Una svolta decisiva si profila all’orizzonte per il futuro delle energie rinnovabili e della transizione energetica nei mari italiani. Il Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha presentato una profonda e attesa revisione della strategia nazionale per lo sviluppo dell’eolico offshore, introducendo per la prima volta una netta differenziazione nelle politiche di sussidio. Durante un tavolo tecnico svoltosi in modalità online, i funzionari del ministero hanno svelato i correttivi pensati per ridisegnare il Decreto Fer 2, il provvedimento originariamente emanato nel 2024 per sostenere i comparti tecnologici puliti non ancora pienamente maturi, ma rimasto fino a questo momento in una condizione di totale stallo operativo.
La svolta del Mase: tariffe asimmetriche per sbloccare i mari italiani
La novità di maggior rilievo emersa dal confronto istituzionale risiede nella scelta di sdoppiare l’accesso ai sussidi statali, una mossa resasi necessaria per rispondere alle diverse complessità ingegneristiche e alle morfologie dei fondali della penisola. L’architettura iniziale del decreto non faceva distinzioni strutturali, applicando un unico parametro economico a progetti con impatti industriali radicalmente differenti. La nuova proposta avanzata dai tecnici ministeriali introduce invece tariffe incentivanti diversificate, che riducono la base di partenza per i progetti tradizionali a fondamenta fisse ma salvaguardano i piani di sviluppo legati alle piattaforme marine di nuova generazione. L’obiettivo politico e scientifico è quello di sbloccare una filiera congelata dai costi di investimento iniziali e dai dubbi sulla sostenibilità dei piani finanziari.
I nodi del Decreto Fer 2 tra costi di sistema e sostenibilità industriale
Il percorso del Decreto Fer 2 è stato finora segnato da una forte dialettica tra le esigenze di bilancio pubblico e la sostenibilità economica dei progetti sottomarini. Sebbene il testo sia stato varato nel 2024, le procedure competitive per l’acquisto di elettricità da parte dello Stato a prezzi agevolati non hanno mai preso il via. Il punto di rottura risiedeva nella tariffa unica originaria, fissata a 185 euro al megawattora. Da un lato, le aziende focalizzate sullo sviluppo dell’eolico flottante giudicavano la cifra troppo bassa per remunerare i grandissimi investimenti richiesti da una tecnologia pionieristica. Dall’altro, le autorità di governo ritenevano tale incentivo eccessivamente gravoso per la collettività, dal momento che la copertura finanziaria di queste misure ricade direttamente sugli oneri di sistema sulle bollette energetiche pagate dai consumatori.
Le nuove cifre sul tavolo: la distinzione tra palificato e flottante
Per superare la paralisi e dare certezze al comparto, la proposta ministeriale prevede una rimodulazione al ribasso ma specializzata. Per l’eolico palificato, ovvero le strutture tradizionali ancorate stabilmente al fondale tipiche delle acque poco profonde, si propone una riduzione della tariffa a 160 euro al megawattora. Questa specifica soglia andrà a normare l’attività dei due soli impianti di questo tipo attualmente previsti nei mari italiani, localizzati nelle acque del Mare Adriatico davanti a Rimini e Ravenna. Al contrario, per l’eolico flottante, che prevede turbine collocate su piattaforme galleggianti ancorate con cavi tesi e che riguarderà la quasi totalità degli altri progetti nei più profondi mari meridionali e tirrenici, la tariffa rimarrà ferma a 185 euro al megawattora, riconoscendo la maggiore complessità di una tecnologia chiave per l’autonomia energetica nazionale.
Scudo contro l’inflazione e stop alle imprese fantasma: le garanzie per il futuro
A compensazione della decurtazione tariffaria introdotta sui sistemi fissi, lo Stato offre agli investitori tutele macroeconomiche cruciali per la bancabilità delle opere nel lungo periodo. Il ministero si è impegnato a indicizzare i futuri incentivi all’inflazione e a eliminare la norma che imponeva una riduzione automatica della tariffa del 3% ogni anno, proteggendo così i flussi di cassa dal deprezzamento della moneta. Sul fronte della trasparenza e della solidità del mercato, cambiano in modo netto anche i requisiti amministrativi per l’accesso ai bandi di gara. L’amministrazione centrale intende inserire stringenti e maggiori garanzie di solidità finanziaria da parte degli operatori per accedere alle gare, definendo questa severità come un criterio indispensabile per evitare di dare soldi ad imprese fantasma che bloccano le concessioni senza possedere le reali capacità costruttive.
La tabella di marcia verso le prime aste del 2027
La proposta presentata dal dirigente del Mase per i mercati e le infrastrutture energetiche, Alessandro Noce, apre ora una fase di valutazione stringente da parte del mondo industriale. All’incontro hanno preso parte i rappresentanti delle principali sigle di categoria, tra cui Anev, Aero ed Elettricità Futura, insieme ai delegati delle singole imprese titolari dei progetti. Il mondo imprenditoriale si è riservato di analizzare i dettagli economici del piano per formulare una risposta definitiva entro la scadenza ravvicinata del 26 giugno. Una volta formalizzato l’accordo interno, le modifiche al provvedimento dovranno essere trasmesse a Bruxelles per essere sottoposte alla Commissione europea per l’approvazione formale in materia di aiuti di Stato. L’orizzonte temporale condiviso dal settore e dalle istituzioni è quello di completare l’iter per celebrare la prima asta ufficiale per l’inizio del 2027.


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