Da più di due mesi il nome di Domenico Racanati è legato a uno dei casi più inquietanti della recente cronaca italiana. Il pescatore 53enne di Bisceglie è scomparso il 2 aprile mentre attraversava il ponte sul fiume Trigno, a Marina di Montenero di Bisaccia, proprio nei minuti in cui una piena improvvisa ne provocava il crollo. Da allora, di lui e della Fiat Bravo che stava guidando non vi è traccia. È la mattina del 2 aprile quando il ponte sulla statale 16, al confine tra Abruzzo e Molise, cede sotto la forza del fiume in piena. In quell’istante Racanati sta percorrendo il viadotto diretto verso nord. Alcuni frammenti di auto e una targa riconducibile alla sua vettura vengono individuati poco dopo nell’area del crollo, facendo pensare da subito che la macchina sia precipitata insieme alla struttura.
Scattano immediatamente le ricerche: Vigili del fuoco, sommozzatori, Guardia Costiera, squadre fluviali e mezzi aerei setacciano per giorni il letto del fiume, la foce e un tratto di mare antistante. Nonostante gli sforzi e i mezzi impiegati, né il corpo di Racanati né il relitto completo dell’auto vengono rinvenuti. Col passare delle ore, il dispositivo di ricerca si fa sempre più complesso. I soccorritori utilizzano sonar per mappare il fondale e cercare eventuali masse compatibili con la Fiat Bravo. Le squadre fluviali risalgono e discendono il Trigno più volte, alla ricerca di ogni minimo indizio che possa aiutare a ricostruire la dinamica.
L’attenzione si concentra soprattutto nell’area delle campate crollate, dove vengono recuperati un paraurti con targa e parti di lamiera riconducibili all’auto di Racanati. Indizi forti, ma non ancora sufficienti per chiudere il cerchio: la vettura, o ciò che ne resta, potrebbe essere rimasta incastrata sotto le macerie del ponte, coperta da detriti e sedimenti accumulati dalla piena. Per provare a risolvere il mistero si punta anche sulla tecnologia più avanzata. In questi giorni si sta impiegando un magnetometro di ultima generazione, il MagArrow II, montato su un drone. Si tratta di uno strumento in grado di rilevare masse metalliche anche quando si trovano sotto l’acqua o sepolte in terreni difficili, grazie alla misura di piccole variazioni del campo magnetico terrestre.
Il MagArrow II è normalmente utilizzato in ambito industriale, archeologico o per la ricerca di ordigni inesplosi, ma in un contesto come quello del Trigno può diventare un alleato prezioso. Volando a bassa quota sopra il letto del fiume e l’area del ponte crollato, il drone può mappare le anomalie magnetiche e segnalare possibili ‘ombre’ metalliche che corrispondano al relitto dell’auto. Un supporto fondamentale soprattutto dove l’accesso diretto dei sommozzatori è troppo rischioso o la visibilità sott’acqua è quasi nulla.


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