L’ESA approva la missione Arrakihs: al via l’archeologia galattica per svelare i segreti della Via Lattea e della materia oscura

Il Comitato del Programma Scientifico dà il via libera definitivo alla seconda missione veloce 'F-class': il lancio è previsto entro il 2030 per catturare la luce più debole dell'universo vicino.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) compie un passo storico nell’esplorazione del cosmo profondo. Il Comitato del Programma Scientifico dell’ente ha ufficialmente approvato la missione Arrakihs, decretando il completamento con successo della fondamentale fase di studio iniziale. Questa importante pietra miliare certifica in modo inequivocabile la fattibilità tecnica dell’intero progetto scientifico e sancisce l’impegno formale e definitivo dell’ESA per la sua completa implementazione. La decisione strategica di adozione è stata assunta durante l’importante riunione del Comitato tenutasi presso l’Instituto Astrofísico de Canarias a Tenerife nei giorni del 10 e 11 giugno 2026. Con questa formale approvazione, l’ambizioso programma entra ufficialmente nella sua cruciale fase di sviluppo operativo, durante la quale il veicolo spaziale e l’intera strumentazione scientifica di bordo verranno materialmente costruiti, integrati e sottoposti a una serie estensiva di test rigorosi nei laboratori per garantirne la perfetta operatività una volta in orbita.

Una missione da record all’interno del programma Cosmic Vision

Dal punto di vista della pianificazione temporale e industriale, questa iniziativa rappresenta un vero e proprio record di efficienza per l’astronomia moderna. Si trata infatti della seconda missione veloce, classificata formalmente come F-class, inserita all’interno del più ampio programma Cosmic Vision dell’ESA. La natura di questa specifica classe richiede un tempo inferiore ai dieci anni complessivi a partire dalla sua primissima selezione, avvenuta con successo nel novembre del 2022, fino al momento del definitivo lancio nel 2030, programmato per la fine dell’anno. La natura estremamente dinamica e l’alto valore di questo approccio sono stati sottolineati con grande entusiasmo direttamente dai vertici scientifici dell’agenzia spaziale.

Arrakihs è una missione di archeologia galattica innovativa e unica. Svelando gli aloni galattici difficili da vedere, rivelerà nuovi dettagli su come si formano le galassie e se la galassia della Via Lattea sia unica. Il suo rapido sviluppo mette in mostra la flessibilità e l’ampiezza del Programma Scientifico dell’ESA” ha dichiarato testualmente la professoressa Carole Mundell, Direttrice della Scienza dell’ESA. L’altisonante e suggestivo nome scelto per la missione è in realtà un acronimo scientifico estremamente preciso che sta per Analysis of Resolved Remnants of Accreted galaxies as a Key Instrument for Halo Surveys, un titolo complesso che ne riassume alla perfezione tutti gli obiettivi scientifici prefissati.

Che cos’è l’archeologia galattica e lo studio degli aloni invisibili

Il fulcro scientifico ed esplorativo del progetto risiede in una disciplina affascinante e d’avanguardia nota come archeologia galattica. Quando le persone comuni immaginano una galassia, la mente visualizza solitamente un disco luminoso e a spirale composto da stelle, gas e polveri cosmiche. Tuttavia, ciò che probabilmente non si immagina è la presenza di una regione sferica molto più ampia che circonda interamente questo splendido disco, una zona colma di materia che risulta essere estremamente difficile da identificare con i normali strumenti di osservazione telescopica. Questa vasta area periferica prende il nome scientifico di alone galattico ed è composta per la stragrande maggioranza da materia oscura invisibile, la quale svolge il ruolo fondamentale di vero e proprio collante gravitazionale dell’intera struttura. La parte restante dell’alone è invece costituita da materia ordinaria, inclusi sistemi stellari diffusi e gas caldo altamente carico.

