Marte, il rover Perseverance scopre carbonio organico complesso nel cratere Jezero

Lo studio pubblicato su Science Advances individua molecole preservate in rocce sedimentarie risalenti a miliardi di anni fa, riaccendendo il dibattito sulle potenziali biofirme nel Pianeta Rosso

Il rover Perseverance ha individuato nuove prove della presenza di carbonio organico complesso su Marte, all’interno del cratere Jezero. Si tratta dello stesso bacino lacustre dove circa 1 anno fa gli scienziati avevano identificato segnali chimici considerati possibili biofirme di un lontano passato. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, è stato coordinato da Ashley Murphy del Planetary Science Institute e coinvolge decine di studiosi della NASA, del Jet Propulsion Laboratory e di istituti internazionali come l’italiano INAF. La scoperta non dimostra la certezza matematica che sul Pianeta Rosso sia fiorita la vita, ma aggiunge un tassello cruciale e rinforza gli indizi che fanno pensare a un ambiente un tempo ospitale per i processi biologici nello Spazio.

I segreti dei campioni di Bright Angel analizzati dallo spettrometro

Gli scienziati hanno concentrato le loro analisi su 2 campioni di mudstone, rocce sedimentarie a grana fine formatesi miliardi di anni fa sul fondo di un corso d’acqua che alimentava il lago marziano. Attraverso lo spettrometro Raman a bordo del rover della NASA, i ricercatori hanno mappato la distribuzione della materia organica nella roccia. I dati rivelano che in uno dei campioni il carbonio è racchiuso in una matrice ricca di silicati, mentre nel secondo è legato a minerali carbonatici e solfatici generati successivamente. In entrambi i casi il materiale appare pochissimo alterato dalle radiazioni cosmiche e dai processi ossidativi della superficie. Questo suggerisce che i blocchi siano emersi all’esterno solo recentemente, oppure che possiedano una notevole resistenza intrinseca al degrado ambientale.

Un contesto geologico unico per comprendere il passato marziano

I frammenti analizzati provengono dall’affioramento Bright Angel, una zona del delta fossile che già nel 2025 aveva attirato l’attenzione degli esperti per le sue strutture chimiche simili a quelle prodotte da microrganismi sulla Terra. La nuova scoperta dimostra che il carbonio organico complesso non si trova sparso in modo casuale, ma è concentrato esattamente nel medesimo contesto geologico associato ai potenziali indicatori biologici. Gli autori precisano che gli elementi attuali non permettono di capire se l’origine di queste molecole sia biologica o derivi da fenomeni geochimici abiologici: per risolvere l’enigma sarà necessario attendere le future missioni di rientro dei campioni sulla Terra, dove analisi avanzate chiariranno i misteri del Sistema Solare.