Mangiare insetti non è una novità, avveniva già nella preistoria: la differenza in Europa, lo studio

Da uno studio è emerso che, in modo non dissimile da oggi, una dieta ricca di insetti era più diffusa nelle zone tropicali, mentre a latitudini più elevate, come in Europa, lo era molto meno; era un cibo quasi occasionale: svelati fattori genetici ed evolutivi

Gli insetti nel piatto non sono una novità: molte popolazioni antiche li mangiavano, anche i Neanderthal, ma per i nostri progenitori che vivevano già in Europa oltre 30mila anni fa era un cibo solo occasionale. A ricostruire il ruolo degli insetti nella dieta dei nostri antenati è stato il lavoro guidato da Pablo Librado e Manuel Piñero, dell’Istituto di Biologia Evolutiva in Spagna, e pubblicato sulla rivista Science Advances. Gli insetti fanno regolarmente parte della dieta di gran parte delle grandi scimmie e sono usati anche oggi dall’uomo in varie parti del mondo ma nelle società occidentali, l’entomofagia, il cibarsi appunto di insetti, è visto con grande diffidenza.

Lo studio

Ora, analizzando il tartaro e la placca di vari resti umani antichi di varie parti del mondo e risalenti a 33.000 anni fa, i ricercatori hanno cercato di capire se anche nel passato i nostri progenitori si cibassero di insetti. Proprio in tartaro e placca è possibile identificare le tracce dei cibi e ne è emerso che, in modo non dissimile da oggi, una dieta ricca di insetti era più diffusa nelle zone tropicali, mentre a latitudini più elevate, come in Europa, lo era molto meno; era un cibo quasi occasionale.

Lo studio ha poi analizzato queste differenze anche a livello genetico, scoprendo che le popolazioni delle regioni tropicali hanno sviluppato nel tempo alcune varianti genetiche che facilitano la digestione della chitina, la particolare cuticola che riveste gran parte degli insetti. Varianti che invece sono molto più rare nelle popolazioni umane dell’Eurasia settentrionale.

Differenze per motivi sia genetici che evolutivi

Le nostre osservazioni – sottolineano gli autori – confermano l’ipotesi che l’abbondanza di insetti vicino ai tropici abbia guidato la distribuzione geografica dell’entomofagia”. “La scarsa presenza di insetti nella dieta degli eurasiatici settentrionali – ha concluso Librado – suggerisce che l’assenza di entomofagia non sia dovuta esclusivamente a recenti fattori culturali, ma anche a una lunga storia ecologica ed evolutiva”.

La Food and Agriculture Organization (FAO) suggerisce che gli insetti commestibili potrebbero rappresentare una risorsa importante per la sicurezza alimentare globale, ma il mondo occidentale resta storicamente riluttante. Capire che questa diffidenza ha radici sia genetiche che evolutive, concludono gli autori, contribuisce a comprendere le barriere culturali attuali e orienta le future strategie di integrazione nutrizionale.