L’Iran rivendica il diritto di imporre una tassa ambientale alle navi che transitano nello Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche al mondo per il trasporto di petrolio e merci. A sostenerlo è Arman Khorsand, capo del Centro iraniano per gli affari internazionali e le convenzioni ambientali, secondo cui Teheran potrebbe riscuotere tariffe finalizzate alla tutela e al ripristino dell’ambiente nel Golfo. La posizione iraniana si inserisce nel quadro delle crescenti preoccupazioni per i danni provocati agli ecosistemi marini della regione. Khorsand ha indicato tra le principali criticità l’inquinamento da petrolio, l’attività delle flotte militari straniere e i danni agli ecosistemi sensibili nel Golfo, elementi che avrebbero aggravato la necessità di reperire risorse dedicate alla protezione ambientale.
La giustificazione ambientale: petrolio, flotte militari e danni agli ecosistemi
Secondo Khorsand, l’impatto delle attività marittime e militari nella regione ha aumentato la pressione sull’ambiente del Golfo. In particolare, l’inquinamento da petrolio e la presenza di flotte militari straniere sono indicati come fattori che contribuiscono al deterioramento degli ecosistemi locali.
Il capo del Centro iraniano per gli affari internazionali e le convenzioni ambientali ha affermato che questi fenomeni hanno “raddoppiato la necessità di fornire risorse per il ripristino ambientale”. Le tariffe riscosse, secondo la posizione illustrata da Teheran, potrebbero essere utilizzate per compensare i danni causati all’ambiente del Golfo e finanziare interventi di recupero nelle aree più esposte.
La proposta viene dunque presentata dall’Iran come una misura legata alla responsabilità ambientale e alla necessità di garantire fondi per la riparazione dei danni prodotti dal traffico marittimo e dalle attività straniere nello spazio del Golfo.
Il riferimento al passaggio inoffensivo e al diritto internazionale
Khorsand ha collegato la possibilità di introdurre una tassa ambientale nello Stretto di Hormuz al sistema del passaggio inoffensivo, sostenendo che i Paesi che si affacciano sullo stretto possono riscuotere tariffe per determinati servizi e per i danni provocati da eventuali violazioni delle normative.
Secondo quanto affermato, nel quadro del “passaggio inoffensivo” i Paesi costieri possono riscuotere tariffe per i servizi marittimi e risarcimenti per i danni causati da violazioni delle normative, “e questa questione ha un precedente nel diritto internazionale”.
La posizione iraniana si fonda quindi sull’idea che la riscossione di somme legate alla protezione dell’ambiente e alla compensazione dei danni non sarebbe estranea alle norme internazionali, purché inserita all’interno di un quadro giuridico riconosciuto.
Khorsand respinge le critiche: “non ha fondamento giuridico”
Il tema della possibile imposizione di una tariffa alle navi in transito nello Stretto di Hormuz ha sollevato critiche, soprattutto in relazione alla legalità di una misura applicata a un’area di così alta rilevanza strategica. Khorsand ha respinto queste obiezioni, sostenendo che non vi sarebbero basi giuridiche per considerare illegale una tassa ambientale applicata nel rispetto delle regole internazionali.
In particolare, ha dichiarato che “l’affermazione secondo cui la riscossione di tasse ambientali dalle navi di passaggio è illegale non ha fondamento giuridico”. Ha inoltre aggiunto che l’azione potrebbe essere intrapresa “nel quadro delle norme internazionali riconosciute”.
Le parole di Khorsand mirano a rafforzare la legittimità della posizione iraniana, presentando la misura non come una restrizione arbitraria alla navigazione, ma come uno strumento volto a finanziare il ripristino ambientale e a rispondere ai danni subiti dagli ecosistemi del Golfo.
Stretto di Hormuz, una rotta strategica al centro della questione ambientale
Lo Stretto di Hormuz resta al centro delle dinamiche geopolitiche, energetiche e marittime della regione. La proposta iraniana di introdurre una tassa ambientale per le navi aggiunge un nuovo elemento al dibattito sul controllo delle rotte, sulla tutela dell’ambiente marino e sulla responsabilità delle attività che incidono sugli ecosistemi del Golfo.
La posizione espressa da Teheran mette l’accento sul rapporto tra transito marittimo, danni ambientali e necessità di compensazioni economiche. Secondo l’impostazione illustrata da Khorsand, le tariffe non avrebbero soltanto una funzione amministrativa, ma servirebbero a reperire risorse per affrontare le conseguenze dell’inquinamento petrolifero, delle attività delle flotte militari straniere e del deterioramento degli ambienti naturali più fragili.


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