La giornata odierna ci restituisce un’immagine molto limpida di quella che, in teoria, dovrebbe essere l’estate mediterranea. A 500 hPa il campo di geopotenziale mostra un flusso prevalentemente zonale che si allunga dall’Atlantico fin sulla nostra Penisola, con la propaggine orientale dell’Anticiclone delle Azzorre a garantire condizioni nel complesso stabili. A circa 1500 metri di quota, la massa d’aria si mantiene solo debolmente calda, sufficiente a favorire la classica fioritura di nubi a evoluzione diurna sui rilievi alpini e appenninici, senza però innescare fenomeni temporaleschi significativi. Al suolo il campo di pressione resta ben strutturato e privo di forzanti marcate, a conferma di un pattern tipicamente azzorriano e non di un’ondata di calore nord-africana.

Le temperature massime hanno raggiunto valori fino a +29°C, con locali picchi di +30°C, almeno sulle regioni centro-settentrionali: parliamo di +2/+3°C sopra la media climatologica del periodo, un segnale di caldo avvertibile ma ancora ‘umano’, lontano dagli eccessi a cui ci stiamo abituando negli ultimi anni.
È importante archiviare giornate come questa nella nostra memoria climatica, perché delimitano il perimetro della vera ‘bella stagione‘. Dire che in estate ‘è normale che faccia caldo’ ha senso solo se ci riferiamo a queste condizioni: alta pressione azzorriana, massime intorno ai +30°C e notti ancora vivibili. Non certo a temperature che si spingono stabilmente sui +35/+40°C e oltre, che appartengono invece al dominio delle onde di calore, talvolta estreme, e non alla fisiologia del clima mediterraneo.
Negli ultimi anni l’estate mediterranea viene spesso percepita solo attraverso ‘lenti deformanti‘: mappe che tendono al fucsia, notti tropicali e massime oltre i +35/+40°C per settimane. Ma quelle sono le eccezioni, non la regola. Giornate come quella di oggi ci ricordano che l’equilibrio del nostro clima estivo sta proprio nel mezzo: caldo, sì, ma con margine per vivere all’aperto senza essere costretti a difendersi da condizioni estreme.


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