La Scozia nord-orientale è stata interessata da un’intensa fase di maltempo, accompagnata da scenari decisamente insoliti per il mese di giugno: strade imbiancate come in pieno inverno, ma senza neve. A colpire l’area di Aberdeen e parte della Central Belt sono stati rovesci temporaleschi piuttosto violenti, capaci di scaricare grandi quantità di grandine e graupel in pochi minuti, creando condizioni ‘simil invernali’. Alla base dei fenomeni troviamo una configurazione sinottica piuttosto classica per queste latitudini. Un flusso instabile da ovest-nordovest, legato al bordo settentrionale di una vasta depressione sull’Atlantico settentrionale, ha favorito il passaggio di linee temporalesche su tutta la Scozia. Già nelle ore precedenti, il Met Office aveva evidenziato il rischio di precipitazioni più intense sulle aree orientali, tra Aberdeenshire e Angus, in estensione verso la fascia centrale del Paese, con possibilità di temporali e grandinate.

Il vero motore di questi fenomeni è stato però il profilo termico dell’atmosfera. L’ingresso di aria più fredda in quota sopra uno strato relativamente mite nei bassi livelli ha aumentato sensibilmente i gradienti termici verticali, rendendo l’atmosfera decisamente instabile. In queste condizioni, i rovesci evolvono facilmente in celle convettive severe, capaci di produrre non solo pioggia, ma anche chicchi di grandine e graupel.
Sono proprio questo genere di fenomeni a raccontare le immagini subito diventate virali. La quantità di ghiaccio osservata a terra è tipica di chicchi di piccole dimensioni che si accumulano in fretta durante piogge forti e prolungate, causate di frequente da temporali che si spostano molto lentamente. Quando l’intensità supera temporaneamente la capacità di drenaggio e le temperature al suolo restano appena sufficientemente basse, si forma uno strato biancastro compatto che ricorda la neve, ma che in realtà è composto da grandine.
A rendere ancora più spettacolari le condizioni meteo ci hanno pensato le nubi. In alcune aree sono state osservate formazioni di mammatus sotto l’incudine dei cumulonembi, con le tipiche strutture a sacche pendule che si sviluppano nella fase matura o nella fase finale del temporale. Queste si formano quando aria fredda, densa e satura di umidità precipita verso il basso all’interno della nube (al contrario della convezione normale che prevede aria calda che sale). Questo processo crea caratteristiche protuberanze a forma di “sacco” o “mammella” che pendono dalla base di nubi temporalesche più grandi, come i cumulonembi.
L’effetto è un’affascinante e insolita contrapposizione: scenari quasi invernali nel pieno di giugno, a fronte di temperature comunque in linea con le medie del periodo. L’ennesima dimostrazione di come, anche durante l’estate meteorologica, basti la corretta interazione tra correnti fredde in quota e instabilità atmosferica per tramutare dei semplici rovesci in spettacoli straordinari.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?