Il Sole continua a manifestare un’intensa attività e fa sentire nuovamente la sua voce, lanciando verso il nostro pianeta un’altra imponente espulsione di massa coronale (CME). Ieri si è infatti verificata una violenta esplosione sulla superficie della nostra stella, un evento improvviso che ha colto di sorpresa i centri di monitoraggio. Questa potente eruzione viaggia ora a grande velocità dritta verso la Terra, e potrebbe scatenare una tempesta geomagnetica classe G3. L’impatto di questo intenso flusso di particelle cariche e plasma provenienti dallo Spazio profondo è atteso per la giornata di domani, 8 giugno, indicativamente a metà giornata secondo l’orario UTC. Nel caso in cui la perturbazione magnetica raggiungesse i livelli massimi stimati dagli esperti, l’interazione con l’atmosfera terrestre regalerebbe ai fortunati osservatori uno spettacolo visivo affascinante e fuori dal comune. Le meravigliose aurore boreali, fenomeni tipicamente confinati alle remote regioni del Nord, avrebbero la straordinaria occasione di propagarsi ben oltre i loro abituali confini geografici. I meravigliosi drappi luminosi potrebbero spingersi notevolmente a Sud, diventando ampiamente visibili a occhio nudo nei cieli sereni di gran parte dell’Europa.
Una minuscola sorgente per la fiammata
A innescare questo imminente fenomeno spaziale è stata la macchia solare AR4461. Si tratta di una regione incredibilmente piccola, talmente ridotta e all’apparenza innocua da essere sfuggita completamente ai radar dei meteorologi spaziali prima di produrre l’improvvisa esplosione di classe M1. Questa inaspettata fiammata dimostra concretamente quanto il meteo spaziale possa rivelarsi repentino e difficile da decifrare con largo anticipo, mettendo alla prova persino gli strumenti di rilevazione più sofisticati oggi a disposizione. Il plasma e il campo magnetico espulsi con violenza dalla corona viaggiano attraverso il vuoto cosmico, puntando diretti verso l’ombrello magnetico che protegge il nostro mondo.
I calcoli e le differenze nei modelli
Le agenzie stanno monitorando costantemente l’avanzata della nube di plasma, sebbene i loro complessi modelli matematici mostrino delle lievi divergenze per quanto riguarda le dinamiche dell’impatto imminente. La NASA calcola una traiettoria che porterebbe a un colpo maggiormente diretto contro il campo magnetico terrestre, mentre il modello elaborato dallo Space Weather Prediction Center della NOAA suggerisce un impatto più di striscio. Entrambi gli enti concordano saldamente su un dato fondamentale: la tempesta investirà il pianeta a metà della giornata dell’8 giugno. Se le stime sull’intensità della tempesta G3 troveranno riscontro nella realtà, il fenomeno luminoso andrà a illuminare le notti d’Europa, raggiungendo senza difficoltà tutti gli Stati situati a Nord degli USA.




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