La portata del Po ‘precipita’: brusco abbassamento, altri fiumi a rischio in Veneto

"La crisi idrica che sta colpendo il fiume Po con ripercussioni particolarmente gravi nell'area del Delta si distingue per la straordinaria e preoccupante repentinità con cui si è verificato il calo della portata negli ultimi 10 giorni"

La crisi idrica nel Delta del Po si sta aggravando con una rapidità preoccupante. In pochi giorni, la portata del principale fiume italiano è crollata da oltre 1.000 a poco più di 350 metri cubi al secondo, ben al di sotto della soglia necessaria per contrastare la risalita dell’acqua salata dal mare. Secondo ANBI Veneto, la scomparsa dei ghiacciai e la carenza di neve in montagna stanno modificando profondamente il comportamento dei corsi d’acqua: l’acqua piovana defluisce rapidamente verso il mare senza essere trattenuta e rilasciata gradualmente come avveniva in passato.

“La crisi idrica che sta colpendo il fiume Po con ripercussioni particolarmente gravi nell’area del Delta si distingue per la straordinaria e preoccupante repentinità con cui si è verificato il calo della portata negli ultimi 10 giorni. Senza un sistema di invasi distribuiti lungo la rete afferente ai grandi fiumi, l’acqua piovana, pur abbondante nei primi dieci giorni del mese, è già defluita a mare”, afferma Alex Vantini, Presidente di ANBI Veneto, alla luce dei dati sulla portata del principale fiume d’Italia.

I dati

Nella prima settimana di giugno, il Po registrava un flusso superiore ai 1.000 metri cubi al secondo al misuratore di Pontelagoscuro; una quota che si è più che dimezzata in pochissimo tempo, scendendo sotto la soglia critica dei 450 metri cubi al secondo, valore limite per la garanzia di efficacia delle due barriere antisale del Delta, sul Po di Tolle e sul Po di Donzella. Nelle ultime 24 ore, da 440 metri cubi al secondo si è scesi 380, e questa mattina il valore è appena superiore a 350. “In questo scenario emergenziale, con l’acqua del mare risalita a 10 chilometri nell’entroterra“, il Consorzio di bonifica Delta del Po “si è visto costretto” a chiudere alcune derivazioni destinate all’agricoltura, “una misura indispensabile per evitare la distribuzione di acqua salata nei campi”.

Sofferenza anche nel resto del Veneto

La sofferenza idrica, poi, non risparmia il resto del territorio regionale. “L’intero Veneto si trova in una situazione difficile, determinata principalmente dalla carenza di manto nevoso in quota” e “al momento non si registrano fenomeni di ingressione salina negli altri principali fiumi veneti, sebbene il livello generale di attenzione rimanga altissimo ovunque, anche in previsione del grande caldo in arrivo che comporterà un aumento di richiesta d’acqua per le piante“, spiega il direttore di ANBI Veneto, Silvio Parizzi.

Tra le aree sotto stretta osservazione figura il comprensorio del Consorzio di Bonifica Brenta. Qui, a causa della sofferenza delle risorgive e della ridotta portata del torrente Tesina, l’ente consortile ha già rivolto un appello ai cittadini per un “uso parsimonioso della risorsa idrica, che deve essere finalizzata unicamente alle necessità irrigue”. Il Consorzio ha inoltre fatto sapere che, qualora la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, è già al vaglio la possibilità di ridefinire i turni di irrigazione per gestire la scarsità d’acqua.