La comparsa di nuovi casi di peste suina africana in Piemonte riporta al centro dell’attenzione l’emergenza legata alla proliferazione dei cinghiali e alle conseguenze che questa situazione sta provocando sul comparto agricolo e zootecnico regionale. A lanciare l’allarme è Coldiretti Piemonte, che chiede un deciso incremento delle attività di contenimento della fauna selvatica per salvaguardare le aziende agricole, gli allevamenti e l’intera filiera suinicola piemontese. Secondo l’organizzazione agricola, il numero degli abbattimenti effettuati nell’ultimo anno risulta insufficiente rispetto agli obiettivi fissati, proprio mentre il rischio sanitario collegato alla diffusione della PSA continua a rappresentare una minaccia concreta per uno dei settori strategici dell’economia regionale.
L’emergenza cinghiali e il rischio peste suina africana
La diffusione incontrollata dei cinghiali continua a generare gravi criticità sia sul fronte agricolo sia su quello sanitario. I danni provocati alle coltivazioni rappresentano da tempo una voce pesante nei bilanci delle aziende agricole, mentre la presenza degli animali selvatici viene considerata uno dei principali fattori di diffusione della peste suina africana, malattia che colpisce i suini e mette a rischio l’intera filiera produttiva.
A preoccupare ulteriormente è il fatto che i nuovi casi registrati arrivino proprio con l’avvicinarsi della stagione estiva, periodo nel quale si temeva una possibile recrudescenza del virus.
“Il problema riguarda sia i danni alle coltivazioni, che continuano a pesare sui bilanci delle aziende agricole, sia il rischio sanitario legato alla peste suina africana – evidenzia Bruno Mecca Cici vicepresidente di Coldiretti Piemonte con delega alla zootecnia – si temeva, con l’arrivo del caldo, una recrudescenza del virus, ed i recenti fatti, purtroppo, lo confermano. Risulta, quindi, fondamentale mantenere alta l’attenzione e rafforzare tutte le misure di prevenzione e controllo. La diffusione incontrollata dei cinghiali resta infatti uno dei principali fattori di pressione sulla biosicurezza degli allevamenti e sulla tenuta economica di una filiera strategica per la nostra Regione”.
Abbattimenti sotto gli obiettivi: il nodo del contenimento
Al centro delle richieste di Coldiretti c’è il tema del numero degli abbattimenti. L’associazione sottolinea come, nell’ultimo anno, si sia verificata una frenata rispetto alle necessità individuate per il controllo della popolazione di cinghiali.
I dati evidenziano infatti che si è arrivati a poco più di 27 mila abbattimenti, a fronte di un obiettivo fissato in 41 mila capi. Una differenza significativa che, secondo Coldiretti Piemonte, rende indispensabile un maggiore coinvolgimento di tutti i soggetti chiamati a operare sul territorio.
“Invece di aumentare il numero degli abbattimenti dei cinghiali, è stata invertita la rotta nello scorso anno. Infatti, si è arrivati a poco oltre i 27 mila abbattimenti, ma il numero da raggiungere è di 41 mila. Indispensabile, quindi, vi sia un maggior impegno da parte di tutti gli attori interessati, a partire dagli Atc e i Ca che è essenziale facciano davvero la loro parte, consentendo di arrivare a numeri ben più elevati”, aggiungono Cristina Brizzolari e Bruno Rivarossa, presidente e delegato confederale di Coldiretti Piemonte.
Una filiera suinicola da 400 milioni di euro sotto pressione
L’allarme riguarda non soltanto la gestione dell’emergenza sanitaria ma anche le ricadute economiche che eventuali ulteriori diffusioni della peste suina africana potrebbero avere sull’intero sistema produttivo regionale.
Il comparto suinicolo piemontese rappresenta infatti una realtà di primo piano per l’agroalimentare italiano. La filiera conta circa 3 mila aziende, genera un fatturato vicino ai 400 milioni di euro e coinvolge oltre 1 milione e 200 mila capi destinati principalmente ai circuiti tutelati delle più importanti produzioni Dop nazionali.
La produzione piemontese è infatti strettamente collegata alla realizzazione di alcune delle eccellenze della salumeria italiana, tra cui il Prosciutto di Parma Dop e il Prosciutto di San Daniele Dop, prodotti simbolo del Made in Italy agroalimentare.
“A rischio c’è l’intera filiera suinicola piemontese che conta circa 3 mila aziende, un fatturato di quasi 400 milioni di euro e 1 milione e 200 mila capi destinati, soprattutto, ai circuiti tutelati delle principali Dop italiane per la preparazione della miglior salumeria nazionale, come il prosciutto di Parma e San Daniele”.
Guerra, rincari e timori per le speculazioni lungo la filiera
Alla preoccupazione per la diffusione della PSA si aggiungono le difficoltà economiche che stanno interessando il settore agricolo e zootecnico a causa delle tensioni internazionali e dell’aumento dei costi di produzione.
Secondo Coldiretti Piemonte, il contesto attuale impone una particolare attenzione anche agli equilibri economici della filiera, già messa sotto pressione dall’incremento delle spese sostenute dalle imprese.
“Oltretutto, i mercati sono sconvolti dalla guerra che sta provocando ingenti rincari, con l’esplosione dei costi di produzione, per cui è necessario monitorare, oggi più che mai, che non avvengano speculazioni lungo la filiera”, concludono Brizzolari e Rivarossa.
Peste suina africana e controllo dei cinghiali: la richiesta di Coldiretti Piemonte
L’organizzazione agricola ribadisce quindi la necessità di un rafforzamento delle misure di prevenzione, biosicurezza e contenimento della fauna selvatica. L’obiettivo indicato è quello di incrementare in maniera significativa il numero degli abbattimenti dei cinghiali, considerati uno degli strumenti principali per limitare la diffusione della peste suina africana, ridurre i danni alle coltivazioni e garantire la tenuta economica di una delle filiere agroalimentari più importanti del Piemonte.


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