentrano i nutrienti e innalzano le temperature dell’acqua. È una combinazione che gli scienziati osservano già da anni in luoghi simbolo come il lago Erie, dove le fioriture si spingono ormai fino all’inizio dell’inverno. Non sorprende che la stagione 2026 sia partita prima del solito, con blooms tossici comparsi mesi prima del periodo abituale.

Quando le alghe diventano un pericolo per la salute

Ridurre la vicenda della Reflecting Pool a una questione estetica sarebbe un errore. Le fioriture algali dannose — in inglese harmful algal blooms o HAB — non sono soltanto antiestetiche: possono diventare pericolose. Molti cianobatteri producono cianotossine, tra le sostanze naturali più potenti conosciute, capaci di provocare malattie in esseri umani, animali domestici e bestiame. Il precedente più citato è la crisi idrica di Toledo, in Ohio, del 2014: una fioritura algale nel lago Erie contaminò con microcistine l’acqua potabile, costringendo circa 400.000 persone a rinunciare per giorni all’acqua del rubinetto. Le cianotossine possono accumularsi nei bacini che riforniscono gli acquedotti, chiudere temporaneamente laghi e fiumi alla balneazione e, quando le alghe muoiono e si decompongono, generare zone prive di ossigeno in cui la vita acquatica non sopravvive. È la dimostrazione che dietro l’acqua verde di una vasca monumentale si nasconde un problema di salute pubblica che riguarda milioni di americani.

I tagli dell’amministrazione Trump alla ricerca ambientale

È qui che la vicenda assume un significato politico più ampio, e dove il “problema delle alghe” di Donald Trump diventa davvero più grande della singola vasca. Mentre il presidente combatteva l’acqua verde con vernice e nanobolle, la sua amministrazione ha proposto e avviato pesanti tagli ai finanziamenti delle agenzie che monitorano e studiano proprio le fioriture algali. Le proposte di bilancio hanno previsto riduzioni drastiche per l’EPA, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente, e per la NOAA, l’agenzia che si occupa di oceani e atmosfera. Sono stati cancellati strumenti satellitari pensati anche per rilevare le fioriture algali attraverso il monitoraggio del colore dell’oceano, descritti da alcuni funzionari dell’amministrazione come “soldi sprecati” e “allarmismo climatico“. Gli istituti di ricerca cooperativi della NOAA — tra cui quello che sorveglia le alghe tossiche nei Grandi Laghi — hanno denunciato ritardi nei pagamenti e il rischio concreto di dover licenziare personale e interrompere i programmi di monitoraggio degli HAB. Tagliare proprio questi strumenti significa privare le comunità della capacità di prevedere e prevenire eventi come la crisi di Toledo.

Una metafora che racconta una contraddizione

La Reflecting Pool diventa così una potente metafora. Trattare le alghe con perossido di idrogeno, aspiratori e “tecnologia a nanobolle” affronta il sintomo visibile ma non le cause profonde: l’inquinamento da nutrienti e il cambiamento climatico. È un po’ come svuotare e riverniciare la vasca ogni volta senza chiedersi perché continui a riempirsi di verde.

La contraddizione è evidente. Da un lato si spende per ripulire l’acqua davanti al Lincoln Memorial in nome del decoro della capitale; dall’altro si smantellano i programmi scientifici che permetterebbero di capire, anticipare e ridurre le fioriture algali su scala nazionale, proteggendo l’acqua potabile, la pesca, il turismo e la salute. Attribuire l’acqua verde al vandalismo anziché a fattori ambientali documentati, mentre si riducono i fondi alla ricerca su clima e inquinamento, rischia di rendere gli Stati Uniti più vulnerabili proprio nel momento in cui gli scienziati avvertono che le fioriture algali dannose stanno arrivando prima e colpendo più forte che mai.

In fondo, le alghe della Reflecting Pool non sono un dispetto di “persone malate e deviate“, come le ha definite il presidente, ma il riflesso di processi globali che nessuna verniciatura blu può cancellare. E il vero problema, come suggerisce il titolo del Washington Post, è molto più grande di una vasca.