L’asteroide a forma di arachide che nasconde i segreti dell’acqua primordiale: le incredibili scoperte della missione Lucy

Nuovi dati rivelano la complessa rotazione di Donaldjohanson, un fossile cosmico della fascia principale che riscrive la storia dell'acqua nel sistema solare

L’esplorazione dello spazio profondo continua a riservare sorprese che mettono in discussione le nostre certezze sull’evoluzione dei corpi celesti. La missione Lucy della NASA, originariamente progettata con l’obiettivo principale di studiare i misteriosi asteroidi fossili che orbitano vicino a Giove, ha recentemente puntato i suoi strumenti su un bersaglio intermedio, regalando alla comunità scientifica una scoperta straordinaria. L’asteroide Donaldjohanson, un piccolo corpo celeste situato nella fascia principale degli asteroidi, si è rivelato essere un mondo incredibilmente bizzarro e dinamico, caratterizzato da una forma insolita, un movimento caotico e, soprattutto, da insospettabili tracce chimiche che testimoniano la presenza di acqua liquida nel suo lontano passato.

Il flyby storico della sonda Lucy e l’incontro ravvicinato

Il cruciale incontro ravvicinato è avvenuto il 20 aprile 2025, quando la sonda Lucy ha sfrecciato accanto a Donaldjohanson a una velocità mozzafiato di circa 30.000 miglia orarie, riducendo la distanza dal corpo celeste a sole 650 miglia. Questo fulmineo passaggio era stato concepito dagli ingegneri della NASA principalmente come un test generale, una sorta di prova tecnica per verificare la funzionalità dei sistemi di bordo e degli strumenti ottici prima che la sonda raggiunga i suoi obiettivi principali, gli asteroidi Troiani, a partire dal 2027. Tuttavia, quello che doveva essere un semplice collaudo ingegneristico si è rapidamente trasformato in un trionfo scientifico autonomo, catturando l’attenzione degli astronomi di tutto il mondo grazie alla complessità intrinseca svelata da questo piccolo frammento di roccia.

La complessa rotazione e la struttura a “binario a contatto”

I dati raccolti durante il flyby hanno immediatamente mostrato che Donaldjohanson non si comporta come un comune asteroide che ruota in modo uniforme attorno a un asse stabile. Al contrario, questo corpo celeste esegue una complessa danza nello spazio profondo, muovendosi come una trottola instabile. L’asteroide compie una rotazione completa da un’estremità all’altra ogni 10,5 giorni terrestri, mentre contemporaneamente oscilla vistosamente attorno al suo asse lungo con un periodo di 26,5 giorni. Questa spettacolare instabilità dinamica è strettamente legata alla sua morfologia, poiché Donaldjohanson è un asteroide binario a contatto, ovvero una struttura bilobata formata da due grandi masse rocciose unite da un collo stretto, una conformazione che gli conferisce il singolare aspetto di un’arachide cosmica.

L’effetto YORP e la continua evoluzione della superficie rocciosa

Secondo i modelli elaborati dagli scienziati, la nascita di questa struttura risale a circa 155 milioni di anni fa, quando i frammenti generati da una violenta collisione cosmica si sono riaggregati delicatamente sotto l’effetto della loro stessa gravità. Da quel momento in poi, la luce solare ha iniziato a rimodellare lentamente ma inesorabilmente l’aspetto e la dinamica dell’asteroide attraverso l’effetto YORP. Questo fenomeno fisico, causato dalla spinta asimmetrica che si genera quando la superficie riscaldata dal Sole irradia calore nello spazio, ha esercitato una sottile e costante torsione che ha rallentato la rotazione di Donaldjohanson di almeno dieci volte nel corso degli ultimi 20-60 milioni di anni. Il drastico mutamento nella velocità di rotazione ha provocato lo scivolamento del materiale superficiale instabile lungo i pendii interni, un processo che ha progressivamente ammorbidito i crateri da impatto e rimodellato la fisionomia dell’intero corpo celeste.

L’enigma delle argille ricche di ferro e le tracce di antica acqua liquida

La scoperta più affascinante e inaspettata è giunta però dall’analisi dei dati spettroscopici nell’infrarosso raccolti dagli strumenti della sonda Lucy, i quali hanno rilevato la presenza diffusa di argille ricche di ferro sulla superficie. La formazione di questa tipologia di minerali idrati richiede necessariamente l’interazione diretta della roccia con l’acqua liquida, il che dimostra inequivocabilmente che il corpo genitore da cui si è originato Donaldjohanson ha vissuto un periodo di alterazione acquosa. Questo dettaglio chimico apre uno scenario comparativo inedito rispetto ad altri famosi asteroidi studiati in tempi recenti, come Bennu e Ryugu, i quali ospitano argille ricche di magnesio che suggeriscono un’esposizione prolungata e massiccia all’elemento liquido. Al contrario, la composizione chimica di Donaldjohanson indica che l’episodio di contatto con l’acqua è stato decisamente più breve e circoscritto nel tempo.

Un tassello fondamentale per comprendere la storia del sistema solare

È fondamentale mantenere una doverosa cautela scientifica nell’interpretazione di questi dati, poiché il passaggio di Lucy è stato un flyby estremamente rapido e non una missione orbitale a lungo termine o con ritorno di campioni sulla Terra. Di conseguenza, la sonda ha potuto mappare e analizzare esclusivamente le proprietà della superficie remota, lasciando per ora del tutto sconosciuta la reale composizione interna della struttura. Nonostante questo limite intrinseco, l’asteroide Donaldjohanson rappresenta un punto di riferimento eccezionale per la planetologia comparata, poiché a differenza di Bennu e Ryugu, che sono oggetti vicini alla Terra con una complessa storia di migrazione orbitale, questo corpo celeste è un oggetto molto più giovane che è rimasto confinato nella fascia principale degli asteroidi, vicino al suo luogo di nascita originario. La sua forma bizzarra, la rotazione caotica e la breve ma significativa storia idrica offrono indizi preziosi su come si siano evoluti i piccoli corpi celesti e su come il materiale ricco di acqua si sia spostato e distribuito durante le fasi primordiali della formazione del sistema solare, in attesa che la missione Lucy inizi finalmente la sua esplorazione ravvicinata degli asteroidi Troiani incontrando il corpo celeste Eurybates nell’agosto del 2027.

Riferimenti scientifici e dettagli dello studio bibliografico

I dati scientifici e le straordinarie analisi geologiche presentate in questo articolo si basano ufficialmente sullo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Science. La ricerca in questione prende il titolo di The Lucy flyby of (52246) Donaldjohanson: A bilobed asteroid with tumbling rotation ed è stata guidata dallo scienziato italiano Simone Marchi, ricercatore presso il Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado, in collaborazione con un nutrito team internazionale di astrofisici e planetologi. L’articolo scientifico rappresenta la fonte primaria e ufficiale per l’approfondimento dei modelli orbitali, della storia evolutiva dell’oggetto e della sua composizione mineralogica, ed è pubblicamente consultabile e rintracciabile attraverso il codice identificativo digitale DOI: 10.1126/science.aec0503.