L’ondata di caldo africano appena iniziata si annuncia particolarmente intensa e lunga, con temperature comprese tra +37 e +40° che potrebbero protrarsi per oltre due settimane. Una condizione che, secondo Fabrizio Pregliasco, non può essere considerata soltanto un disagio legato alla stagione estiva, ma deve essere affrontata come un vero tema di salute pubblica. “Un’ondata di caldo con temperature di 37-40 gradi per oltre due settimane non è soltanto un disagio: è un problema di salute pubblica. Il vero nemico sono le notti tropicali, con minime sopra i 25 gradi, che impediscono all’organismo di recuperare”. Lo afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International, spiegando le conseguenze sulla salute dell’ondata di caldo africano appena iniziata e che sarà molto intensa e particolarmente lunga.
Notti tropicali, perché le minime sopra i 25 gradi aumentano i rischi
Il punto più critico, evidenziato da Pregliasco, riguarda le notti tropicali, cioè quelle in cui le temperature minime restano sopra i +25°. In queste condizioni l’organismo non riesce a recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno, con effetti che possono diventare significativi soprattutto per chi presenta condizioni di salute più vulnerabili. Il caldo persistente, infatti, non agisce soltanto nelle ore centrali della giornata. La mancanza di un adeguato raffrescamento notturno può aggravare la pressione sull’apparato cardiovascolare e respiratorio, aumentando il rischio per le persone più esposte. La durata dell’evento, superiore alle due settimane, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione perché prolunga nel tempo lo stress fisico legato alle alte temperature.
Anziani, fragili e malati cronici tra le categorie più esposte
Le categorie più vulnerabili restano anziani, persone fragili e soggetti affetti da patologie croniche. Per queste fasce della popolazione, l’esposizione prolungata a temperature elevate può tradursi in un peggioramento delle condizioni generali e in un incremento del rischio sanitario. “Le esperienze registrate in Italia e in Europa dimostrano che eventi di questo tipo possono determinare un eccesso di mortalità che va da alcune centinaia fino a diverse migliaia di decessi aggiuntivi, soprattutto tra anziani, fragili e persone affette da patologie croniche. Non è allarmismo, ma epidemiologia. Il cambiamento climatico non è più soltanto una questione ambientale: è ormai una delle principali sfide per la sanità pubblica”, conclude Pregliasco.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?