La Stretto di Messina prende posizione sulle indagini in corso a carico di tre persone per corruzione rivelazioni di segreti e respinge ogni coinvolgimento della società. A intervenire è l’amministratore delegato Pietro Ciucci, ospite della trasmissione L’aria che tira su La7 insieme all’on. Bonelli, nel corso di un confronto dedicato anche al progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Il punto centrale della posizione espressa da Ciucci riguarda l’estraneità della società rispetto ai fatti oggetto dell’inchiesta e il ruolo dell’avv. Saccomanno, già componente del Consiglio di amministrazione. L’amministratore delegato ha chiarito che Saccomanno non aveva incarichi operativi né poteri tali da rappresentare la società. “La società è totalmente estranea alle indagini in corso e il Consigliere di amministrazione Saccomanno non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società”. Così l’amministratore delegato di Stretto di Messina, Pietro Ciucci, intervenuto a L’aria che tira su La7, insieme all’on. Bonelli. “Dall’avv. Saccomanno non ho mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all’oggetto dell’inchiesta. Peraltro, Saccomanno era membro designato dalla Regione Calabria e, al rinnovo del Cda avvenuto lo scorso 29 aprile, era stato sostituito”.
Il ruolo di Saccomanno e il rinnovo del Cda
Secondo quanto spiegato da Pietro Ciucci, l’avv. Saccomanno era stato indicato dalla Regione Calabria come componente del Consiglio di amministrazione della Stretto di Messina. La sua presenza nel Cda, tuttavia, non comportava l’attribuzione di deleghe operative o poteri di rappresentanza della società. Un elemento sottolineato dall’amministratore delegato riguarda anche il rinnovo dell’organo amministrativo. Ciucci ha infatti ricordato che, in occasione del rinnovo del Cda avvenuto il 29 aprile, Saccomanno era già stato sostituito. La precisazione viene inserita nel quadro delle dichiarazioni rese pubblicamente per chiarire la posizione della società rispetto alla vicenda giudiziaria. La distinzione tra responsabilità individuali, ancora da accertare, e responsabilità dell’ente è al centro della replica. Ciucci ha inoltre affermato di non aver mai avuto comunicazioni o interlocuzioni con Saccomanno collegate all’oggetto dell’inchiesta.
Il richiamo al D.lgs. 231/01 e alla responsabilità dell’ente
Nel confronto televisivo, Ciucci ha affrontato anche il tema del D.lgs. 231/01, citato dall’on. Bonelli, soffermandosi in particolare sugli articoli relativi alla responsabilità dell’ente e alle condizioni di esclusione della stessa. “L’art. 5 del D.lgs. 231/01, citato da Bonelli, prevede, tra l’altro, che l’ente non risponda se il soggetto che ha commesso il reato ha agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi. Inoltre, ai sensi dell’art. 6 del medesimo Decreto, l’ente non risponde se il reato è stato commesso eludendo fraudolentemente il modello di organizzazione e di gestione della Società (Modello 231). La Stretto di Messina ha dedicato grande attenzione all’introduzione di un articolato sistema di prevenzione della corruzione attraverso l’implementazione del Framework Unico Anticorruzione (comprendente il Modello 231, il Codice Etico e le Misure Integrative Anticorruzione) nonché mediante la realizzazione di un percorso formativo esteso a tutto il personale. Particolare attenzione è stata riservata ai componenti del Consiglio di Amministrazione, coinvolti in specifiche attività formative dedicate agli Organi Sociali, a conferma della centralità che la cultura della trasparenza e dell’integrità riveste per l’organizzazione e del costante presidio di tali principi nello svolgimento delle attività aziendali”. Il riferimento al Modello 231, al Codice Etico e alle Misure Integrative Anticorruzione viene presentato come parte di un sistema più ampio di prevenzione, controllo e formazione interna. Nelle parole di Ciucci, la società ha puntato su un impianto organizzativo volto a rafforzare la trasparenza, l’integrità e il presidio dei principi di legalità nello svolgimento delle attività aziendali.
Anticorruzione, formazione e trasparenza nella Stretto di Messina
La Stretto di Messina rivendica l’adozione di un Framework Unico Anticorruzione, comprendente il Modello 231, il Codice Etico e le Misure Integrative Anticorruzione. Un sistema che, secondo quanto dichiarato da Ciucci, è stato accompagnato da un percorso formativo rivolto a tutto il personale. Particolare attenzione, ha evidenziato l’amministratore delegato, è stata riservata ai componenti del Consiglio di amministrazione, coinvolti in attività formative specifiche dedicate agli Organi Sociali. Questo passaggio viene indicato come conferma della centralità attribuita alla cultura della trasparenza e dell’integrità all’interno dell’organizzazione. Nel quadro descritto da Ciucci, la società intende così ribadire la propria posizione rispetto alle indagini e, allo stesso tempo, riaffermare l’esistenza di strumenti interni di prevenzione della corruzione e gestione del rischio.