La missione Arrakihs si propone proprio di osservare questi aloni galattici stellari diffusi e le strutture collegate come i flussi stellari, i quali non sono altro che i residui fossili di piccole galassie che in passato sono state letteralmente lacerate e distrutte dalla potente forza di gravità. Attraverso questa capacità unica di vedere l’invisibile, la sonda sarà in grado di scavare a fondo nella storia cosmica, rivelando i meccanismi intimi che governano il modo in cui le galassie simili alla nostra nascono, si formano e cambiano nel tempo.

Ricostruire la storia dell’universo attraverso i flussi stellari

L’aspetto di fondamentale rilevanza per la comunità scientifica risiede nel fatto che l’alone di una galassia conserva al suo interno tracce limpide e inequivocabili di come la struttura stessa si sia formata ed evoluta nel corso delle ere cosmiche. Gli scienziati ritengono che le galassie crescano progressivamente nel tempo unendosi e fondendosi l’una con l’altra. Tuttavia, poiché gli aloni galattici possiedono una luminosità superficiale straordinariamente debole, finora non è stato possibile studiarne un numero sufficientemente elevato da permettere di verificare con assoluta certezza se i nostri attuali modelli teorici di formazione galattica, e di riflesso il ruolo esatto attribuito alla materia oscura, siano corretti.

Mappando in modo dettagliato i flussi stellari, lo strumento consentirà di ricomporre con precisione i pezzi della complessa storia delle passate fusioni cosmiche e, al contempo, permetterà di effettuare una stima accurata del numero di stelle solitarie che sono state strappate via con violenza dalle loro galassie d’origine durante tali eventi catastrofici di fusione. Per ottenere dati statisticamente rilevanti e comprendere quanto sia unica la nostra galassia di origine, la missione Arrakihs prevede di esaminare accuratamente un campione di almeno ottanta galassie che possiedono una massa analoga a quella della Via Lattea, definendo così per la prima volta le statistiche reali di formazione di una galassia tipica.

Tecnologia d’avanguardia e cooperazione internazionale per quattro occhi europei

Per riuscire nella complessa impresa astronomica di individuare oggetti celesti così eccezionalmente deboli e caratterizzati da una bassa luminosità superficiale, la sonda porterà nello spazio un unico e sofisticato strumento scientifico. Questo apparato è composto essenzialmente da due coppie di telescopi binoculari, per un totale complessivo di quattro telecamere ad altissima sensibilità. Ciascuna di queste telecamere è stata specificamente progettata per essere sensibile a una differente banda dello spettro elettromagnetico, coprendo un ampio intervallo di lunghezze d’onda che spazia dal vicino ultravioletto, attraversa l’intero spettro visibile e giunge fino al vicino infrarosso.

Questo innovativo e tecnologico strumento scientifico viene interamente progettato e sviluppato da un consorzio internazionale di Stati membri dell’ESA guidato dalla Spagna. Gli altri partner principali e fondamentali che costituiscono il nucleo del consorzio sono la Svizzera, l’Austria, il Belgio, la Norvegia, il Portogallo e la Svezia. Bisogna inoltre sottolineare che una parte significativa dei numerosi contributi dedicati alla realizzazione della strumentazione di bordo è attivamente supportata e finanziata attraverso il collaudato programma Prodex dell’ESA.

Le risposte ai grandi enigmi del modello cosmologico attuale

Una volta posizionata con successo nello spazio profondo, la sonda entrerà ufficialmente a far parte della prestigiosa flotta degli Osservatori Cosmici dell’ESA. Queste particolari missioni scientifiche nascono principalmente per affrontare e tentare di rispondere a due dei temi scientifici di massimo livello previsti dal macro-programma quadro Cosmic Vision 2015-2025 dell’agenzia spaziale. Nello specifico, le indagini approfondite cercheranno di fare piena luce su quali siano le leggi fisiche fondamentali che governano l’Universo e, in secondo luogo, come l’Universo abbia avuto origine e di che cosa sia effettivamente composto. Attraverso lo studio dettagliato della materia oscura e la mappatura dei residui fossili delle passate collisioni galattiche, la scienza europea si appresta a riscrivere le tappe fondamentali dell’evoluzione delle galassie, gettando uno sguardo senza precedenti sulle epoche più remote, fioche e affascinanti della storia del nostro spazio.