Il traffico generato dai bot ha superato quello prodotto dagli esseri umani su internet. È questo il dato più rilevante emerso dalle nuove informazioni diffuse da Cloudflare, una delle aziende più centrali nell’infrastruttura del web globale, attiva in servizi come CDN, acronimo di Content Delivery Network, e mitigazione degli attacchi DDoS per alcuni dei siti più grandi e frequentati al mondo. A commentare il sorpasso è stato il CEO di Cloudflare, Matthew Prince, con una dichiarazione che fotografa la rapidità con cui il fenomeno si è imposto: “beh, è successo più in fretta di quanto avessi previsto”.
Prince ha poi aggiunto: “il traffico sta crescendo così rapidamente che ora, per la prima volta nella storia di Internet, i bot hanno superato il traffico umano online”.
I dati Cloudflare: tra il 52% e il 62% del traffico quotidiano arriva dai bot
Secondo i dati di Cloudflare, in qualsiasi momento della giornata una quota compresa tra il 52%e il 62% del traffico internet proviene dai bot. Negli ultimi sette giorni, la società ha rilevato che circa il 57,4% del traffico è stato prodotto da bot, una categoria che include sia i crawler dei motori di ricerca, come quelli di Google, sia i bot legati all’intelligenza artificiale sviluppati da altre aziende del settore.
Il traffico attribuito agli utenti umani, invece, si è fermato intorno al 42,5%. Si tratta di un passaggio significativo nella storia di internet, perché indica che, per la prima volta, la maggior parte delle visite ai siti web non sarebbe generata da persone, ma da sistemi automatizzati.
Il ruolo di Cloudflare nell’analisi del traffico web globale
Il peso del dato è legato anche alla posizione di Cloudflare nell’ecosistema digitale. L’azienda fornisce servizi fondamentali per il funzionamento di molti siti popolari, aiutandoli a gestire grandi volumi di traffico, migliorare la distribuzione dei contenuti e proteggersi da attacchi informatici.
Proprio per questa funzione infrastrutturale, Cloudflare dispone di una visione privilegiata sui flussi di traffico che attraversano il web. La società è quindi considerata un osservatore particolarmente rilevante quando si parla di traffico internet, bot online, crawler, automazione e crescita degli agenti basati su AI.
I Paesi con più traffico bot: Gibilterra in testa
I dati diffusi da Cloudflare includono anche una suddivisione geografica del traffico generato dai bot, con differenze molto marcate tra i vari Paesi. Al primo posto si trova Gibilterra, dove il traffico bot raggiunge il 92,1%.
Al secondo posto figura Singapore, con il 76,3%, seguita molto da vicino dall’Iran, al 76,2%. Completano le prime cinque posizioni l’Irlanda, con il 72,8%, e i Paesi Bassi, con il 68,8%.
Questi numeri evidenziano come la presenza dei bot sul web non sia distribuita in modo uniforme, ma risulti particolarmente concentrata in alcune aree geografiche, dove il traffico automatizzato rappresenta una quota nettamente predominante rispetto a quello umano.
Dai crawler storici agli agenti AI: cosa sta cambiando sul web
I bot non sono una novità nella storia di internet. Crawler, indicizzatori e strumenti automatici utilizzati dai motori di ricerca esistono fin dai primi anni del web e hanno sempre avuto un ruolo importante nell’organizzazione e nella scoperta dei contenuti online.
Secondo Cloudflare, però, l’aumento registrato non sarebbe dovuto a una crescita improvvisa di questi bot tradizionali. La spinta principale arriverebbe invece dagli agenti AI e dai sistemi di agentic AI, che navigano sul web per raccogliere contenuti destinati all’addestramento dei modelli o per agire per conto degli utenti che utilizzano assistenti basati su intelligenza artificiale e chatbot.
La crescita del traffico agentico rappresenta quindi uno degli elementi chiave di questa trasformazione. L’espansione degli strumenti AI non riguarda più soltanto la generazione di testi, immagini o codice, ma anche la capacità di consultare pagine web, estrarre dati e interagire con contenuti online in modo automatizzato.
Perché i bot caricano più pagine degli esseri umani
Il dato sul sorpasso dei bot va interpretato anche alla luce di una distinzione importante: Cloudflare misura le visite ai siti web, non ciò che bot o utenti fanno effettivamente una volta arrivati su una pagina. Come evidenziato dal sito specializzato Tom’s Hardware, i dati di Cloudflare tracciano le visite ai siti, ma non misurano il comportamento successivo del visitatore, umano o automatizzato.
Gli esseri umani consumano realmente i contenuti: leggono articoli, guardano video, esplorano pagine, si soffermano sui testi e interagiscono con ciò che trovano online. I bot AI, invece, tendono a caricare un numero molto più alto di pagine, spesso con l’obiettivo di indicizzare, raccogliere dati, analizzare contenuti o passare rapidamente alla pagina successiva.
Questo comportamento contribuisce a spiegare perché il traffico dei bot stia crescendo così rapidamente. Un singolo agente automatizzato può generare molte più richieste di un utente umano, spostando l’equilibrio complessivo del traffico internet verso sistemi non umani.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sul traffico internet
La crescita degli AI bot e degli agenti intelligenti mostra come l’intelligenza artificiale stia modificando in profondità il funzionamento del web. Non si tratta più soltanto di strumenti che rispondono a domande o producono contenuti, ma di sistemi capaci di muoversi attraverso la rete, consultare siti, raccogliere informazioni e svolgere attività in modo automatico.
Il sorpasso del traffico bot rispetto a quello umano segnalato da Cloudflare diventa così un indicatore della nuova fase di internet. L’aumento degli agenti AI, dei crawler evoluti e dei sistemi automatizzati potrebbe ridefinire il rapporto tra piattaforme, editori, motori di ricerca, aziende tecnologiche e contenuti online.
Per la prima volta nella storia del web, secondo i dati diffusi da Cloudflare, la maggioranza del traffico non arriva più dagli utenti umani, ma da bot, crawler, AI agent e sistemi automatizzati. Un cambiamento rapido, anticipato da Matthew Prince ma arrivato prima delle sue previsioni, che fotografa una trasformazione già in corso nell’ecosistema digitale globale.


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