Il progetto del ponte sullo Stretto e le critiche politiche
L’amministratore delegato ha poi collegato la vicenda alle polemiche sul ponte sullo Stretto di Messina, sostenendo che i fatti oggetto di indagine non possano essere utilizzati per colpire il progetto infrastrutturale. “Mi sembra strumentale inoltre utilizzare questi fatti, ancora tutti da accertare e che, come evidenziato dal comunicato stampa della Procura della Repubblica di Roma, sono in fase ‘di indagini preliminari’, per attaccare un progetto valido, studiato in ogni aspetto dai massimi esperti al mondo”. La Stretto di Messina respinge dunque l’idea che la vicenda possa essere utilizzata come argomento contro la realizzazione del ponte, separando il piano giudiziario, ancora da accertare, da quello tecnico e progettuale.
Il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici
Nel corso dell’intervento, Ciucci ha replicato anche alle affermazioni dell’on. Bonelli relative al primo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, risalente al 1997. La questione riguarda la necessità o meno di un nuovo pronunciamento sul progetto. “Rispediamo al mittente quanto affermato dall’on. Bonelli – ha continuato Ciucci – anche in merito al primo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, datato 1997. La legge non prevedeva che fosse emanato un nuovo parere: in ogni caso, sulla scorta dei rilievi della Corte dei conti e come previsto dal decreto legge 32 dello scorso marzo, è stato richiesto un nuovo parere che sarà esitato nelle prossime settimane”. La precisazione riguarda due aspetti distinti. Da una parte, secondo Ciucci, la normativa non imponeva l’emanazione di un nuovo parere. Dall’altra, alla luce dei rilievi della Corte dei conti e di quanto previsto dal decreto legge 32 dello scorso marzo, la società ha comunque richiesto un nuovo parere, atteso nelle prossime settimane. Il tema del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici resta quindi centrale nel dibattito sul percorso amministrativo e tecnico dell’opera.
Compensi dei dirigenti e organizzazione aziendale
Un ulteriore passaggio dell’intervento di Ciucci ha riguardato l’organizzazione interna della società e, in particolare, la deroga al tetto sui compensi. L’amministratore delegato ha spiegato che la misura riguarda attualmente due dirigenti di alto profilo ed è legata alla necessità di dotare la società delle competenze adeguate alla gestione di un’opera complessa come il ponte sullo Stretto di Messina. Per quanto riguarda l’organizzazione aziendale, Ciucci ha ribadito che “la deroga al tetto sui compensi riguarda attualmente due dirigenti di alto profilo e risponde alla necessità di assicurare alla società le professionalità idonee per la realizzazione di un’opera come il ponte sullo Stretto di Messina e, quindi, di essere in grado di svolgere ai massimi livelli azione di dialogo, negoziazione e controllo nei confronti di tutti i soggetti italiani e internazionali coinvolti nella realizzazione che possono contare su organizzazioni di primo livello”. La spiegazione fornita dall’amministratore delegato pone l’accento sulla complessità tecnica, amministrativa e negoziale dell’opera. Secondo Ciucci, la società deve poter contare su professionalità adeguate per gestire il confronto con soggetti italiani e internazionali coinvolti nella realizzazione del progetto.
La linea della Stretto di Messina
La linea espressa da Pietro Ciucci è costruita su più livelli: l’estraneità della Stretto di Messina alle indagini in corso, l’assenza di deleghe e poteri di rappresentanza in capo a Saccomanno, il richiamo alle norme del D.lgs. 231/01, la valorizzazione del sistema interno di prevenzione della corruzione e la difesa del progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Nel confronto con le critiche sollevate dall’on. Bonelli, Ciucci ribadisce che i fatti oggetto dell’inchiesta sono ancora da accertare e si trovano nella fase delle indagini preliminari. Allo stesso tempo, difende la validità dell’opera, il percorso tecnico-amministrativo avviato e la necessità di una struttura aziendale in grado di gestire un progetto infrastrutturale di rilevanza nazionale e internazionale. La posizione della società resta dunque concentrata su tre punti: nessun coinvolgimento nelle indagini, presidio dei sistemi di anticorruzione e conferma del percorso per la realizzazione del ponte sullo Stretto.


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